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 VAMPIRES

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MessaggioTitolo: VAMPIRES   Sab Nov 01, 2008 10:43 pm

Su internet si trova di tutto. Non potevano mancare siti dedicati ai vampiri ed al vampirismo.
Metto alcuni stralci per avviare un dibattito.
Sono realmente esistiti o il tutto è frutto dell'immaginazione e la letteratura ed i film in merito hanno fatto il resto? Come tutti i misteri,anche quello dei vampiri merita uno studio.


Nella Bibbia sono molti i riferimenti al sangue, forse il primo in assoluto è quello relativo allo scontro fra Caino ed Abele.
Secondo alcune "tradizioni" la stirpe dei vampiri discenderebbe proprio da Caino, ma quali motivazioni hanno portato a credere tale cosa? L'uccisione di Abele per mano di Caino non fu un evento del tutto inatteso per i genitori, Adamo ed Eva.
Eva infatti aveva visto in sogno il sangue di Abele scorrere nella bocca di Caino che lo beveva avidamente, mentre il fratello lo supplicava di non prenderglielo tutto.
Questo sogno di Eva ricorda fin troppo da vicino il mito del vampiro, ovviamente non possiamo dire che Caino si nutrì del sangue del fratello Abele, ma questo sogno è molto chiaro.
Quando effettivamente Caino uccise Abele il signore gli parlò, ed anche qui il sangue rivela un'importanza notevole nella discussione.
"Dov'è tuo fratello?" (gen 4, 9) Chiese il Signore.
"Sono forse il custode di mio fratello? Sei tu che vegli su tutte le creature eppure chiedi conto a me! Io l'ho ucciso è vero ma sei stato tu a creare in me l'inclinazione al male. Tu sei il custode di tutte le cose perchè allora ha permesso che lo uccidessi? Tu stesso lo hai ucciso poichè se avessi mostrato di gradire la mia offerta come la sua io non avrei avuto motivo di invidiarlo e non l'avrei ucciso".
Questa è una giustificazione molto "comoda" per Caino, il ritorcere verso il Signore la sua stessa opera.
Ma Dio disse: "la voce del sangue, come il sangue dei giusti che avrebbero potuto nascere dal seme di Abele, grida il tuo crimine".
La voce del sangue che trasmette un messaggio, che contiene l'anima, l'essenza, di ogni essere umano il suo passato ed il suo futuro.
Tornando al sogno di Eva se Caino si fosse nutrito del sangue di Abele avrebbe preso dentro di se tutta questa "memoria", arricchendosene.
L'immagine che Eva ha avuto è assai più vecchia di tutte le successive leggende sui vampiri create o diffuse nel periodo romantico, se Caino avesse voluto effettivamente avere per se la "fortuna" di Abele e rendere un'offesa al Signore, il berne il sangue poteva essere considerato un atto logico.

Si ringrazia il Cdec per aver consentito la consultazione dei propri testi


[/img]Vampiri" a Trani Metti un masso sul morto iapigio"
(Tratto dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 3/3/2002)

Due tombe, per quattro defunti: furono inumati senza onoranze funebri e in posizione prona, con un macigno addosso.
L’inquietante ipotesi degli antropologi: erano reietti che non dovevano assolutamente tornare tra i vivi.

VAMPIRI A TRANI
(di Giacomo Annibaldis)

"Vampiri" nell’antica Trani. E ciò che hanno sospettato archeologi e antropologi di fronte alle due sconcertanti tombe iapigie emerse a Capo Colonna. Qui qualcosa di unico nella storia degli scavi in Puglia - nonché della ritualità funebre antica - si è parato davanti agli occhi dell’archeologa Ada Riccardi della Sovrintendenza. Nella sepoltura più piccola era deposto un cadavere in posizione prona, inginocchiato, schiacciato da un lastrone piazzatogli sulla spalla; nel secondo sepolcro, invece, tre erano i defunti, anch’essi inumati, ognuno con un proprio masso addosso.

Lo scavo è stato condotto dalla Riccardi nel 2001. Ma la notizia, per evidente cautela, non era trapelata finora.

Durante gli scavi precedenti effettuati negli anni ‘70 a Capo Colonna, la penisoletta di Trani dove sorge il bel Monastero che sarà sede museale, non erano emerse sepolture: si trovarono invece tracce di insediamenti dell’età del Bronzo e anche fondi di capanna dell’età del Ferro, delimitate da un fossato. Furono recuperati reperti tardo-elladici e micenei (secondo la testimonianza dell’archeologo di allora: ma nessuno li ha mai visti, né sembra siano stati mai pubblicati!). Lo scorso anno però si ripresero le indagini in una zona limitrofa e riaffiorarono strutture di ambienti, con un cortile che doveva essere in origine lastricato (lo si deduce dal "vespaio" di ciottoli di mare disseminati, che avrebbero dovuto formare il sottofondo). Le pareti di questo edificio presentavano una originalità. i paramenti esterni dei muri erano costituiti da lastroni infissi verticalmente nel terreno. Una tecnica costruttiva mai attestata per l’antica Peucezia (o per la Daunia, visto che Trani allora sorgeva sul confine tra queste due popolazioni). D’altronde si doveva trattare, quasi certamente di un luogo di culto.

