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 Il vero nome di Dio.

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AutoreMessaggio
Sephira
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MessaggioTitolo: Il vero nome di Dio.   Mer Ott 22, 2008 11:02 pm

Apriamo un altro post, che può avere un impatto riflessivo non indifferente, e un punto cmq di ragionamento:Il vero nome di Dio, quello universale il fulcro di ogni azione, l'origine di ogni emanazione spirituale, il dominatore di ogni elemento fisico/chimico, il creatore di ogni forma vivente.
Si è giunti alla conclusione che Dio è unico ed indescrivibile, in ogni sorta di religione, che tende ad impossessarsene come VERO ed UNICO, c'è chi lo chiama Allah, chi Elohim, chi ancora Krishna, altri Buddah, e chi ancora Gesù...ma in sostanza nessuno conosce il vero nome di Dio, il suo appellativo supremo e personale, eppure sicuramente ce l'ha!
Secondo l'alta scuola teosofica/esoterica, che si perde nelle memorie storiche della terra, Dio ha un nome preciso, che non rientra assolutamente nella lista dei "nominati" abituali.
Questo perchè colui che conosce il vero nome di Dio, è destinato a raggiungere una comunicazione diretta, istantanea, face to face con il vero Altissimo, ed inoltre ha la grazia di potere riceverne così gratuitamente l'aiuto, questo per la serie se lo chiami Lui accorre come un lampo.
L'uomo, e parliamo di uomo inteso come comune essere umano non di avatar, che è in possesso di tale nozione, diviene automaticamente a sua volta onnipotente, perchè esaudito dal Signore stesso, che non agisce come servo sottomesso, solo perchè lo si chiama per nome, attenzione non stiamo parlando di fido portami il giornale, ma semplicemente perchè essendo uno dei pochi esseri umani a conoscere il vero nome di Dio, è destinato ad entrare nelle sue Grazie, iniziando a conoscerlo attraverso la mente umana e nulla più, e quindi questo umano, diviene capace più di chiunque altro uomo, ad apprezzare ed a rimanere sbalordito e esterefatto, inanzi alla vera Grandezza.
Ma allora quelli che adoriamo e dichiariamo quali Dio chi sono?
Alcuni nomi, sono semplici traduzioni o appellativi nati dalla radice Dio (inteso come termine comune puramente indicativo), e poi modificati, altri come dicevamo sono avatar, emanazioni di Dio, e non Dio stesso, infatti Gesù non si definisce l'Altissimo, ma suo figlio, un emanazione spirituale elevatissima nata da Dio e cosciente di Esso, venuto sulla terra con il compito di insegnare.Secondo il culto assiro/babbilonese, dal cielo scesero gli Oannes, esseri superiori, che impartirono ai rudi esseri umani, il saper leggere e lo scrivere, la civiltà ed il rispetto, la cultura e la freternità, a Gesù venne attribuita questa frase stroppiata (perchè tradotta male): "Osanna dall'alto dei Cieli", che in origine è correttamente "Oannes che vieni dagli alti cieli", quindi il nostro Cristo è sicuramente un messaggero, o meglio dire l'Angelo degli Angeli, o per farla ancora più breve l'emanazione (intesa come entità eterea spirtuale) che più si avvicina e risiede accanto a Dio.
Buddah allo stesso modo, è un emanazione che va a rappresentare la quiete del distacco terreno, uno stadio donato da Dio ma che non è Dio.
Allo stesso modo Krishna, è un emanazione e non Dio stesso, è errato pensare a ciò, e se ci si addentra nella descrizione fisica di questo avatar, si ritrovano molte corrispondenze con l'angelo che risiede nella luna, quindi è valido pensare che alcuni culti formati in origine e poi distorti per opera dell'uomo nei tempi, hanno un riferimento che fa capo a dio ma non rappresenta Dio stesso.
Sephira



Ultima modifica di Sephira il Sab Ott 25, 2008 12:04 am, modificato 1 volta
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Berta



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Data d'iscrizione : 19.08.07

MessaggioTitolo: Re: Il vero nome di Dio.   Ven Ott 24, 2008 11:02 pm

Se ho capito bene, conoscere il vero nome di Dio, dimostrerebbe che, si sarebbe approfondito così tanto la ricerca da conoscere tutto di lui.
La cosa che non mi torna è che solo a tale livello, uno chiede e gli sarà dato, mi sembra strano...
Chiedete e vi sarà dato dice il Vangelo, da ciò si evince che per i cristiani, chiunque chieda sarà esaudito.
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Sephira
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Numero di messaggi : 138
Data d'iscrizione : 25.05.08

