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 LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI

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MessaggioTitolo: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Sab Ott 04, 2008 12:13 am

Premettendo che questo forum non appartiene a nessun partito politico,nè ad alcuna cofessione religiosa,ma persegue il libero pensiero,avulso da qualsiasi costrizione,non necessariamente condividendo il parere degli argomenti qui prodotti per link,premettendo che ogni utente si assume la responsabilità di quello che scrive,non necessariamente condivisa dagli amministratori del forum stesso,produco una serie di opinioni scaturite da internet sulla crisi mondiale.
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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Sab Ott 04, 2008 12:15 am

È il crollo definitivo e irreversibile dell’american dream, un sogno diventato incubo. Quanto sta accadendo non è una crisi come le altre, ma è la fine di un’epoca, la fine del secolo americano. In poco più di cento anni, una colonia europea è divenuta potenza mondiale. Ha vinto due guerre, ha dominato il mondo, ha sconfitto il suo apparente antagonista, continua a minacciare nemici reali e immaginari con il suo apparato militare. È servita da modello per la società multirazziale, da banca centrale per l’economia globale, da quartiere generale della strategia sionista. Ha alimentato speranze ed illusioni, ma ormai è un sistema in frantumi, un dead man walking in attesa del colpo di grazia. Il fallimento della Lehman Brothers, con tutto quello che sta accadendo, può essere paragonato al crollo del muro di Berlino (1989), che anticipò di qualche anno lo scioglimento dell’URSS (1991) per implosione della sua economia. Questo spiega la preoccupazione dell’oligarchia, non tanto per le risorse finanziarie bruciate in questa ed altre crisi, quanto i suoi riflessi sistemici.

Non è in gioco l’economia globale, termine usato per indicare un progetto più che una realtà, ma la sopravvivenza degli apparati mondialisti come sistema di potere capace di gestire la crisi. Le soluzioni proposte, anche se verranno attuate, potranno solo ritardare il grande crac. Vediamole in sintesi, partendo dalle ragioni del crollo. Senza indagare sulle deficienze strutturali del sistema capitalista, accenniamo alla causa scatenante della crisi in atto. Si chiama finanza creativa. Consiste nel prestare denaro spalmando i rischi su una miriade di titoli complessi immessi sul mercato mobiliare. Il fine è lucrare interesse, sia sui mutui che sulla negoziazione dei titoli. Usura che genera usura, come in tutte le bolle speculative che sfociano in crac. Questa volta l’ondata malefica è partita dal settore immobiliare. Per facilitare l’acquisto di case, le banche offrivano mutui fino al 100% del valore dell’immobile. I titoli rappresentativi dei mutui venivano impacchettati, insieme ad altri titoli, in obbligazioni vendute sul mercato, con due vantaggi per le banche: trasferire ad altri operatori il rischio d’insolvenza dei propri clienti e rientrare subito del denaro prestato per erogare altri prestiti. Questo gioco sporco non poteva durare a lungo. Nell’estate 2007 il mercato si è accorto che molti mutuatari non avrebbero potuto restituire i soldi ricevuti, facendo crollare, non solo le obbligazioni che contenevano mutui inesigibili, ma anche altri titoli legati a valori immobiliari. Il capro espiatorio sono state le agenzie di rating, accusate di aver minimizzato il potenziale problema, ma ormai la finanza creativa era stata smascherata.
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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Sab Ott 04, 2008 12:16 am

L’idea di spalmare il rischio trasferendolo ad altri, non riguardava solo i mutui immobiliari. Molti altri impieghi delle banche erano stati impacchettati in obbligazioni vendute sul mercato: prestiti per l’acquisto di auto, carte di credito, finanziamenti di fusioni e acquisizioni. Stavolta sul banco degli imputati è finita anche la Lehman Brothers, accusata di aver cucinato i libri contabili, cioè di aver nascosto 13 miliardi di crediti ormai inesigibili. Di fronte alla prospettiva del fallimento, sono emersi due possibili acquirenti, la Bank of America e la Barclays, i quali chiedevano al governo americano di sostenere la transazione con fondi federali, come aveva fatto con altre banche ed assicurazioni invischiate nel losco affare dei mutui subprime. Ci riferiamo a Fannie Mae e Freddie Mac, salvate con un piano di 200 miliardi di $, e all’American International Group (Aig), benficiaria di altri 85 miliardi di $. Ma il governo si è rifiutato, la Barclays ha ritirato la sua offerta e Bank of America ha preferito comprare Merrill Lynch. Così, alla prestigiosa Lehman Brothers, non è rimasta altra scelta che dichiarare il fallimento, scatenando il panico sui mercati finanziari. Passiamo ora ad analizzare le soluzioni prospettate. Il presidente della Federal Reserve, l’economista Ben Bernanke, ha studiato molto bene la crisi del 1929. La sua teoria è nota: per evitare una nuova grande depressione, la banca centrale può anche gettare pacchi di banconote con un elicottero. In sostanza, è quanto si vuole che avvenga.
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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Sab Ott 04, 2008 12:17 am

Dieci grandi banche (Bank of America, Citibank, Barclays, Credit Suisse, Ubs, JpMorgan, Merrill Lynch, Goldman Sachs, Deutsche Bank, Morgan Stanley) hanno costituito un fondo di 70 miliardi di dollari per assicurarsi liquidità aggiuntiva. Il Tesoro americano ha varato il piano Paulson per 700 miliardi di dollari, al fine di acquistare i titoli senza valore di mercato dalle banche in difficoltà. Questi titoli saranno gestiti dal Tesoro stesso in piena autonomia, cioè assumendo gestori di fondi ed intermediari specializzati, ma soprattutto nella più totale impunità, cioè al riparo da eventuali azioni legali di risparmiatori e contribuenti. È dovuto intervenire George Bush per garantire il sostegno bipartisan al piano. In questa difficile congiuntura, come è avvenuto per tutto il secolo americano, gli USA hanno dapprima esportato la crisi e poi chiesto il sostegno degli altri Paesi attraverso le istituzioni finanziarie internazionali, costituite per sostenere i loro interessi imperialisti e trasformate progressivamente in agenti dell’oligarchia mondialista. Con queste premesse, è nata l’iniziativa di Dominique Strauss- Khan. In vista della prossima riunione del Fondo Monetario Internazionale, che si terrà a Washington nel mese di ottobre, ha chiesto agli Stati di fare, al loro interno ed a livello globale, ciò che stanno facendo gli USA.
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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Sab Ott 04, 2008 12:18 am