In questi ambienti sono riaffiorati frammenti di ceramica iapigia (un’olla ed altri cocci di vasi) che rimandano a una decorazione tipicamente daunia. Stravagante è il disegnino di uno dei frammenti, che raffigura un bipede con una voluminosa cresta, nonché una lunga coda da rettile. Il loro "stile" indica con ogni verosimiglianza la datazione dell’intero insediamento e quindi delle tombe. Tutto dunque farebbe pensare alla fine del IX o all’inizio dell’VIII secolo avanti Cristo.

Una fossa circolare fu scavata accanto alla parete dell’edificio maggiore. A che cosa servisse? Resta per ora una domanda senza risposta; e ancora più intrigante è aver constatato che nell’interno del pozzetto fossero stati infisse delle pietre. Certo un rito, di cui ci sfugge il senso.

Tuttavia il culmine del mistero di questo scavo a Capo Colonna non è certo la fossa, quanto le due tombe: che di per sé costituiscono una eccezionalità per questa epoca. Una di esse è all’interno all’edificio, l’altra, più piccola, è esterna, si direbbe nel "cortile".

Come si è detto, in quest’ultima sepoltura fu deposto - ben duemila e ottocento anni fa - un uomo in una posizione ben strana: quasi inginocchiato, prono, con addosso un lastrone. Identica fine fu riservata ai tre defunti ammassati nella tomba più vasta, anch’essi seppelliti con un macigno addosso. Il primo è un adulto maschio - ci dice il prof. Vito Scattarella del Dipartimento di Zoologia, sezione Antropologica dell’Università di Bari, che con il dottor Sandro Sublimi Saponetti stanno studiando i resti ossei. Gli altri sono due adulti dai venti ai quarant’anni e un ragazzo di quindici anni. L’indagine prosegue, ma nessun segno traumatico è ancor apparso sulle ossa: il che escluderebbe, per ora, una morte violenta, inflitta loro dalla comunità, che pure volle punire questi morti per l’eternità.

Che si trattasse di sepolture di reietti era emerso da vari indizi: non solo l’imposizione dei massi, ma anche la mancanza di qualsiasi elemento a corredo funebre: neppure un frammentino di ceramica fu adagiato nelle tombe. Eppure i loro corpi non furono lasciati insepolti o gettati in mare. Oltre al sasso, i corpi furono coperti da terreno, e le tumulazioni furono sigillate con un lastrone di pietra. È quasi esplicita in un siffatto rituale la volontà di impedire ai defunti un ritorno tra i vivi. E a un fenomeno di "vampirismo" hanno pensato gli antropologi baresi Scattarella e Sublimi. Le deposizioni di Trani, pur essendo uniche in Italia, hanno dei riscontri con altre scoperte dagli archeologi nel nord della Grecia: fu la studiosa greca Anastasia Tsaliki (ora docente in Inghilterra) a rivelare in alcuni congressi di antropologia la permanenza di rituali funebri di questo genere, dall’età neolitica fino ai giorni nostri. Il masso imposto al defunto doveva impedire che, egli tornasse a portare scompiglio nella comunità dei vivi. Naturalmente quando si parla di "vampirismo" non ci si vuol riferire al mondo dell’orrore, come lo intendiamo oggi. E tuttavia questi trapassati dovevano essere affetti da morbi connessi con la manifestazione del sangue, sostengono gli antropologi: quali la fotofobia, la porfiria, la tubercolosi polmonare, la rabbia ecc...

Su quali fonti letterarie o documentali dell’antichità si basi questa convinzione, non è dato ancora sapere con precisione. Ma certo, l’indagine non finisce qui, e di queste sepolture si continuerà a parlare.

Macigni, ritorni dal mondo dei morti… Un nesso non nuovo: il più immediato riscontro che il mito può fornirci - se vogliamo stare al gioco - è quello di un celebre "revenant": Sisifo. L’astuto fondatore di Corinto, che aveva incatenato la Morte, e una volta defunto aveva ingannato anche gli dèi degli inferi ed era tornato a vivere (uno dei rarissimi casi di "zombi" nel mito) fu punito con un masso da sospingere per l’eternità. Perché aveva osato l’impossibile "ritorno".

Giacomo Annibaldis

La coincidenza

Qui Davanzati scrisse nel ‘700 il suo trattato "sopra i vampiri".

