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 NICOLAS FLAMEL

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MessaggioTitolo: NICOLAS FLAMEL   Mer Ago 13, 2008 5:49 pm

(di Marisa Uberti)

Nicolas Flamel nacque nel 1330,forse a Pontigny,da una modesta e dignitosa famiglia che lo fece studiare. Divenne copista e in seguito giurista. In quel tempo era un'attività redditizia e di notevole importanza,poichè dava la possibilità di insegnare a leggere e a scrivere anche a coloro che erano agiati e nobili,ma non lo sapevano fare.

Dotato di notevole spirito di iniziativa,di curiosità,ed evidentemente di fiuto negli affari,riuscì ad aprire un banco di vendita sul retro delle colonne della chiesa di Saint-Jacques la Boucherie a Parigi. Prese alloggio in una casa,detta "All'insegna del giglio", luogo di 'ritrovo' di scrivani,apprendisti scrivani,amanuensi,copisti,in cui circolavano manoscritti e codici miniati di vario tipo. Facendosi largo nell'ambiente,passò da scrivano a maestro di lettere e anche editore.La Via S. Jacques -la-Boucherie divenne Rue des Ecrivains cioè Via degli Scrivani,quando la Corporazione omonima(cui Flamel apparteneva) vi trasferì la sede..
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MessaggioTitolo: Re: NICOLAS FLAMEL   Mer Ago 13, 2008 5:50 pm

In questo contesto conobbe colei che diventerà la sua inseparabile compagna e musa ispiratrice,Pernelle,che era rimasta vedova due volte e poteva contare su un patrimonio notevole.Più grande di qualche anno di Nicolas,lui l'aiutò in alcune questioni legali(era anche un giurista e insegnava all'Università)e si sposarono nel 1357,un anno importantissimo per Flamel.

Documentazioni,certificati di matrimonio,atti notarili esistono: storicamente si hanno fonti concrete del personaggio e della sua vita,dunque. Vita che si ammanta di una straordinaria serie di eventi 'fortuiti' che la faranno entrare per sempre nella leggenda.Dicono che trovò la Pietra Filosofale e,con essa,il segreto dell'Eterna Giovinezza.Un uomo che riuscì a darsi al prossimo,elargendo i propri beni a piene mani, costruendo oltre una decina tra ospedali e case di cura,a dare ricovero ai derelitti,a restaurare chiese e monumenti. Se si sanno tutte queste cose, cosa c'è di ancora poco noto in questo personaggio?

Proverò a rispondermi con un'altra domanda: come mai esercita tanto fascino dopo sei secoli dalla sua scomparsa? Come mai tanti uomini dalla mente illuminata hanno cercato,nelle varie epoche,di studiare sui suoi testi e decifrarli? Tra le varie teorie,c'è anche chi lo annovera tra i Gran Maestri del Priorato di Sion e gli attribuisce i natali nella località di Gisors, niente meno(oltre che rimarcare come la scoperta della Pietra sia avvenuta il 17 gennaio,una data assai 'emblematica', per taluni). Non va dimenticato che un gran numero di persone non conosce Flamel,e il suo nome non è riportato su testi enciclopedici di uso comune.Rappresenta una 'pietra miliare' per chi si interessa di studi ermetici,ma non per gli altri.
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MessaggioTitolo: Re: NICOLAS FLAMEL   Mer Ago 13, 2008 5:51 pm

Flamel è uno di quei personaggi che,una volta incontrati, diventa familiare. La sua immagine di anziano barbuto,dagli occhi vivi e dall'espressione bonaria ed enigmatica,potrebbe appartenere ad un nostro antenato,al nonno di ciascuno di noi. In qualche maniera egli ha trovato il modo di annullare il tempo e lo spazio, partecipando al presente nonostante appartenga ufficialmente al passato. E'come se l'anima di Flamel sia sempre in cerca di qualcuno a cui trasferire le sue Conoscenze,proprio come accadde a lui stesso,venendo investito di un 'compito' che lo ha realmente assegnato all'eternità.