L’intervento a breve termine dovrebbe essere così articolato: iniezione di nuova liquidità, acquisizione degli attivi inesigibili, apporto di capitali a vantaggio delle banche in crisi. Un’agenzia intergovernativa dovrebbe acquisire i crediti inesigibili e detenerli fino a quando non giungono a scadenza e possono essere rivenduti senza rischi. La soluzione proposta, da tutte queste persone di grande intelligenza, è fin troppo banale: ricapitalizzare il sistema finanziario col sostegno pubblico, sia a livello statale che mondiale. Lo Stato, questo vecchio arnese messo ai margini dell’economia dai profeti del liberismo, dovrebbe ora intervenire per salvare i profitti dei banchieri. La cooperazione internazionale, rimpiazzata dalla global governance dei poteri occulti, viene ora invocata per evitare il peggio. Resta da chiedersi perché il resto del mondo dovrebbe salvare dal crollo la civiltà americana. Alcuni invocano un vago senso di responsabilità globale, quello funzionale all’attuazione del progetto mondialista. Altri l’interdipendenza economica, quella imposta con la guerra permanente. Forse un nuovo conflitto mondiale, un attacco alla Russia o all’Iran, darebbe fiato all’economia USA, come avvenne nel 1939, a dieci anni dal crollo storico di Wall Street. La teoria tardoimperialista dello scontro di civiltà col mondo arabo e le operazioni militari contro presunte centrali del terrorismo islamico sono servite a poco. Ma il secolo americano è finito. L’oligarchia è seriamente in crisi. Al crollo simbolico della Lehman Brothers seguirà l’implosione di tutto il sistema. Il vero problema, nella teoria e nella prassi rivoluzionaria, non è stabilire tra quanti anni ciò avverrà e quanta moneta sarà bruciata nel prossimo grande crac, ma è capire quanti e quali uomini resteranno in piedi tra le rovine dell’utopia mercatista per costruire un vero socialismo.

Raffaele Ragni
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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Sab Ott 04, 2008 12:20 am

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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Sab Ott 04, 2008 12:24 am

Sono passati tanti anni da quando tre immigrati ebrei di origine tedesca – i fratelli Henry, Immanuel e Mayer Lehman – costituirono a Montgomery (Alabama) la Lehman Brothers (1850). Non era ancora una banca, ma un negozio di tessuti. All’origine di ogni grande fortuna, c’è sempre un grande crimine. Gli economisti la chiamano accumulazione originaria.
La geniale intuizione dei fratelli Lehman fu quella di sfruttare l’economia schiavista degli Stati del sud facendosi pagare in cotone grezzo, che rivendevano al nord tramite la loro filiale di New York. Durante la guerra civile (1861-65), i fratelli Lehman erano schierati su entrambi i fronti, avendo una sede in Alabama ed una a Manhattan. Finita la guerra, lucrando sul finanziamento della ricostruzione, ampliarono i loro interessi al mercato del caffé, altra materia prima coltivata con l’impiego di schiavi africani. Infine entrarono nel business delle ferrovie e della consulenza finanziaria.
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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Sab Ott 04, 2008 12:25 am

salto di qualità, per la famiglia Lehman, avvenne grazie all’alleanza con Goldman Sachs (1906). Entrarono in tutti i settori dell’economia americana, sopravvissero alla crisi del 1929, beneficiarono della seconda guerra mondiale, parteciparono alla grande espansione delle multinazionali americane nel dopoguerra. Negli anni in cui il mondo affrontava le crisi determinate dall’aumento del prezzo del petrolio, la Lehman Brothers raggiunse il suo apogeo, grazie alla fusione con due colossi della finanza americana: Kuhn Loeb (1975) ed American Express (1984). Il quartiere generale era a Manhattan, dove occupava tre piani della torre nord nel World Trade Center. Quel fatidico 11 settembre 2001, tra le 2.974 vittime dell’attentato terroristico, ci fu anche un suo dipendente. Una sola persona, contro le 295 vittime della Cantor Fitzgerald e le 175 della Aon Corporation, altre società che avevano sede nello stesso edificio. Pare che quel giorno, per pura casualità, molti manager fossero assenti. Quello della Lehman Brothers non è soltanto il fallimento di una prestigiosa banca globale, specializzata in finanza creativa.
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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Sab Ott 04, 2008 12:35 am

Los Angeles Times Schwarzenegger to U.S.: State may need $7-billion loan La California è in fallimento?
By: Cartapazio Bortollotti [ 3 Ottobre 2008 ]


Dal Los Angeles Times arriva la prima notizia di fallimento USA istituzionale?
La ricchissima California è al collasso e Schwarzy scrive a Paulson!
Occorrono subito 7 miliardi di dollari, perchè la liquidità è a zero.
Nelle casse della California, non c’è più neanche un dollaro!
La crisi finanziaria da Wall Street approda sul territorio americano.
I primi segnali dello tsunami che non è ancora arrivato?
E’ un segnale di fallimento così come scrive il Los Angeles Times.
Vediamo dal Corriere e dal quotidiano Usa come è la storia.
La storia di un fallimento in arrivo sul terzo binario?
Il Premier francese Francois Fillon afferma…Il mondo è sull’orlo di un abisso!
Mentre nel Bel Paese il silenzio “è strano”. E’ un silenzio “profondo”.
Tanto profondo che per molti italiani sembra non stia succedendo niente!
Provate a chiedere al primo che incontrate per strada!
All’interno un bel cadeau in formato Acrobat. La lettera autografata che ha scritto Schwarzy.
Solo il giornalismo partecipativo Online fa questi bei regali. La stampa tradizionale No!
Conserviamo questa lettera per i posteri. Farà parte della Storia del Terzo Millennio!
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Sidra
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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Sab Ott 04, 2008 6:40 pm



Il concetto della crisi mondiale e una delle basi che attuano la modificazione del concetto “Stato Dominante” ; con ciò si attua una forma di controllo che permette a chi si e fatto quattro calcoli prima, di avere in seguito un controllo maggiore su quello che sarà il da farsi, ora secondo ciò che si vede dai mas media questo e solo l’inizio di una Modificazione Forzata. Da chi ? Da cosa? Be semplice; dai Grandi, da qui singoli che hanno visto più l’ungo di altri. Quelli che hanno il concetto del POI molto più espanso di quello nostro, nella singola attuazione del come e molto semplice, distruggere ciò che e il DENARO o per meglio dire le Banche e le Finanziarie.

Facciamo un ipotesi azzardata: “ SE NON ESISTESSE PIU’ IL DENARO COME MEZZO DI’ SCAMBIO VENDITA ACQUISTO, COSA SUCCEDEREBBE?

Nessuno sa attuare più la metodica del Vero Baratto, solo chi ne ha coscienza e una mente fine può farlo, chi si e parato le spalle in passato arrivando a dire:”IO AVRO’ UN FUTURO SICURO”

Ora ciò che succede Qui Ora e solo una modificazione di qualcosa che già si sapeva; e solo l’inizio forse di una catastrofe mondiale che porterà con se , spero mai catastrofi economiche e rivoluzioni interne tra ricchi e poveri, ma chi sono i veri poveri? E chi sono i veri ricchi?