È solo una coincidenza. Ma è stravagante che si parli di "vampirismo" nell’antica Trani, nella città in cui fu "incubato" - duemilacinquecento anni dopo l’inumazione di questi defunti iapigi - il primo trattato completo sui "revenants": quella "Dissertazione sopra i vampiri" scritta nel 1739-40 da Giuseppe Davanzati, che di Trani era in quegli anni arcivescovo e vi mori nel 1755 (era nato a Bari nel 1665). La "Dissertazione" era un’anatomia completa e illuministica non solo del diffuso fenomeno del vampiro, ma di tutto il luna park dell’orrore. Pubblicata postuma nel 1774 dal nipote Forges Davanzati, è stato riproposta nel 1998 da Besa editrice.

Tratto da: http://freeweb.supereva.com/ilsitodelmistero/index.html?


Ultima modifica di TESEO il Sab Nov 01, 2008 11:28 pm, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: VAMPIRES   Sab Nov 01, 2008 10:45 pm

vampiri non esistono? sono solo figure fantastiche? Ciò potrebbe essere vero: i vampiri potrebbero essere solo figure generate dalla superstizione e dalla credulità popolare ma il mito, la leggenda dei vampiri è una costante di quasi tutte le civiltà in ogni epoca, diffusa ben prima che molti popoli fossero contagiati dal mito europeo di Dracula. Questa figura maestosa, "il vampiro" per antonomasia, ha ridimensionato le articolazioni e le salienze mitiche locali contribuendo a dissolvere figure di vampiri popolari e tradizionali.
Qui di seguito vi presentiamo alcuni nomi, con descrizioni, dei vari tipi di vampiri nel mondo, affinché il retaggio della tradizione non venga obnubilato, irrimediabilmente, dalle nuove figure letterarie di vampiri.
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MessaggioTitolo: Re: VAMPIRES   Sab Nov 01, 2008 10:47 pm

VAN HELSING:




Questa figura è puramente di fantasia, nasce dalla penna di Bram Stoker nel suo celebre romanzo Dracula, fu poi modificata, trasformata o approfondita in altri romanzi o nel cinema.
Secondo il romanzo di Stoker, Van Helsing era un medico, studioso dell'occulto e del paranormale, chiamato al capezzale di Lucy dall'amico e collega Seward diagnostica il male della giovane come attacco di vampirismo, inizia e guida quindi la caccia al conte Dracula.
"[...] ho scritto al mio vecchio amico e maestro, il professor Van Helsing di Amsterdam che ne sa più di chiunque altro al mondo in fatto di malattie misteriose [...]
Si tratta, in apparenza, di un personaggio autoritario, ma è solo perché conosce ciò di cui parla meglio di qualsiasi altro. È un filosofo e metafisico, e uno degli scienziati più all'avanguardia del giorni nostri; e lo ritengo una mente assolutamente aperta. Questo, unito a nervi d'acciaio, a un carattere di ghiaccio, a una volontà indomabile, ad autodisciplina e tolleranza tali da non essere più semplici virtù ma benedizioni, oltre che al cuore più sincero e gentile che vi sia: ecco l'armamentario cui attinge nella nobile opera alla quale si dedica a pro dell'umanità, un'opera sia teorica che pratica, essendo che le sue concezioni sono di ampiezza non minore della sua capacità di suscitare simpatia.
Come scienziato occultista rivela quella che è la "teoria del contagio vampirico" da lui studiata da libri antichi e testi di occultismo particolarmente in voga nel periodo vittoriano di Stoker.
Prima di fare qualunque che è, lasciate me voi dire questo, che è frutto di sapienza ed esperienza degli antichi e di coloro tutti che hanno studiato i poteri di Non-morti.
Quando essi diventano tali, il mutamento comporta la maledizione dell'immortalità; essi non possono morire, ma devono continuare, un'era dopo l'altra, ad aggiungere nuove vittime e a moltiplicare i mali del mondo, perché tutti che muoiono per opera dei Non-morti diventano essi stessi Non-morti e predano per conto suo.
E così la cerchia continua ad allargare sé come le onde prodotte da una pietra gettata nell'acqua.
Non è possibile estrapolare la figura classica di Van Helsing dal periodo storico e dal contesto sociale in cui nasce: il periodo vittoriano in Gran Bretagna.
Van Helsing infatti incarna tutte le risposte ai problemi più o meno di pubblico dominio del tempo, alle scoperte scientifiche o alle teorie più "evolute".
Fu proprio nel periodo vittoriano che si iniziarono i primi tentativi di trasfusione sanguigna, con risultati non sempre positivi in quanto ancora non si conosceva il fattore RH del sangue, quindi spesso tali pratiche terminavano con la morte dei pazienti. I medici si rendevano conto che il problema stava nella "diversità" fra i vari tipi di sangue, ma non sapevano ancora come risolverlo.
Sempre in quel periodo di repressione sessuale "pubblica" proliferava una celata vita sociale "parallela" ed oscura rispetto a quella moralmente accettabile e pubblica. Quindi vi era un fiorire e proliferare di malattie veneree, anche in questi casi la classe medica annaspava alla ricerca di soluzioni.
A complicare ulteriormente la vita dei medici vi erano anche malattie fino a quel momento sconosciute importate dall'espansione dell'impero inglese fino agli antipodi del mondo, nasceva quindi un altro problema sociale la xenofobia.
Van Helsing, campione del bene, della scienza e della razionalità, è il paladino della crociata contro lo straniero Dracula: portatore di un contagio mostruoso, il vampirismo, della sovversione della morale, seduttore.
Il medico scienziato Van Helsing sperimenta, con successo, una trasfusione a Lucy intuendo che il contagio di Dracula è legato al sangue.
Forte delle proprie convinzioni religiose e delle proprie conoscenze occulte utilizza paletti, croci ed acqua santa per debellare il non-morto.
[...] Innanzitutto ha tolto dalla valigetta un discreto quantitativo di quelli che sembravano biscotti secchi e sottilissimi, accuratamente avvolti in un candido tovagliolo; poi, due manciate di una sostanza biancastra, simile a pasta o a gesso. Ha sbriciolato finemente i biscotti, mescolandoli alla pasta, che poi ha arrotolato in sottili strisce che ha preso ad applicare nelle fessure tra il cancello e gli stipiti della cappella. Lo guardavo alquanto perplesso e, siccome gli ero vicinissimo, gli ho chiesto che stesse facendo. Anche Arthur e Quincey gli si sono accostati incuriositi. Ha risposto il professore:
"Io sigillo tomba, per modo che la Non-morta non possa rientrare in essa.". [...]
"E che cos'è che usate?" Questa volta a porre la domanda era stato Arthur, e Van Helsing prima di rispondere si è tolto reverentemente il cappello: "Ostie consacrate. Le ho portate da Amsterdam. Sono stato autorizzato dalla Chiesa."
Era una risposta, questa, da tappare la bocca anche al più scettico di noi, e tutti ci siamo convinti che, di fronte a un proposito fermo come quello del professore - un proposito tale da permettere di fare un simile uso delle cose che più gli erano sacre - [...]
Stoker è il primo forse a descrivere quella che poi diventerà nella tradizione dei cacciatori di vampiri il Kit del cacciatore ed il suo contenuto:
[...] Invece della sua solita borsa nera, questa volta Van Helsing ne aveva portata una lunga di cuoio, simile a una sacca da cricket ed evidentemente non leggera. [...]
Con la solita metodicità, Van Helsing ha cominciato a togliere dalla sacca i vari oggetti che conteneva e a disporli pronti per l'uso.
Per prima cosa, un piccolo saldatore e del piombo, quindi un bruciatore a petrolio che, acceso in un angolo della tomba, ha emesso un getto di gas ardente con fiamma azzurra; poi i suoi bisturi, che ha allineato a portata di mano; e per ultimo un paletto rotondo di legno, dal diametro di circa otto o dieci centimetri e lungo circa un metro, con un'estremità acuminatissima e temperata al fuoco.
E ad accompagnare il paletto, un pesante martello, quali quelli che in casa si adoperano nello scantinato per frantumare il carbone.[...]
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MessaggioTitolo: Re: VAMPIRES   Sab Nov 01, 2008 10:48 pm

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MessaggioTitolo: Re: VAMPIRES   Sab Nov 01, 2008 10:53 pm

BRAM STOKER:


Nato a Clontarf, un villaggio costiero vicino a Dublino, fino all'età di otto anni fu incapace di alzarsi in piedi a causa del cagionevole stato di salute. La malattia e la mancanza di forze segnarono in maniera indelebile la sua attività letteraria. Il sonno senza fine e la resurrezione dei morti, due temi centrali del suo Dracula, furono di grande importanza per Stoker, costretto a trascorrere la maggiore parte della sua infanzia in un letto.

La sua guarigione apparve miracolosa ai medici che lo avevano in cura. Da quel momento Stoker condusse una vita normale, riuscendo addirittura ad eccellere nelle specialità sportive durante gli anni trascorsi all'università di Dublino. A tal proposito gli piaceva dire di sé stesso:

« Credo di poter dire che, nella mia persona, rappresento la sintesi dell'educazione universitaria mens sana in corpore sano. »


Stoker studiò storia, letteratura, matematica e fisica al Trinity College di Dublino, dove conseguì, a pieni voti, la laurea in matematica. Lavorò come domestico ma presto accettò un incarico a titolo gratuito come giornalista e critico teatrale per il The Evening Mail. Negli stessi anni seguì per un breve periodo le orme paterne, col quale condivideva anche il nome di battesimo, lavorando nell'amministrazione pubblica.

A 29 anni strinse un'amicizia destinata a durare una vita con l'attore Henry Irving, del quale sarebbe in seguito divenuto anche segretario e confidente.