Raccontare la sua storia,è un po' come percorrere una storia che forse molti di noi vorrebbero avere,anzi che sicuramente vorremmo avere!Una storia semplice,di un uomo semplice che non pare si interessasse di alchimia,inizialmente. Certamente egli aveva avuto modo di venire a contatto con moltissimi testi,anche di matrice alchemica ma non avevano catturato la sua attenzione se non come materiale 'di lavoro',da ricopiare, come tanti altri.Ma una notte accadde qualcosa. Tradizione vuole che Nicolas fece un sogno profetico. Gli apparve infatti un angelo, il quale, mostrandogli uno splendido volume antico, gli mormorò: "Guarda bene questo libro, Nicholas. All’inizio non comprenderai niente di esso, né tu né altri uomini. Ma un giorno vedrai in esso quello che nessun altro uomo sarà capace di vedere." La cosa incredibile era che Nicola non lo aveva mai visto dal vivo,quel libro, e non lo vide fino ad un giorno del 1357, quando lo riconobbe, in mano ad un venditore che non conosceva e che stava per mandare via.Quando notò il libro che teneva in mano,il cuore gli fece un balzo in petto e si affrettò a comprarlo.
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MessaggioTitolo: Re: NICOLAS FLAMEL   Mer Ago 13, 2008 5:52 pm

Racconta Flamel:“La legatura in solido ottone, dentro vi erano figure e caratteri che non erano latini e neanche francesi… era stato scritto con una matita di piombo, su fogli di corteccia ed era stranamente colorato. Sulla prima pagina, in lettere d’oro, appariva questa dicitura… Abramo l’Ebreo, Prete, Principe, Levita, Astrologo e Filosofo alla nazione degli ebrei dispersa in Francia (o fra i galli) dall’ira di Dio, augura Salute”.Quindi seguivano grandi maledizioni e minacce contro chiunque avesse posto i suoi occhi su esso senza essere un sacerdote o uno scrivano. La parola misteriosa maranatha, ripetuta parecchie volte su ogni pagina, accresceva il senso di paura che incuteva il testo".

Nicolas era uno scrivano! Perchè non aprire dunque quel libro?

Lo fece.

Il testo si rivelò di assai ardua comprensione,con iconografie che non poteva interpretare, tuttavia Flamel intuì che c'era un messaggio sotteso in esse,una metafora che ormai doveva cogliere. Anzi,comprese che era il percorso da seguire per giungere alla trasformazione del piombo in oro,della materia in spirito. Non fu avida volontà di raggiungere ricchezza e potere,quella di Flamel, ma la perseveranza di lavorare su se stesso,di sentirsi investito di una missione divina,e Dio sarà sempre la Grande Luce,il Fuoco per lui. Senza l'aiuto divino,egli era conscio che non sarebbe mai arrivato a comprendere il 'grande segreto della Natura', dunque iniziò a lavorare dentro di sè,con l'aiuto di Pernelle -animicamente a lui affine- e contemporaneamente intuendo che necessitava di ulteriore conoscenza,che non possedeva.Sempre Dio avrebbe guidato i suoi passi.Era conscio che doveva fortificarsi per sopportare la tempesta di luce che l’avrebbe scosso nel momento in cui la verità avesse preso il suo cuore. Solo allora riuscì a realizzare il suo desiderio. Perchè qualsiasi cosa di buono e di grande possa accadere ad un uomo,esso non è che il risultato della coordinazione dei suoi sforzi volontari e del malleabile destino.
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MessaggioTitolo: Re: NICOLAS FLAMEL   Mer Ago 13, 2008 5:52 pm

Purtroppo dovette 'fermarsi' ben vent'anni,a quanto si dice, perchè sviato nelle operazioni alchemiche dai falsi insegnamenti di un tale Anselmo,un medico che si professava in grado di svelargli i segreti contenuti nel mirabile libro. Sfibrato,decise di aver bisogno del supporto di un esperto in Cabbala ebraica,dal momento che il libro era scritto in ebraico antico;gli Ebrei erano stati mandati via dalla Francia,perchè perseguitati e molti si erano stabiliti in Spagna,sotto i più illuminati domini arabi. Nelle sinagoghe,centri di Cultura preminenti,si studiavano e traducevano manoscritti antichissimi. Partì quindi per la volta della Galizia,come pellegrino,per San Giacomo di Compostella.dove andò subito a fare voto. Cercò per anni qualcuno che potesse aiutarlo, ma trovò diffidenza in quanto era europeo e soprattutto francese (di una nazione da cui gli Ebrei erano stati da poco espulsi) fino a che -quasi sulla via del ritorno- a Lèon, venne messo in contatto con Maestro Chances, che finalmente si dimostrò in grado di dargli l'aiuto di cui era alla ricerca.Il libro di Abramo, gli disse, era un manoscritto che si credeva ormai perduto e Chances si irradiò di luce quando lo vide tra le mani di Flamel.Nicolas aveva all'incirca 50 anni, Pernelle lo attendeva a casa e mandava avanti gli affari di famiglia. Nicolas non vedeva l'ora di tornare a riabbracciarla.Propose a Chances di ritornare insieme a Parigi,dove avrebbero potuto fare le loro Ricerche di alchimia.