Forse tutti e nessuno ma per ora ci e solo dato osservare e in seguito avremo conoscenza, e spero mai la possibilità di vedere ciò che realmente sarà un futuro Economico NON Certo.

Secondo la mia idea ciò che viviamo adesso e stato scritto e dettato a tavolino da qui grandi con l’occhio lungo che osservano il futuro, il POI.

Ora al piccolo lavoratore con un mutuo sulle spalle non deve fare altro che aspettare; tanto la situazione peggiorerà a vista d’occhio.

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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Dom Ott 05, 2008 12:43 am

Grazie per l'intervento,Sidra.

Leggi questo articolo di Menphis75:

A che ora è il crack?


Quando avevo sette anni mi capitò un giorno di vedere in un servizio del telegiornale una immagine che mi sarebbe rimasta impressa a lungo nella mente.

Il servizio trattava di economia, e l’analisi del giornalista di turno era accompagnata da un video che mostrava una macchina che stampava banconote a ritmi elevati.

Rimasi letteralmente a bocca aperta.

Ovviamente conoscevo il valore dei soldi, e i miei genitori non facevano che ripetermi che occorre fatica per guadagnarseli.

Vedere tante banconote create così velocemente senza alcuno sforzo mi lasciò molto perplesso.

Feci allora a mio padre una domanda che all’epoca mi parve ovvia:
“Papà, ma se esiste una macchina che fa i soldi, allora perché non se ne stampano tanti da darli a tutta la gente, così che nessuno poi sarà povero?”

Mio padre mi guardò comprensivo, e sorridendo mi disse solo:
“Perché se si stampano tante banconote poi alla fine non avranno più alcun valore, testina...”

Mio padre non aveva una laurea in economia, e il suo mestiere all’epoca era quello di caposquadra edile.

La sua risposta era dettata semplicemente dal buon senso, quel buon senso che invece manca del tutto alle persone che occupano i gradini più bassi dell’ attuale civiltà umana, ovvero i banchieri centrali.
Sarebbero passati circa venti anni prima che mi rendessi conto che mio padre con quella semplice constatazione mi aveva spiegato il meccanismo dell’inflazione, quel meccanismo che schiere di laureati delle più autorevoli facoltà di economia mondiali stentano a comprendere.

Perché alla fine sarebbe bastato il buon senso per rendersi conto che una economia basata sul denaro creato dal nulla (slegato da qualsiasi bene materiale), ed un sistema finanziario totalmente svincolato dal mondo della produzione reale siano destinati al crollo, a breve o a lungo termine.
Negli ultimi anni le transizioni borsistiche hanno vissuto in un mondo a parte, un mondo immaginario fatto di numeri irreali che si materializzavano e scomparivano su dei monitor.

Una ricchezza fittizia che per qualche tempo ha dato l’illusione di potersi tramutare in ricchezza materiale, attraverso l’uso indiscriminato e l’abuso del credito facile e dell’indebitamento.

Diversi analisti, spesso non economisti, già in tempi non sospetti avevano lanciato l’allarme sulla vacuità di un tale sistema, e sulla sua inevitabile fine.

Bollati all’epoca come catastrofisti e come nemici del progresso, quando ancora questi epiteti costituivano una grave offesa, si sono rivelati negli anni semplicemente persone dotate di buon senso, il solito vecchio buon senso del tutto estraneo a chi davvero aveva creduto che la ricchezza si potesse creare e moltiplicare dal nulla, meramente giocando con dei numeri su degli schermi.

E fanno davvero sorridere le parole di un Greenspan, per anni a capo della Federal Reserve, quasi sorpreso dalle dimensioni dell’attuale crisi.
“Non potevamo immaginare”, sarà il mantra che ripeteranno per molto tempo gli esperti del settore.

Quello che migliaia di semplici internauti sanno da anni, semplicemente informandosi ed andando oltre le menzogne preconfezionate dei media mainstream, a quanto pare giunge come una inaspettata sorpresa per i più grandi guru dell’economia mondiale.

Gli eventi dell’ultima settimana rappresentano il triste epilogo di un meccanismo corrotto e fallace fin dalle sue fondamenta, un sistema che si espandeva e prosperava mentre il conto alla rovescia che già ne indicava la fine procedeva inesorabile.

E a poco serviranno le pezze che le varie banche centrali tenteranno di applicare sulle falle che si susseguiranno: queste operazioni serviranno solo ad allontanare di poco il momento della resa dei conti, rendendo ancora più doloroso il momento della caduta.

Nel frattempo, vecchi articoli ironici appaiono sempre meno scherzosi.
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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Dom Ott 05, 2008 12:51 am

Anche questo è di Menphis:

Rolling Eyes
Robin Bush


Sempre dalla parte giusta, paladino di giustizia ed uguaglianza, esportatore di democrazia all’uranio impoverito … ora “convincerà” il Congresso USA a foraggiare con altri 700 miliardi di dollari le banche bisognose di soldi, soldi che non riescono ad incassare dai loro clienti con il mutuo fuori controllo, questi 700 miliardi si aggiungono alle altre centinaia già regalati dai contribuenti USA.

E’ andata così più o meno:

Il cliente va in banca e chiede il mutuo per la casa
La banca eroga il mutuo a tasso variabile anche se il cliente ha qualche problema di insolvenza e per prudenza non gli dà una percentuale del valore immobiliare ma bensì il 100%, più un extra per le spesucce, tanto per essere prudenti!
Il cliente paga le prime rate usando anche quei soldi extra che la banca gli ha offerto
La banca cartolarizza i crediti dei mutui e diventano “investimenti” che si affretta a rifilare ad altre banche e governi
Il cliente non riesce più a pagare il mutuo ed inizia a saltare le rate
La banca inizia ad avere problemi con più clienti ed alza il tasso di interesse
Il cliente smette di pagare le rate diventate troppo elevate e va in crisi di liquidità
La banca si prende la casa
La casa se pur è un valore diventa invendibile a causa dell’alta offerta
La banca va in crisi di liquidità
Interviene lo Stato e para il culo della banca ma lascia scoperto quello del cliente
I soldi allo Stato li dovrà restituire il cliente dato che è lui lo Stato e ne è azionista
Il cliente se lo prende comunque sempre in culo pagherà comunque la casa sotto forma di debito dello stato, mentre le banche prenderanno comunque i soldi ed in più si terranno la casa sequestrata a costo praticamente zero.
Il Congresso USA che teoricamente rappresenta il popolo americano dovrebbe far fallire le banche e stampare i dollari per il popolo, purtroppo la “tipografia FED” non è più dello Stato americano ma delle banche private per cui …

Le banche hanno creato altro debito per il popolo ed aumentato il patrimonio, il tutto in un colpo solo!