MessaggioTitolo: Re: Il vero nome di Dio.   Ven Ott 24, 2008 11:24 pm

Ciao Berta come va?Wink

In pratica è essere messi al cospetto di Dio stesso, e in questa occasione, si avrebbe un impatto diretto.
Secondo ciò che viene riportato dagli antichi testi sacri, il nome di Dio sarebbe inpronunciabile, questo come si può capire e dedurre, è probabilmente, per non dare scontata la certezza, una ennesima traduzione errata fatta a senso, molte scritti e racconti sacri originali erano in lingue arcaiche, definiamole per chiarezza primitive, sono state riportati in greco e in seguito in latino, e altre per via semplicemente orale, quindi è probabilissimo che il nome di Dio non sia inpronunciabile, ma semplicemente perso, questo ricondurrebbe alla leggenda della torre di Babele, ove gli uomini cercarono di costruire una torre elevatissima che andasse a toccare il trono Divino, per cui Dio reaggì a tale forma di presunzione, che auspicava ad un volere da parte degli uomini di dominarlo ed usarlo, demolendo la torre stessa, impedendo così il tentativo di invasione, e poi divise gli uomini in maniera tale che la comunicazione tra loro fosse impossibilitata, così nacque la poliglossia, è facile quindi pensare che in questo episodio Dio abbia reso impronunciabile, o per meglio dire incomprensibile il suo nome agli uomini che non potevano più rapportarsi tra di loro con l'ausilio della parola, e per questo si è perso nei meandri del tempo.
Purtroppo io andrei un po' cauta con i Vangeli del Nuovo Testamento, in quanto di per se imprecisi e scordinati nel porre eventi comuni, daltra parte sono stati scritti molto tempo dopo la venuta e la crocifissione di Cristo, e ognuno porta un proprio rapporto sull'identico evento.
Chiedete e vi sarà dato, ma oltre questo Gesù lasciò detto che ogni cosa chiesta al Padre deve essere ritenuta da Lui stesso giusta di essere donata.Però il ragionamento non mette l'uomo faccia a faccia con Dio, l'uomo si rivolge soltanto al Divino attraverso la preghiera, ma non riceve risposta, ed è sempre un essere che non conosce Dio nella sua integrità, ma si sforza di stabilire un minimo di contatto solo attraverso la preghiera.
Conoscere il suo nome equivale a essere degni di ricevere una Sua risposta, il che mette il rapporto tra uomo e Dio in uno stadio di scambio reciproco, imput ed autput.
Sephira
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Berta



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MessaggioTitolo: Re: Il vero nome di Dio.   Ven Ott 24, 2008 11:58 pm

Va bene grazie:)
Ho capito cosa intendevi.

Per quanto riguarda i Vangeli, si sa che sono stati scelti tra vari altri vangeli, io penso che, quando ci sono episodi descritti in più di uno, questi episodi sono realmente accaduti, magari poi descritti in modo leggermente diverso ma, il succo è quello.

E' vero, noi chiediamo a Dio mediante le preghiere, a volte se non vengono esaudite, è meglio, perchè a volte ciò che chiediamo potrebbe in realtà nuocerci.
Smile
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Sephira
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Numero di messaggi : 138
Data d'iscrizione : 25.05.08

MessaggioTitolo: Re: Il vero nome di Dio.   Sab Ott 25, 2008 12:09 am

Berta ha scritto:


E' vero, noi chiediamo a Dio mediante le preghiere, a volte se non vengono esaudite, è meglio, perchè a volte ciò che chiediamo potrebbe in realtà nuocerci.
Smile

Già in effetti se ci si riflette bene forse è per questo che non abbiamo il suo nome reale come memoria storia/sacra, oltre che per non nuocerci, ma per non nuocere a niente e a nessuno...capirai con ste "teste calde" che stanno agli apici...non so se mi spiego;)
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Sidra
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Data d'iscrizione : 25.05.08

MessaggioTitolo: Re: Il vero nome di Dio.   Sab Ott 25, 2008 10:41 am

Nel Vangelo si dice "Chiedete e vi sarà dato" ma e come dire la frase: "Ogni tuo desiderio e un ordine"


La realtà delle parole da valutare con attenzione, nei vangeli si dice in realta tratto dall'ebraico :"ogni tua richiesta verà esaudita" solo i cristiani hanno poi modifiicato la frase chiedi e ti sara dato ma le origini sono diverse.

Ogni singola frase che noi proponiamo, attenzione ho detto PROPONIAMO, sia quelle scritte nel vangelo la bibbia o che sia un testo di diversa origine e un Peso tangibile di ciò che si vuole realmente.

Come si chiude una preghiera con un semplice Amen cosi un ringraziamento agli Dei e chiuso con "cosi voglio così sia"

I vangeli e cosi la bibbia sarebbero da leggere con occhi distaccati dal concetto che ci viene dettato, perche così se ne riesce realmente a vedere il contenuto.