Stoker sposò Florence Balcombe nel 1878 e si trasferì a Londra dove diresse il Lyceum Theatre di Irving. La collaborazione con Irving fu molto importante per lo scrittore: grazie a lui conobbe sia James McNeil Whistler che Arthur Conan Doyle e poté viaggiare per il mondo.


Bram StokerStoker arricchiva i suoi guadagni scrivendo un gran numero di romanzi e racconti sensazionali, tra cui la storia di vampiri intitolata Dracula pubblicata nel 1897. L'ispirazione gli era stata fornita dall'incontro avvenuto nel 1890 con il professore ungherese Arminius Vanbéry, il quale gli aveva raccontato la leggenda del principe rumeno Vlad Ţepeş Dracul, meglio conosciuto come Dracula. Questo personaggiò venne trasfigurato da Stoker nel Conte Dracula, il protagonista del suo racconto. Stoker impiegò sette anni per scrivere il libro studiando la cultura e la religione dei Balcani e documentandosi sulla figura storica di Vlad Tepes. Dracula ha ispirato una lunga serie di film e di opere teatrali.

Bram Stoker morì il 20 aprile 1912 a Londra dove fu sepolto.
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MessaggioTitolo: Re: VAMPIRES   Sab Nov 01, 2008 10:56 pm

IL ROMANZO DI BRAM STOKER

DRACULA:


La vicenda è narrata sotto forma di una raccolta degli scritti di alcuni dei protagonisti del racconto, che inizia il 5 maggio 1890 con il giovane avvocato Jonathan Harker, inviato in Transilvania dal suo capo, Peter Hawkins, per curare l'acquisto di un'abitazione a Londra fatto da un nobile locale: il Conte Dracula.

L'inizio del viaggio del giovane, però, è all'insegna del contatto con il mondo superstizioso e pauroso della gente locale, che cerca di scoraggiarlo dall'andare dal Conte, ma nessuno degli sforzi dei civili riesce ad impedire il contatto con il signorotto, che si rivela essere un affabile anziano che ha deciso di trasferirsi in Inghilterra.

Con il passare dei giorni alcuni particolari diventano terrificanti, fino alla scoperta del terribile segreto del Conte: egli è in realtà un terribile mostro che si nutre del sangue dei viventi. In una parola è un vampiro che si accinge ad azzannare la vecchia Inghilterra per prolungare ancora la sua insana esistenza.

A questo punto, quando ormai sembra giunta l'ultima ora per Harker, l'azione si sposta in Inghilterra, dove da uno scambio di lettere tra Mina e Lucy iniziamo a conoscere gli altri protagonisti: John Seward, direttore di un manicomio, Mina Murray, fidanzata di Jonathan e la sua amica Lucy Westerna (corteggiata dal Dott. Seward, da Quincey P. Morris, texano avventuriero, e da Lord Arthur Holmwood col quale si fidanzerà).

Mina, quindi, in attesa del ritorno di Jonathan, va a soggiornare a Whitby con Lucy e la sua famiglia: è questo l'inizio di una serie di fatti strani. Sul diario di Mina, infatti, vengono registrati, oltre ad una serie di comportamenti anomali da parte dell'amica, anche il rocambolesco arrivo a Whitby, in un giorno di tempesta, di una nave il cui capitano è stato ritrovato morto e legato al timone.

Al diario, per meglio descrivere l'accaduto, è allegato il servizio di un anonimo giornalista che descrive l'arrivo nel porto della nave fantasma, da cui esce un cane impaurito e inferocito, e quindi un estratto dal diario di bordo, che sembra riecheggiare il romanzo di William Hodgson I pirati fantasma, in cui si narra di un terribile demone che infesta la nave naufragata. Dal suo arrivo in poi, contemporaneamente, Renfield, paziente del dr. Seward, inizia a peggiorare, delirando di un fantomatico Signore, mentre Lucy è evidentemente la vittima di un mortale vampiro (porta gli evidenti segni sul collo): tutti indizi dell'arrivo del Conte Dracula in Inghilterra.

Inaspettatamente Mina viene a sapere che Jonathan, riuscito a fuggire dal castello di Dracula, si trova ricoverato a Budapest e lo raggiunge per poi tornare in Inghilterra e sposarlo. Intanto la salute di Lucy, che iniziava a peggiorare, subisce un terribile attacco. Il dr. Seward, allora, non vede soluzione migliore se non quella di chiamare, da Amsterdam, il suo insegnante, l'esimio prof. Abraham Van Helsing. All'inizio provano a fermare il deperimento con una serie di trasfusioni di sangue - tutti i protagonisti maschili si prestano alla delicata operazione - ma l'attacco finale di Dracula - poiché era lui la causa del deperimento di Lucy - porta alla morte della ragazza e della madre, che in quella notte finale si trovava nella stanza della figlia e che era già gravemente malata.