Un bel colpo direbbe un rapinatore!!!
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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Dom Ott 05, 2008 12:59 am

Questo,invece non dovrei pubblicarlo Twisted Evil ,ma per dare ai lettori una visuale completa di ciò che sta accadendo(qualcuno ci scherza anche sopra,nonostante la drammaticità),lo pubblico riportandone la fonte:

Tutte le belle gnocche che erano in qualche modo impiegate a Wall Street e che hanno perso il lavoro a causa della crisi economica, potranno rifarsi forse con Playboy, infatti la rivista del magnate del “pelo” Hugh Hefner ha lanciato l’iniziativa “Women of Wall Street”, che in sintesi sarebbe: se sei gnocca e tanto, hai perso il lavoro e quindi sei in mutande … vieni da noi ti togliamo anche quelle ma ti diamo un pacco di soldi

Sicuramente per alcune ex-analiste di economia e finanza sarà una buona opportunità, è previsto infatti un numero speciale di Playboy pieno di tette e culi provenienti da Wall Street per il prossimo mese di Febbraio, è ovvio che l’occasione è limitata a poche ed a quelle di sicuro più gnocche … ma tutte le racchie che fine faranno!

Fonte:
http://www.umanamenteidiota.com/index/
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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Dom Ott 05, 2008 1:05 am

Un libro sull'argomento:

Euroschiavi.

L'Italia è sempre più povera a causa di un debito pubblico in continuo aumento che comporta un'elevata pressione fiscale.
Il debito pubblico è un'invenzione costruita da politici e banchieri al fine di arricchire gli azionisti privati della Banca Centrale italiana e europea.
In passato, le banche che emettevano denaro lo garantivano con la copertura aurea, si impegnavano a convertire le banconote in oro e sostenevano un costo di emissione. Oggi, le monete non sono coperte da riserve di oro, non sono convertibili e il loro costo di emissione è praticamente zero, ma il guadagno di chi le emette, ossia il signoraggio, è del 100% del valore nominale.

Quando lo Stato domanda soldi alla Banca Centrale paga il costo del valore nominale (e non il solo costo tipografico) con titoli del debito pubblico, ossia impegnandosi a riscuotere crescenti tasse dai cittadini e dalle imprese. Tutto ciò avviene attraverso la Banca Centrale Europea, un mostro giuridico creato dal Trattato di Maastricht, esente da ogni controllo democratico come un vero e proprio Stato sovrano, posto al disopra delle parti.

Euroschiavi svela i segreti e i meccanismi di questo sistema di potere che si è eretto e mantenuto sul fatto di essere ignorato dalla gente, soprattutto dai lavoratori, dai risparmiatori e dai contribuenti, e indica come porre fine legalmente a questo saccheggio.

Il libro è di facile comprensione sia per chi si interessa di politica e finanza sia per il lettore non specialista. Euroschiavi offre un’impressionante documentazione delle modalità con cui il moderno “Signore” (le Banche Centrali) ha costruito un sistema di potere e di leggi che pone al suo servizio lo Stato, il fisco, la Pubblica Amministrazione e tutti noi.
La Costituzione italiana, quella europea, i trattati, le leggi, sono manipolati o disattesi per occultare i traffici e gli interessi dei grandi banchieri proprietari delle Banche Centrali che si arrichiscono sulla pelle dei popoli.
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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Dom Ott 05, 2008 1:08 am

C'è anche questo libro di David Icke:

Cronache dalla spirale del tempo:


In questo nuovo e eccezionale libro, David Icke prosegue e completa il lavoro iniziato oltre 10 anni fa.
Partendo dai fatti politici del dopo 11 settembre e soffermandosi sulla situazione attuale in Iraq, Icke aggiorna gli sviluppi del piano che intende trasformare il pianeta in un grande stato dittatoriale dove non esisterà più alcuna libertà.
Il controllo e la cospirazione avvengono in una dimensione parallela da cui agisce quel gruppo "gli Illuminati" che, dai tempi dei Sumeri e dei Babilonesi, sta controllando l'evoluzione dell'essere umano per raggiungere i propri scopi di dominio.

In Cronache dalla spirale del Tempo, l'autore ci dimostra scientificamente come il mondo che pensiamo reale non sia altro che una illusione, un sogno lucido e manipolato che egli chiama la Matrice e ci mostra come trovare una via d'uscita che ci renderà finalmente liberi e ci riporterà a casa.
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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Dom Ott 05, 2008 1:15 am

Dello stesso autore:

ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE ED IL DISASTRO DELLE TORRI GEMELLE:

Dal giorno degli agghiaccianti avvenimenti dell'11 settembre l'opinione pubblica mondiale si è sentita raccontare "la grande bugia" ovvero la versione ufficiale di ciò che accadde quel giorno, costellata di fantasiose menzogne, manipolazioni, contraddizioni e anomalie.
Attualissimo per gli argomenti che tratta e per le vicende ancora in corso di svolgimento, Alice nel Paese delle Meraviglie e il Disastro delle Torri Gemelle svela i retroscena del più grosso e funesto attentato della storia moderna, quello che ha portato alla distruzione del World Trade Center a New York e alla morte di oltre 3000 persone.

Chi è stato il regista di quei fatti? Chi ha permesso che ciò accadesse? Quali sono le responsabilità dei servizi di sicurezza americani? E del Presidente degli Stati Uniti? Quali furono le vere motivazioni che spinsero "qualcuno" a lanciare due aerei passeggeri contro il World Trade Center e un altro contro il Pentagono? Furono pilotati da terroristi o erano teleguidati? È veramente Osama Bin Laden il mandante degli attentati?

Rispondendo a tutte queste domande, David Icke ci presenta una realtà talmente singolare da sembrare inverosimile e talmente cupa da lasciare sgomenti. L'autore, infatti, inserisce gli accadimenti dell'11 settembre in una visione d'insieme molto più ampia da cui risulta che l'attentato e la conseguente "guerra al terrorismo" fanno parte di una strategia programmata da anni, volta a rendere l'umanità prigioniera in un mondo di terrore, con il fine di soggiogarla e controllarla.
Anche in questo volume Icke non finisce di stupirci, per ciò che racconta, ma anche per la dovizia di particolari e le documentazioni che produce a sostegno delle sue tesi.