In questo modo si puo realmente vedere e sentire dentro di se il Vero nome di Dio.
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TESEO
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MessaggioTitolo: Re: Il vero nome di Dio.   Dom Ott 26, 2008 11:17 pm

Scusate se molto spesso non dico la mia opinione personale,come ammirevolmente fate voi,ma riporto sempre articoli. Non è che manco di argomenti e potrei scrivere a ruota libera per giorni. Semplicemente a volte prendo in esame le varie opinioni già pubblicate,per maggiori approfondimenti e per capire come la pensano gli altri.
Ci sono delle cose che coincidono con quello che scriviamo noi,altre meno. Tuttavia gli articoli messi servono anche a farci riflettere e a confrontarci. Che ne dite?




Il nome di Dio non è Dio

1. La teoria

Presso gli ebrei di stretta e anche meno stretta osservanza è dilagato l'uso, da qualche tempo, di scrivere la parola "Dio" in forma semicontratta "D-o" (o "D.o"), "G-d", "D.ieu".(1) Tale consuetudine è invalsa non solo per i testi più propriamente liturgici e teologici ma anche per quelli di taglio divulgativo-didattici, creando un certo sconcerto nel normale lettore di altra cultura, e viene giustificata dal ricorso al divieto sanzionato dal secondo comandamento.
Che basi scientifiche o teologiche ha questa abitudine? È giustificata? Per rispondere a questi interrogativi dobbiamo risalire a... ancor prima dei biblici Adamo ed Eva, cioè al sanscrito.
Come tutti sanno, le lingue romanze (italiano, francese, spagnolo, portoghese, ladino, rumeno le più importanti) hanno come progenitore più diretto e importante il latino, che è fortemente debitore del greco, il quale a sua volta affonda molte delle sue radici linguistiche nel sanscrito.
Il termine italiano "dio", come il francese "dieu", lo spagnolo "dios" ecc., ha origine nel deus latino, che deriva dal genitivo greco del nome proprio del padre degli dei, Zeus: Dios, appunto.(2) Alla radice di tale nome c'è il tema sanscrito dieu/deva, che esprime i concetti di "luce" e di "splendente". I deva indiani sono "esseri celesti, di natura buona, cattiva o neutra".(3) Né greci né latini hanno mai invocato come Dio i rispettivi Zeus e Giove, attribuendo invece la parola dèi all'insieme di tutte le divinità del loro panteon.
D'altra parte, un termine che richiami esattamente questi concetti non è riscontrabile nel testo ebraico/aramaico della Torah: sono i termini semitici (4) ’El, ’Elohim, che sembrano piuttosto richiamarsi al tema della "forza" o della "potenza", a fornire lo stesso significato di "dio, dèi" e, in un secondo tempo, a essere usati per indicare la divinità ebraica.(5)
E veniamo dunque al famoso episodio del colloquio tra Mosè e Dio presso il roveto ardente: è significativo il fatto che il futuro condottiero domandi: "Se mi chiederanno il nome di chi mi manda, che cosa gli risponderò?" e non "... che nome gli dirò?", tant'è vero che il Signore risponde non con un nome proprio,(6) magari uno di quelli già ben conosciuti dalle tradizioni religiose del tempo, ma con una proposizione di tre parole (due dei quali verbi): "Sono [o meglio,sarò] chi sono [sarò]", in ebraico "'ehyeh 'asher 'ehyeh". Narra di converso la tradizione che "Mosè implorò il Signore di impartirgli la conoscenza del suo Nome Ineffabile, perché non titubasse dinnanzi alle domande dei figli d'Israele. Dio rispose dicendo: 'Ambisci sapere il mio Nome: esso è conforme alle mie opere. [...]".(7)
Più avanti, nel corso della narrazione, troviamo l'enunciazione del Decalogo (= Dieci Parole). Quello che conosciamo come secondo comandamento dice: "Non pronunciare il nome di Yhwh tuo Signore inutilmente". Non è facilmente spiegabile come la pietas religiosa ebraica abbia fatto di un divieto condizionato - l'invocazione inutile del Nome di Dio - un divieto assoluto: l'invocazione tout court del Nome Dio.(Cool
Il tetragramma YHWH, che in base al testo masoretico dovrebbe essere pronunciato approssimativamente /Yahweh/ e - stando per esempio al Dictionnaire Encyclopédique du Judaïsme, è "il più importante dei nomi di Dio"(9) - è diventato nel corso dei secoli il nome divino che, al pari di Elohim, può essere scritto ma non verbalizzato (il secondo, quando pronunciato, cambia l'aspirata /h/ in una gutturale /kh/) se non con un sostituto, in genere "Adonai" (lett.: mio Signore) o "Hashem" (lett.: il Nome). Il Tetragramma è diventato dunque lo shem hameforash (lett. "nome impronunciabile") per eccellenza.
È sensato perciò affermare che nessuno dei nomi - a iniziare dal più comune, appunto "Dio" - usati per iscritto, a voce alta o mentalmente, per parlare del, o con il, Creatore dell'universo è, in senso stretto, il suo nome proprio.(10) Questo è non scrivibile e non pronunciabile in alcuna maniera semplicemente perché è inconoscibile dall'essere umano comune. Da qui nasce la tradizione che solo il Grande Sacerdote lo conoscesse e potesse pronunciarlo, durante la celebrazione dello Yom Kippur, a condizione che si trovasse, da solo, nel sancta sanctorum del Tempio di Gerusalemme, cioè nel luogo più intimo e sacro per un faccia-a-faccia tra l'essere umano e il suo Creatore.(11) Di conseguenza, con la scomparsa della più alta carica religiosa del giudaismo storico e del tempio gerosolimitano, il divieto è diventato assoluto e deve intendersi come riferito al solo Nome Impronunciabile. Richiamandoci a quanto detto sopra sul significato di ’Elohim, erano quindi nel giusto i mitici settanta (o settantadue) traduttori della Torah in lingua greca, i quali, quando incontravano il nome ’Elohim, usavano per analogia il termine Dios, anche declinandolo. Nelle Vulgate nazionali di lingua romanza si è quindi scritto (e pronunciato) /Dio/.