La minaccia, però, è solo all'inizio: come Van Helsing sa, Lucy è ormai diventata un vampiro a sua volta e, infatti, inizia subito a "cacciare" bambini che giocano nei dintorni del cimitero dove il suo corpo è stato sepolto. La notizia sarebbe passata quasi anonima se non fosse che le vittime sono bambini, ma le poche informazioni che giungono dalla stampa fanno interessare i due studiosi (Seward e Van Helsing), che esaminano le ferite dell'ultimo bambino: questa prova basta all'olandese per convincersi che è ora di agire. Prima, però, deve convincere dell'esistenza di un tale orrore sia il suo allievo, sia Quincey Morris sia, cosa più importante, il buon Arthur, ormai Lord Godalming dopo la morte del padre. Fatto ciò, in una terribile notte, rinchiudono nella sua tomba il corpo di Lucy, per poi tornare il giorno dopo e distruggere definitivamente la vampira.

A questo punto, grazie al controllo sulle carte e la corrispondenza di Lucy, Van Helsing entra in contatto con Mina e ha la possibilità di leggere il diario del marito sul suo soggiorno in Transilvania. L'incontro con Mina non è fondamentale solo per capire finalmente chi è l'avversario che si deve affrontare, ma soprattutto per l'aiuto che lei e il marito daranno all'impresa: proprio grazie alla coraggiosa giovane, infatti, si inizieranno a mettere insieme tutti i piccoli segnali, i piccoli indizi che Stoker ha disseminato, primo fra tutti l'anomalo comportamento di Renfield, che in un ultimo momento di lucidità cercherà di avvisare i nostri eroi del pericolo imminente. I protagonisti penetrano della proprietà di Dracula a Carfax e benedicono le casse di terra che il vampiro aveva portato dalla Transilvania per riposarvi. Ma quella stessa notte il Conte penetra nel manicomio, uccide Renfield e contagia Mina con la sua terribile influenza, per farla sua sposa per l'eternità.

Così Van Helsing, Harker, Seward, Lord Godalming e Morris stringono i tempi e, utilizzando delle ostie consacrate, sterilizzano tutti gli altri nascondigli londinesi del Conte che si vede così costretto a fuggire con l'unica cassa di terra che aveva tenuto nascosta per sé.

Il gruppo decide di mettersi all'inseguimento del Conte, per distruggerlo definitivamente e salvare l'anima di Mina e si recano a Varna, in attesa della nave su cui viaggia la cassa. Dracula, però, riesce ad evitarli e risale lungo il fiume che costeggia da vicino il suo Castello: per prenderlo in trappola i cacciatori si dividono in tre gruppi: Jonathan e Lord Godalming, il dr. Seward e Quincey Morris, il dr. Van Helsing e Mina.

La sfida finale si svolge sulle montagne ove sorge il Castello, il 6 novembre 1890, ed è narrata dal diario di Mina Harker: dopo che Van Helsing lo ha sterilizzato e ha ucciso le spose di Dracula, il professore e Mina si ritrovano con il resto della compagnia ad assediare il gruppo di zingari che scorta la cassa del vampiro. Alla fine, dopo una strenua lotta, poco prima del tramonto, Jonathan e un Quincey morente sferrano i colpi letali al Non-Morto, che diventa polvere, non senza un sorriso di sollievo sulle sue stesse labbra. Quest'episodio si conclude con la morte di Quincey Morris.

L'intera vicenda si svolge sette anni prima di quando è raccontata (presumibilmente la data di uscita, 1897) e la chiusura è lasciata ad un messaggio di Jonathan, che esprime la sua gioia per la felice conclusione del fatto: sia Arthur Holmwood sia John Seward sono felicemente sposati, e Jonathan e Mina sono stati allietati dalla nascita di un figlio. Il bambino porta tutti i nomi di coloro che parteciparono alla distruzione di Dracula, ma viene chiamato dai genitori Quincey, poiché è nato proprio il 6 novembre, nell'anniversario della morte di Quincey Morris.
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MessaggioTitolo: Re: VAMPIRES   Sab Nov 01, 2008 10:58 pm

L'ispirazione storica di Bram Stoker per il personaggio è considerata la famigerata figura del sovrano della Valacchia Vlad Tepes III Dracula (1431 - 1476), noto come L'Impalatore. Il personaggio di Stoker tuttavia ha poco in comune con il personaggio storico, considerato un eroe patriottico e un difensore della fede dai rumeni a causa della sua strenua lotta contro i Turchi. Il Dracula di Stoker è chiaramente un discendente della tradizione gotica nella letteratura inglese ed europea in generale.