«Il fine ultimo è il controllo sulle scelte relative al corpo, alla mente, alle emozioni e alle percezioni. È importante che chi si oppone a tutti questi problemi e ingiustizie apparentemente diverse si renda conto di essere manipolato da uno stesso gruppo per uno stesso fine ultimo: il controllo delle masse. Questo, e la cerchia di persone che vi sta dietro, è il filo rosso che lega la globalizzazione, gli additivi alimentari, i cibi geneticamente modificati, gli antiparassitari mortali usati in agricoltura, il fluoruro addizionato all'acqua, le radiazioni delle centrali nucleari, i pericoli delle vaccinazioni, la rete mondiale del narcotraffico, lo scandalo delle banche, il debito e la povertà del "terzo mondo", la distruzione delle foreste pluviali, i sempre più diffusi mezzi di sorveglianza e lo smantellamento delle libertà civili».
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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Dom Ott 05, 2008 11:47 pm



Per capire meglio cosa succede sulle nostre teste. Per chi ha la bontà di leggere,s'intende. Riporto questo articolo di Raffaele Sciortino.

La crisi finanziaria è strutturale non solo perché ha colpito il centro del sistema mondiale ma anche perché sta investendo, con conseguenze ancora incerte, il ciclo mondiale di riproduzione del valore degli ultimi trent’anni.

La crisi finanziaria con epicentro negli States procede per ondate successive che ne approfondiscono e ampliano la portata. Crisi dei subprime, poi restrizione del credito tra banche, a seguire caduta generalizzata dei prezzi immobiliari [prima volta dalla II guerra mondiale] con forti perdite nei bilanci delle istituzioni finanziarie e… probabilmente recessione reale. Mozzafiato gli interventi statali diretti e i salvataggi sponsorizzati nella patria del «liberismo»: dopo la statalizzazione di Fannie e Freddie, il salvataggio della Merryl Linch da parte di Bank of America e quello della Aig da parte della Federal Reserve, infine il fallimento di Washington Mutual, la più grande cassa di risparmio statunitense, acquisita poi da JP Morgan e l’assorbimento di Wachovia da parte di Citigroup. Ma la carta straccia è anche, e pesantemente, nei bilanci delle banche europee: di qui la prima tranche, in questi giorni, di nazionalizzazioni e salvataggi dall’Inghilterra alla Germania passando per Bruxelles. «E’ solo l’inizio – afferma un analista londinese – vedremo banche nazionalizzate, assorbite da altri gruppi e per qualcuna ci sarà anche il default».
Le misure una tantum fin qui usate per correre in soccorso degli istituti finanziari però non bastano più. Così, il Tesoro Usa ha tentato il colpaccio con un piano complessivo da 700 miliardi di dollari [pari più o meno al Pnl di Taiwan, ventunesima economia mondiale]. Ma nonostante l’allarme rosso delle borse, le rassicurazioni dei leader del Congresso nonostante i forti malumori dei peones, l’intervento diretto di Bush con un appello alla nazione, l’avallo dei due candidati presidenziali – il piano per ora non è passato. A dimostrazione che la crisi inizia ad avere ripercussioni anche politiche.


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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Dom Ott 05, 2008 11:50 pm

Il Piano Paulson. Si tratta di un maxi-fondo pubblico che assorbendo i crediti «tossici» inesigibili degli istituti di credito, punta a stoppare la discesa dei prezzi e a sbloccare l’arresto del credito [credit crunch] che si sta trasferendo all’economia reale. E’ un piano che salva, sistematicamente, le società responsabili del disastro finanziario senza offrire nulla alla gente comune oberata di debiti [dai mutui alle carte di credito]. I lobbisti finanziari, aiutati dalle manovre dei repubblicani, avevano ottenuto che il salvagente pubblico valesse per ogni tipo di credito compresi quelli detenuti dai fondi pensione e speculativi, i derivati, ecc.! L’intenzione è di nazionalizzare carta straccia a spese del contribuente senza neanche uno straccio di interventismo a favore di Mean Street [l’uomo della strada]. Non è passata in roima lettura la richiesta democratica di misure legali minime a favore delle famiglie espropriate della prima casa [inoltre i repubblicani avevano ottenuto di eliminare ogni riferimento a fondi per l’edilizia popolare] mentre i vincoli posti agli stipendi dei manager erano cosmetici. Del resto Paulson, che aveva preparato un piano di tre paginette con ancora più discrezionalità per il Tesoro, era stato chiaro: «La protezione fondamentale del contribuente la darà la stabilità del mercato che si garantisce in questo modo». Il pubblico però aveva da subito reagito male al ricatto posto da Bush su un piano che salva solo i ricchi. Così, nonostante l’assegno in bianco iniziale fosse divenuto un corposo progetto di legge, alla Camera hanno per ora votato contro un buon numero sia di democratici che di repubblicani. «Per i primi, il piano era troppo sbilanciato verso le «major» di Wall Street. Per i secondi, il piano, basato sulle finanze pubbliche, era in odore di «socialismo». Wall Street risponde in caduta libera.
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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Dom Ott 05, 2008 11:51 pm

Basterebbe? Fin da subito si era posta una domanda: è sufficiente? E quali le conseguenze? Un primo problema è trovare tutti quei soldi: il debito pubblico complessivo salirebbe ulteriormente anche rispetto all’ancora corposo Pil statunitense [il deficit statale federale sarà quest’anno, con tutti i salvataggi operati, al 10 per cento del Pil a un livello visto solo con la Seconda guerra mondiale] mentre quello complessivo è già a cifre stratosferiche. Sarà necessario finanziarlo con crediti da fuori [nessun politico per ora parla di aumentare le tasse] appesantendo il debito estero. «Qualcuno pensa anche che l’onere di riparazione di un sistema finanziario disastrato potrebbe mettere a serio rischio lo status del dollaro come moneta di riserva mondiale», scrive l’Economist.
Inoltre, i settori a rischio non sono oramai solo più quelli legati ai mutui subprime ma – ancora l’Economist – l’insieme dell’industria finanziaria: «lo stesso fenomeno che osserviamo con le case lo stiamo vedendo nei prestiti per l’acquisto auto, le carte di credito e le borse di studio». In effetti, è oramai in moto una dinamica che conduce tutti gli istituti finanziari a vendere per ridurre l’indebitamento [deleveraging: ridurre il rapporto pazzesco tra titoli e assets reali] spingendo così ancor più in basso il valore dei beni in una spirale difficilmente arrestabile. Potrebbe quindi già essere troppo tardi per evitare conseguenze più pesanti.