2. La pratica



Vi è poi un altro aspetto, forse meno importante, forse meno nobile, che ci spinge ad affermare che è superfluo qualsiasi artificio usato per ottemperare al secondo comandamento: quello grafico.
Dal punto di vista grafico-alfabetico, infatti, l'uso di forme (o formule) quali "D-o", "D.io", "D.ieu", "G-d" ecc., è un assurdo, se solo si pensi alla storia della scrittura, e in particolare al passaggio da un sistema ideografico a quello sillabico e infine fonetico. In quest'ultimo abbiamo un segno convenzionale (derivato da un primitivo pittogramma o ideogramma e condiviso da un numero sempre crescente di individui) che indica quasi sempre un, e uno solo, suono, vocalico o consonantico che sia.
È dunque solo un caso che il suono /i/ venga scritto - o meglio disegnato - con un tratto verticale (il puntino che lo sovrasta non è, a rigore, indispensabile): e se, per uno strano scherzo della storia dell'alfabeto, si fosse deciso di scriverlo con un tratto verticale o con un semplice puntino? Insomma, possiamo dire di avere qui un esempio lampante di ciò che il filosofo francese Emmanuel Levinas ha chiamato "l'idolatria della lettera",(12) un topos nella storia della cultura ebraica che risale ai tempi (preistorici) in cui la scrittura era considerata un instrumentum, se non diabuli, quanto meno magico, soprannaturale, divino, che solo pochi iniziati (stregoni, sciamani, sacerdoti...) potevano maneggiare impunemente. E che la Qabbalah abbia perseverato in questa superstizione - ampiamente avallata, spiegata e illustrata nella Ghematria - non è certo un motivo dirimente.
Da un punto di vista etico e psicologico, inoltre, tali formule si configurano come un mero esercizio di contorta ipocrisia. "Pronunciare" significa infatti "dire ad alta voce" e non tutto ciò che viene scritto deve per forza essere poi declamato: la "pronuncia mentale", che è una pratica naturale - e silenziosa! - dell'attività cerebrale, non è, nemmeno con tutta la più buona volontà esegetica, tra le attività proibite dal secondo comandamento...
Scrivibile e pronunciabile sono due concetti diversi e indipendenti, tanto è vero che il Tetragramma, per principio non pronunciabile ad alta voce, nel testo biblico viene scritto per intero e, in tutte le edizioni per uso liturgico, corredato dei segni diacritici stabiliti dalla tradizione masoretica; muta radicalmente, come abbiamo visto sopra, solo nella lettura verbale. Da notare poi che in nessuna lingua, nella parola che indica la divinità ebraica e cristiana sono presenti una o più lettere del Tetragramma.
Dunque, trastullarsi con strane formule grafiche per aggirare un divieto che in realtà non è mai esistito appare frutto di un amore per la forma che cancella il contenuto, per una lettera (è proprio il caso di dirlo!) che uccide la sostanza. Non è così, ci sembra, che si manifesta l'amore e il rispetto per il soggetto/oggetto della propria fede. Al contrario, una tale abitudine sottolinea e conferma, per citare ancora l'ebreo Levinas, "la 'bonaccia' che regna nell'ebraismo, regolato dalla Legge e dal rito",(13) allontana i credenti e scoraggia la conoscenza e la comprensione da parte delle altre confessioni religiose.

Marilì Cammarata
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