Benché il Dracula letterario, salvo pochissime eccezioni, sia identificato con Vlad Tepes in numerosissime versioni letterarie o cinematografiche (un esempio recente è il film Dracula di Bram Stoker di Francis Ford Coppola), in realtà nel romanzo originale il personaggio non si dichiara né viene mai riconosciuto come l'Impalatore (anche se, dalla lettura del terzo capitolo del romanzo, in cui descrive con appassionante ed esaltata perizia di particolari le battaglie che furono combattute nella sua terra, parlando di un suo antenato, si potrebbe dedurre la conferma della sua identità come l'Impalatore).
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MessaggioTitolo: Re: VAMPIRES   Sab Nov 01, 2008 10:59 pm

Vlad, come suo padre Vlad II, apparteneva all'Ordine del Dragone (ordo draconistarum), uno degli ordini cavallereschi di stampo religioso del Medioevo.

Fu creato nel 1408 da Sigismondo di Lussemburgo, re d'Ungheria (in seguito imperatore del Sacro Romano Impero) e dalla sua seconda moglie, Barbara Cilli.

Scopo dell'ordine era di proteggere la Cristianità e lottare contro i Turchi.

Il padre Vlad II fu chiamato Dracul il cui significato era "Dragone" dato che questi divenne il suo simbolo. Per questo il figlio venne chiamato in romeno Drăculea (che puo significare l'appartenenza, la discendenza dal "Dracul"). Per una curiosa coincidenza, in rumeno il termine Dracul poteva essere interpretato anche come Diavolo. Vlad III divenne dunque "Figlio del Diavolo". Probabilmente questo è alla base della leggenda nata sul suo personaggio.

Ma il nome con cui Vlad era veramente ricordato è il rumeno "Ţepeş", che significa l'impalatore, poiché quello era il supplizio a cui usualmente condannava i propri nemici, soprattutto i turchi, essendo questo genere di punizione tipicamente ottomana. Questi ultimi si riferivano a Vlad come Kaziglu Bey, cioè il Principe impalatore, termine attestato a partire dal 1550.
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MessaggioTitolo: Re: VAMPIRES   Sab Nov 01, 2008 11:23 pm

Questo è un articolo interessante:


Vampiri" a Trani Metti un masso sul morto iapigio"
(Tratto dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 3/3/2002)

Due tombe, per quattro defunti: furono inumati senza onoranze funebri e in posizione prona, con un macigno addosso.
L’inquietante ipotesi degli antropologi: erano reietti che non dovevano assolutamente tornare tra i vivi.

VAMPIRI A TRANI
(di Giacomo Annibaldis)

"Vampiri" nell’antica Trani. E ciò che hanno sospettato archeologi e antropologi di fronte alle due sconcertanti tombe iapigie emerse a Capo Colonna. Qui qualcosa di unico nella storia degli scavi in Puglia - nonché della ritualità funebre antica - si è parato davanti agli occhi dell’archeologa Ada Riccardi della Sovrintendenza. Nella sepoltura più piccola era deposto un cadavere in posizione prona, inginocchiato, schiacciato da un lastrone piazzatogli sulla spalla; nel secondo sepolcro, invece, tre erano i defunti, anch’essi inumati, ognuno con un proprio masso addosso.

Lo scavo è stato condotto dalla Riccardi nel 2001. Ma la notizia, per evidente cautela, non era trapelata finora.

Durante gli scavi precedenti effettuati negli anni ‘70 a Capo Colonna, la penisoletta di Trani dove sorge il bel Monastero che sarà sede museale, non erano emerse sepolture: si trovarono invece tracce di insediamenti dell’età del Bronzo e anche fondi di capanna dell’età del Ferro, delimitate da un fossato. Furono recuperati reperti tardo-elladici e micenei (secondo la testimonianza dell’archeologo di allora: ma nessuno li ha mai visti, né sembra siano stati mai pubblicati!). Lo scorso anno però si ripresero le indagini in una zona limitrofa e riaffiorarono strutture di ambienti, con un cortile che doveva essere in origine lastricato (lo si deduce dal "vespaio" di ciottoli di mare disseminati, che avrebbero dovuto formare il sottofondo). Le pareti di questo edificio presentavano una originalità. i paramenti esterni dei muri erano costituiti da lastroni infissi verticalmente nel terreno. Una tecnica costruttiva mai attestata per l’antica Peucezia (o per la Daunia, visto che Trani allora sorgeva sul confine tra queste due popolazioni). D’altronde si doveva trattare, quasi certamente di un luogo di culto.

In questi ambienti sono riaffiorati frammenti di ceramica iapigia (un’olla ed altri cocci di vasi) che rimandano a una decorazione tipicamente daunia. Stravagante è il disegnino di uno dei frammenti, che raffigura un bipede con una voluminosa cresta, nonché una lunga coda da rettile. Il loro "stile" indica con ogni verosimiglianza la datazione dell’intero insediamento e quindi delle tombe. Tutto dunque farebbe pensare alla fine del IX o all’inizio dell’VIII secolo avanti Cristo.