Il quesito di fondo è quello che inizia a farsi strada: questo piano o uno simile potrà essere all’immediato necessario, ma sarà davvero efficace? Su questo liberisti del Financial Times [come il guru Martin Wolf ] e dell’Economist così come liberal democratici del New York Times [come Paul Krugman] sono in fondo d’accordo nelle critiche: il Tesoro e la Fed stanno affrontando la crisi come se si trattasse di un problema di liquidità da immettere nel circuito per arrestare la spirale al ribasso dei prezzi, ricreare fiducia e poi rivendere i titoli acquistati in un mercato stabilizzato. Ma il problema è a questo punto sempre più di insolvenza di quel «sistema bancario ombra» fatto di prodotti finanziari derivati figlio della deregulation e delle bolle speculative degli ultimi decenni [si parla di cifre astronomiche pari o superiori al prodotto lordo mondiale]. «Quando lo stock di debito lordo è enorme e le condizioni economiche difficili, c’è alta probabilità di numerose bancarotte. La gente teme l’insolvenza di massa, i prestatori smettono di dare in prestito e gli indebitati di spendere. Il risultato può essere la deflazione da debito». Il mercato interbancario già lo segnala col rialzo dei tassi, il mercato monetario è sotto tensione. Tutto ciò non si risolve con iniezioni continue di liquidità ma ricapitalizzando il sistema, come propone anche il direttore del Fmi Strauss-Kahn: «Al cuore del problema c’è il fatto che il sistema finanziario ha troppo poco capitale» per reimmetterlo nel circuito reale traendone profitto. Già ma ricapitalizzare significa innanzitutto raccogliere quote enormi: da chi, a quali condizioni [si accetteranno i cinesi nei consigli di amministrazione?]], con quale prospettiva? Significa comunque operare un trasferimento colossale di ricchezza che il Fmi e Wall Street hanno potuto imporre nei decenni passati nel Sud del mondo ma difficilmente ora hanno il potere di riproporre in quelle forme alla popolazione in Occidente e all’Asia. Significa, inoltre, ripristinare le basi complessive del ciclo del valore e creare nuove condizioni della domanda globale per rimettere in moto l’accumulazione. Insomma, l’impressione che si trae dal dibattito negli States, al momento, è che non si coglie la profondità della crisi di un intero modello di crescita drogata dal debito quasi si potesse, dopo la tempesta, riprendere tutto tranquillamente come prima. Mentre il modello americano ha sempre meno appeal, mancano idee propulsive come anche il confronto Obama-McCain sta evidenziando. Chi può permettersi di parlare esplicitamente di declino della potenza statunitense senza essere punito dagli elettori? L’obbligo tutto americano del «pensare positivo»- fa notare lucidamente la vetero-cons Barbara Spinelli – impedisce di guardare con coraggio nel baratro che si sta aprendo.

L’equazione globale di potenza. La crisi in corso è dunque strutturale non solo perché ha colpito il centro del sistema mondiale ma anche perché sta investendo, con conseguenze ancora incerte, il ciclo mondiale di riproduzione del valore degli ultimi trent’anni e dunque l’equilibrio globale di potenza che su di esso si è costruito. In questo siamo veramente all’[inizio della] fine di un’era. La fuoriuscita dalla crisi economica degli anni Settanta e la risposta capitalistica al formidabile ciclo di lotte dell’operaio massa e dei popoli coloured si erano concretizzati dagli anni Ottanta in poi in una ristrutturazione del mercato mondiale: Dal rapprochement tra Usa e Cina, al corso denghista del «socialismo di mercato», fino alla globalizzazione neoliberista, era sembrato che gli Usa potessero svolgere il ruolo di egemone fornitore della stabilità sistemica, a maggior ragione dopo il crollo dell’Urss e lo stabilirsi del «momento unipolare». In realtà, questo corso ha via via mostrato la sua fragilità dimostrandosi incapace di replicare i successi del ciclo fordista precedente. Da un lato ha infatti accentuato la finanziarizzazione rapace dell’economia Usa e gli squilibri globali sintetizzati nel doppio deficit commerciale e dei pagamenti; dall’altro ha permesso il decollo e l’affermazione della Cina come nuovo «opificio del mondo» ma legandola a doppio filo al mercato interno e al finanziamento, con i propri surplus commerciali, dell’indebitamento crescente degli Stati Uniti. I nodi di quella che fin qui è stata la tenuta di Chimerica [come la chiama lo storico di Harvard Niall Ferguson ] e del mercato mondiale iniziano però a venire al pettine. Sia sul versante del contratto sociale tra finanza e cittadino-consumatore negli Usa [ma sempre più in tutto l’Occidente] che ha sostituito con la privatizzazione individualistica del welfare il vecchio compromesso keynesiano-fordista facendo della domanda da indebitamento crescente della gente comune [debt peonage] la base sempre più ristretta della piramide finanziaria [e che ora rischia di frantumarsi]. Sia per il rischio di trascinare, o comunque influenzare pesantemente, l’intero sviluppo asiatico nei vortici della crisi alla faccia dei teorici del decoupling crescita asiatica/crisi Usa. Sia, infine, per la crisi irreversibile del Washington Consensus e della forma neoliberista della globalizzazione [che non vuol dire affatto possibilità, dato l’intreccio globale della produzione e della finanza, di tornare indietro a uno sviluppo incentrato e diretto dallo stato-nazione!].

Novità e continuità. La novità sta dunque nell’incrinarsi evidente del controllo Usa sul ciclo di riproduzione del capitale globale, in particolare di fronte all’emergere dell’Asia. La capacità di Washington di risucchiare via predominio del dollaro e della finanza oltreché via guerra il valore accumulato dai centri capitalistici emergenti nelle ex-periferie, principalmente in Asia Orientale, garantendo al contempo la stabilità del sistema è palesemente in difficoltà. L’esperienza della crisi asiatica del 1997-8 ha rappresentato per quei paesi una soglia cruciale palesando l’arroganza di Usa e Fmi a fronte dell’incapacità di porre ordine negli squilibri globali, anzi usandoli per accaparrarsi i pezzi migliori delle economie asiatiche. A dieci anni dalla crisi gli effetti della reazione asiatica sono evidentissimi: fine dell’indebitamento col Fmi [ridotto oramai a istituzione fantasma], ripresa economica incentrata sulla crescita cinese, rapporti inter-asiatici meno asimmetrici di quelli con l’Occidente, e su tutto primi passi verso la costruzione di un mercato asiatico più integrato facente perno sulla Cina. E’ su questo complesso emergente, oltreché su un America Latina che cerca di integrarsi e su una Russia in ripresa [ma addirittura le petrolmonarchie palesano qualche velleità autonoma], che gli States non riescono più a scaricare la crisi come prima. Al tempo stesso, la continuità nell’attuale fase sta in una struttura della divisione internazionale del lavoro che resta incentrata sullo stretto legame Usa-Cina. Un’equazione destinata nel [medio]-lungo periodo a dissolversi, ma che a breve resta una necessità anche per la dirigenza cinese. Il paradosso dell’attuale situazione sta nel fatto che il rafforzamento cinese nei confronti di Washington è condizionato dalla prosecuzione della cooperazione economica con gli Stati Uniti. Una cooperazione a cui è costretto ancor più l’establishment statunitense con la crisi in corso e il bisogno urgente di fondi [due miliardi di $ al giorno; la Cina da sola sta prestando agli Usa per il 2008 l’equivalente di due volte e mezzo il Piano Marshall per l’Europa del 1947]. In questo quadro, tendenzialmente sempre più incerto – c’è chi su Foreign Affairs parla oramai di fase a-polare – gli altri attori di media potenza della politica globale si fanno avanti giocando, come la Russia, sulle debolezze statunitensi senza al momento potere né volere intraprendere un corso di piena e dispiegata rottura. La loro azione, di per sé non centrale, potrebbe però precipitare situazioni di crisi [v. Georgia] proprio in relazione alla fragilità crescente degli equilibri globali.

Nuova regolazione? Mentre le teste d’uovo del Council on Foreign Relations statunitense iniziano [ora!] a ragionare a voce alta sulla vulnerabilità strategica dovuta alla dipendenza dai finanziamenti di paesi «non alleati» e dei fondi sovrani e consigliano di ridurla [ma come?] – il dibattito è acceso nei circoli economici sulle modalità di una nuova regolazione finanziaria. Su un piano tecnico questa è già iniziata con le misure della Fed e del Tesoro americani [maggiori controlli, fine della banca d’investimento, ecc.] e verrà quasi sicuramente confermata se non ampliata alla prossima riunione del G-7, al di là dei malumori europei. Ma la questione è più generale e verte sia sulla governance globale ventura sia sulle condizioni di un nuovo ciclo economico. 1. Sul primo punto, finora erano andate per la maggiore le tesi, Greenspan in testa, di chi negava che il doppio deficit fosse un problema per gli States: «i deficit non contano» [Dick Cheney]! Questo sia perché non sarebbe in vista un sostituto globale del dollaro sia per la forza militare Usa che sembrava impareggiabile. Oggi invece prendono forza i «preoccupati»: la debolezza finanziaria è un problema serio cui ovviare mettendo ordine in casa [sacrifici!] e approntando una nuova architettura internazionale che renda conto delle nuove realtà emergenti. Sempre sulle pagine di Foreign Affairs, la rivista ufficiale del Dipartimento di Stato, Fred Bergsten del Peterson Institute propone un G-2 informale con la Cina affiancato a un accordo [un «Asian Plaza»] di rivalutazione delle monete asiatiche. Attenzione a non equivocare sulle intenzioni. L’obiettivo è qui, preso atto dell’inevitabilità oggi di un asse economico con Pechino, di stringere ancor più Pechino in una rete di vincoli e ricatti atti a evitare che l’economia cinese possa puntare autonomamente sul proprio mercato interno e quella asiatica possa centralizzarsi intorno ad essa distruggendo l’«indispensabilità» statunitense. Il punto però è che una Cina forte dei suoi successi continuerà a cooperare ma ha già iniziato a riscrivere a suo modo le regole del gioco del sistema! 2. Ma il problema di una possibile nuova regolazione rimanda al nodo ben più complesso di se e come è possibile rilanciare il capitalismo, a scala Usa e globale, riequilibrando il rapporto finanza/produzione, dove la prima sta fagocitando la seconda in un intreccio indistinguibile di profitto e rendita [attenzione: nessuna litania qui sulla speculazione «cattiva» contro la produzione «buona»!]. Questo intreccio spreme il lavoro ai limiti dell’immaginabile ma in quantità pur sempre insufficiente a valorizzare la pletora di capitale «fittizio» che circola sui mercati. I margini ampliabili non a piacere della giornata lavorativa globale come tempo di vita e come resistenza del lavoro vivo restano infatti il limite [storicamente] assoluto per il capitale. Un suo «ringiovanimento» via distruzione del capitale fittizio – non surrogabile dalla mera svalutazione dei corsi finanziari oggi in atto – è stato possibile nel passato solo grazie alle guerre mondiali distruttrici di lavoro vivo e morto e comunque in una fase in cui ancora non tutto il lavoro e la vita erano sussunte al capitale. Oggi la guerra generale non sembra una «soluzione» a portata di mano per il sistema, mentre la tendenziale mercificazione della totalità delle relazioni sociali rende paradossalmente più difficile, ma per ciò stesso più imperiosa, la «recinzione» di nuovi terreni di caccia per il valore. C’è chi – come Arrighi – pensa o propone che la Cina possa rappresentare una via d’uscita all’impasse grazie a un modello differente di accumulazione, meno sperequato all’interno e meno asimmetrico [cioè non imperialista] nei rapporti con l’estero. La questione è complessa e, si sia d’accordo o meno, va discussa per le implicazioni possibili di una inedita «socialdemocrazia in salsa cinese» sulla dinamica degli antagonismi di classe [a partire dal proletariato di lì]. Per intanto sta di fatto che l’establishment cinese finora non si è contrapposto affatto al modello «anglo-sassone» a misura che se anche i profitti sono essenzialmente industriali e non [ancora] finanziari, però gran parte di essi viene messa a disposizione del finanziamento del debito statunitense ad alimentare un circuito globale da cui la borghesia cinese trae valore e legittimazione. Sembra proprio che sia definitivamente esaurita la fase storica in cui «dall’alto» poteva venire una risposta, anche solo socialdemocratica o real-socialista, alla questione di un modello economico alternativo.
E’ altrove che è più opportuno guardare per abbozzare una risposta a cosa possa oggi significare un’economia altra possibile, come produzione e riproduzione dei commons a scala finalmente globale. Il movimento no global, nella sua dinamica profonda, ha iniziato a porre la questione senza poterla però radicare nel profondo della società [e, rispetto all’Asia, dovendosi fermare a Bombay] . La crisi finanziaria, se dovesse approfondirsi, dislocherà quella domanda immettendola di forza nella vita pratica di tutti e preparando il dispiegarsi di conflitti sul terreno del debito, della rendita nelle sue molteplici forme, della finanziarizzazione come sintesi capitalistica dell’espropriazione della vita nella sussunzione reale.
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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Ven Ott 10, 2008 11:28 pm

Scusate se questo post si protrae a lungo. Siamo sempre del parere che raccogliere i vari punti di vista e gli articoli pubblicati su internet e mettendoli a confronto,si possa avere un quadro comprensibile della situazione.
E' sintomatico il fatto che oggi il presidente della nostra repubblica,in televisione,abbia asserito che la crisi è grave,c'è davvero,coinvolge anche le banche italiane ma...(rivolgendosi ai giornalisti ed alla televisione stessa) non bisogna creare inutili allarmismi.
Io,da libero pensatore,vivendo in uno stato democratico(almeno cosi credo...) mi chiedo se non sia meglio dare l'allarme e dire ai cittadini come realmente stanno le cose.
Pubblico qui un altro articolo,preso da internet,inerente all'argomento:



Quando nel 1944 si tenne la Conferenza di Bretton Woods che vide la nascita delle maggiori Istituzioni monetarie mondiali e la creazione di regole per le relazioni commerciali e finanziarie tra gli Stati, il mondo stava appena uscendo dalla seconda guerra mondiale e proprio per questo si sentiva la necessità di regolarizzare la finanza mondiale. Oggi, nel 2008, la situazione è molto simile anche se con sfumature diverse.