Una fossa circolare fu scavata accanto alla parete dell’edificio maggiore. A che cosa servisse? Resta per ora una domanda senza risposta; e ancora più intrigante è aver constatato che nell’interno del pozzetto fossero stati infisse delle pietre. Certo un rito, di cui ci sfugge il senso.

Tuttavia il culmine del mistero di questo scavo a Capo Colonna non è certo la fossa, quanto le due tombe: che di per sé costituiscono una eccezionalità per questa epoca. Una di esse è all’interno all’edificio, l’altra, più piccola, è esterna, si direbbe nel "cortile".

Come si è detto, in quest’ultima sepoltura fu deposto - ben duemila e ottocento anni fa - un uomo in una posizione ben strana: quasi inginocchiato, prono, con addosso un lastrone. Identica fine fu riservata ai tre defunti ammassati nella tomba più vasta, anch’essi seppelliti con un macigno addosso. Il primo è un adulto maschio - ci dice il prof. Vito Scattarella del Dipartimento di Zoologia, sezione Antropologica dell’Università di Bari, che con il dottor Sandro Sublimi Saponetti stanno studiando i resti ossei. Gli altri sono due adulti dai venti ai quarant’anni e un ragazzo di quindici anni. L’indagine prosegue, ma nessun segno traumatico è ancor apparso sulle ossa: il che escluderebbe, per ora, una morte violenta, inflitta loro dalla comunità, che pure volle punire questi morti per l’eternità.

Che si trattasse di sepolture di reietti era emerso da vari indizi: non solo l’imposizione dei massi, ma anche la mancanza di qualsiasi elemento a corredo funebre: neppure un frammentino di ceramica fu adagiato nelle tombe. Eppure i loro corpi non furono lasciati insepolti o gettati in mare. Oltre al sasso, i corpi furono coperti da terreno, e le tumulazioni furono sigillate con un lastrone di pietra. È quasi esplicita in un siffatto rituale la volontà di impedire ai defunti un ritorno tra i vivi. E a un fenomeno di "vampirismo" hanno pensato gli antropologi baresi Scattarella e Sublimi. Le deposizioni di Trani, pur essendo uniche in Italia, hanno dei riscontri con altre scoperte dagli archeologi nel nord della Grecia: fu la studiosa greca Anastasia Tsaliki (ora docente in Inghilterra) a rivelare in alcuni congressi di antropologia la permanenza di rituali funebri di questo genere, dall’età neolitica fino ai giorni nostri. Il masso imposto al defunto doveva impedire che, egli tornasse a portare scompiglio nella comunità dei vivi. Naturalmente quando si parla di "vampirismo" non ci si vuol riferire al mondo dell’orrore, come lo intendiamo oggi. E tuttavia questi trapassati dovevano essere affetti da morbi connessi con la manifestazione del sangue, sostengono gli antropologi: quali la fotofobia, la porfiria, la tubercolosi polmonare, la rabbia ecc...

Su quali fonti letterarie o documentali dell’antichità si basi questa convinzione, non è dato ancora sapere con precisione. Ma certo, l’indagine non finisce qui, e di queste sepolture si continuerà a parlare.

Macigni, ritorni dal mondo dei morti… Un nesso non nuovo: il più immediato riscontro che il mito può fornirci - se vogliamo stare al gioco - è quello di un celebre "revenant": Sisifo. L’astuto fondatore di Corinto, che aveva incatenato la Morte, e una volta defunto aveva ingannato anche gli dèi degli inferi ed era tornato a vivere (uno dei rarissimi casi di "zombi" nel mito) fu punito con un masso da sospingere per l’eternità. Perché aveva osato l’impossibile "ritorno".

Giacomo Annibaldis

La coincidenza

Qui Davanzati scrisse nel ‘700 il suo trattato "sopra i vampiri".

È solo una coincidenza. Ma è stravagante che si parli di "vampirismo" nell’antica Trani, nella città in cui fu "incubato" - duemilacinquecento anni dopo l’inumazione di questi defunti iapigi - il primo trattato completo sui "revenants": quella "Dissertazione sopra i vampiri" scritta nel 1739-40 da Giuseppe Davanzati, che di Trani era in quegli anni arcivescovo e vi mori nel 1755 (era nato a Bari nel 1665). La "Dissertazione" era un’anatomia completa e illuministica non solo del diffuso fenomeno del vampiro, ma di tutto il luna park dell’orrore. Pubblicata postuma nel 1774 dal nipote Forges Davanzati, è stato riproposta nel 1998 da Besa editrice.

Tratto da: http://freeweb.supereva.com/ilsitodelmistero/index.html?p
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MessaggioTitolo: Re: VAMPIRES   Sab Nov 01, 2008 11:35 pm



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MessaggioTitolo: Re: VAMPIRES   

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