L'ordine mondiale creato con la conferenza di Bretton Woods e tanto difeso e sbandierato dagli Stati Uniti oggi si è inceppato proprio grazie a una politica globale americana completamente sbagliata che ha visto negli ultimi otto anni, quelli coincisi con la presidenza Bush, dilapidare miliardi di dollari in guerre, in politiche economiche sbagliate e in azioni riparatorie altrettanto sbagliate.

Quando pochi giorni fa il presidente francese, Nicolas Sarkozy, parlando dal palco dell'Assemblea Generale dell'Onu ha chiesto una nuova Bretton Woods, necessaria per contrastare la crisi economica mondiale attualmente in corso, ha fatto una proposta che il prossimo G8 dovrà valutare attentamente perché riflette la necessità, sentita da più parti, di nuove regole globali sia per il commercio che per l'economia degli stati industrializzati e di quelli in via di sviluppo.

Il punto è che le Istituzioni create con la Conferenza di Bretton Woods, Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale per primi, sono troppo vincolati all'economia americana e al dollaro. Se questo poteva andare bene nel 1944 e nei decenni successivi, nel 2008 non può più andare bene. Non è una questione di fare una guerra contro il dollaro del tipo di quella che fece negli anni settanta un'altro presidente francese, Charles De Gaulle, è un ragionamento legato all'attuale situazione economica mondiale che vede il dollaro debole e nuove grandi potenze economiche (Cina, Russia e India in primis) emergere prepotentemente nel mercato globale.

Gli stessi scopi per cui alcune Istituzioni (come per esempio Banca Mondiale) sono state create, scopi senza ombra di dubbio nobili e più che mai attuali che prevedono l'aiuto allo sviluppo dei Paesi poveri, vanno adattati alla nuova realtà globale mentre attualmente sono ancora fossilizzati al 1944 e per questo spesso non funzionano a dovere e addirittura sono nocivi per le economie dei Paesi in via di sviluppo.

La crisi economica mondiale in corso mette chiaramente in evidenza tutti i limiti di Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, limiti purtroppo condivisi con le Nazioni Unite di cui i due grandi istituti sono figli. L'impossibilità di agire sul mercato globale unita a quella di incidere sulle economie dei Paesi in via di sviluppo, rende i due istituti non solo obsoleti, ma persino dannosi, ancorati come sono a regole che risalgono al 1944.

Il mondo del 2008 ha bisogno invece di nuove regole per le relazioni commerciali e finanziarie se non vuole innescare una crisi ancora più profonda di quella attuale, se non vuole vedere i Paesi in via di sviluppo impantanarsi ancora di più nel sottosviluppo con conseguenze a livello globale difficilmente prevedibili. L'economia globale pretende una nuova Bretton Woods e la pretende subito perché il rischio che la crisi economica mondiale diventi ancora più grave è davvero serio e miliardi di persone si potrebbero trovare veramente senza alcun sostentamento e non c'è niente di più pericoloso di un uomo affamato e di una guerra tra poveri.

Franco Londei
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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Gio Ott 16, 2008 10:43 pm

Non so come andrà a finire, ma in questi giorni pensavo...
L'economia per noi (Italia) non era già in buone acque, il rischio recessione era già in atto prima che saltasse fuori questo acuirsi della crisi.
L'America, a quanto ricordo, prima dell'attentato alle torri gemelle era anche in crisi, alcuni paesi europei avevano dei problemi.
Di solito per risollevare l'economia ci vuole una guerra oppure una grande crisi.
Una crisi come questa.
Alcuni economisti intervistati, affermavano che, se si ha il coraggio di investire dei soldi (chi ne ha, in base alle proprie possibilità) ci si potrebbe anche arricchire dato che, alcune azioni sono quotate meno del loro reale valore.
Una cosa è certa: chi ci rimette è l'uomo comune che, magari consigliato male, ha già perso dei risparmi che ha faticosamente accantonato, sperando sempre che, non si avverino le più nefaste previsioni e le cose vadino sempre peggio.
Sursum Corda
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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Dom Ott 19, 2008 12:05 am

Very Happy Sursum corda! Su questo non c'è dubbio. Ora più che mai non bisogna abbattersi.
E' necessario mettercela tutta.
Ma,secondo te,siamo correttamente informati dai giornali e dalla televisione ? Oppure tutto è filtrato,sia per non allarmarci che per nasconderci la verità.
Se prima o poi tutti i nodi vengono al pettine,non è peggio trovarci "spiazzati" di fronte a fatti e cose del genere?

Ripeto:non voglio fare il catastrofista e comunque la mia vita si svolge sempre allo stesso modo. Se subentrasse una maggiore austerità,ma non me lo auguro,sono disposto ad affrontarla. Quello che mi fa rabbia è proprio il fatto che ho il sentore che le cose non siano come ce le mostrano. Secondo te è inutile pensarci? Vada come deve andare?
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Berta



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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Dom Ott 19, 2008 12:42 pm

Il mio parere è che alcuni sapevano già da tempo ma, non hanno avvertito sia per continuare fin che si poteva in quel modo, sia per poi non provocare panico.
Seguendo i canali satellitari (Bloomberg, Cnbc classic), ho saputo che l'Islanda naviga in bruttissime acque, oltre ai problemi con le banche ed a salvarle, ha dovuto chiedere prestiti alla Russia.
Questa notizia non l'ho sentita sulle reti nazionali, e come questa altre.
Chissà quante cose ignoriamo.
Purtroppo noi non possiamo farci nulla, tutto viene gestito ad alti livelli.
Personalmente, al momento anche io non ho avuto problemi, speriamo bene per il futuro.
Devo però ammettere che, se avessi dato ascolto ad un consiglio datomi da una promotrice, avrei perso dei soldi.
Ed alcuni lo hanno fatto.
Penso anche che questa persona non sapesse nulla, cercava di direzionare i clienti in base a ciò che gli è stato detto di promuovere.
Ogni Paese ha problemi diversi, speriamo in bene per l'Italia.
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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Gio Ott 14, 2010 11:18 pm

Cool Chissà quante cose ignoriamo...
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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   Sab Dic 10, 2011 7:46 pm

Mad Certo che questi "internauti" che dicono certe cose fanno sempre la figura dei cattivi,salvo poi a verificare se hanno ragione,a me pare ne abbiano. E poi sono riflessioni di 2 anni fa! Hanno il dono della veggenza,oppure ci "azzeccano" per caso?
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MessaggioTitolo: Re: LA CRISI MONDIALE...RIFLESSIONI   

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