Tra il Maestro e Nicolas si stabilì un legame di fratellanza;Chances non conosceva,con tutta probabilità, integralmente il segreto contenuto nel libro ma decise di seguire Flamel a Parigi,dove avrebbero potuto studiarlo a fondo.Era ebreo,però,e non avrebbe potuto entrare in città. Arrivò perfino a convertirsi pur di raggiungere lo scopo prefisso, ma in pochi giorni morì a causa di una malattia e Flamel lo seppellì nella chiesa di S.Croce.Prima di morire, Canches rivelò a Flamel il significato della formula misteriosa sulla quale avrebbe dovuto concentrarsi e continuare a lavorare.
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MessaggioTitolo: Re: NICOLAS FLAMEL   Mer Ago 13, 2008 5:53 pm

Ora doveva proseguire da solo. Quel po' che aveva appreso da Maestro Chances doveva bastargli.Trascorse più di tre anni a completare la sua conoscenza, ma alla fine di questo periodo, la trasmutazione fu compiuta. Avendo imparato quali materiali fosse necessario mettere insieme, seguì strettamente il metodo di Abramo e il 17 gennaio 1382 cambiò una libbra di piombo in argento, e il 25 aprile fece lo stesso per ottenere oro puro. E simultaneamente, compì la stessa trasmutazione nella sua anima. Dalla sua passione, mischiata in un invisibile crogiolo, riuscì ad emergere la sostanza dello spirito eterno.

Ma non usò mai le sue ricchezze per accrescere il suo benessere personale, o per soddisfare le sue vanità. Non cambiò niente della sua vita modesta. Continuò a mantenere la sua attività di libraio,con l' umiltà della sua Saggezza. Pare che ricevette l'ammirazione e la protezione di una dama di corte, Bianca Navarra, figlia del re di Navarra e poi moglie di Filippo VI di Francia che divenne 'esperta in scienze chimiche' , ma cosa si intenda con questo è difficile da dire. Flamel non era uno sprovveduto e aveva ben compreso che la rivelazione del segreto ad un'anima impreparata poteva solo accrescere lo stato di imperfezione della stessa.

Diventò ricchissimo. Ma non per sè. Era proprietario di una trentina di case,quando morì, che voleva destinare ad ospizi. Come si era procurato tanta disponibilità economica,da suscitare anche parecchie invidie e gelosie?

Le ipotesi,come al solito,quando si tratta di 'trovare' soluzioni alle questioni che non si possono comprendere, sono svariate: -dal suo lavoro ufficiale di scrivano e giurista all'università di Parigi; - dalla gestione 'sottobanco' dei beni degli ebrei espulsi dal regno; - dalla sistemazione di questioni legali relative alla fortuna personale di sua moglie; - dall'usura;-da speculazione immobiliare sotto copertura di pie fondazioni, poiché la lottizzazione di immobili era particolarmente proficua in periodo di crescita urbana.
Le ipotesi peggiori si devono probabilmente ai suoi detrattori poichè, come è risaputo, egli viene ricordato per la sua magnanimità e grande umanità verso il prossimo(istituì molti ospedali,restaurò case di cura e chiese).
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MessaggioTitolo: Re: NICOLAS FLAMEL   Mer Ago 13, 2008 5:54 pm

Dicono che andasse spesso a passeggiare nel cimitero degli Innocenti,vicino alla sua casa,pensando che ad essi 'facesse piacere'. Sapeva che i morti che vi riposavano sarebbero tornati, quando la loro ora fosse giunta, in forme differenti per perfezionare se stessi e morire ancora. Fece realizzare un bassorilievo da collocarvi; era sempre stato attratto da quel luogo.Secondo molti, nei suoi simboli vi era il segreto della Pietra Filosofale.Per questo,dopo la sua morte,parecchi approfittatori cercarono con false identità di penetrare nella sua casa, asportarono suppellettili,bassorilievi, sondando da cima a fondo i luoghi dove aveva soggiornato.Perfino il cimitero!

Pernelle morì nel 1397,lasciandolo solo e sconsolato.Flamel si trasferì allora nella casa di Rue de Montmorency

Secondo alcuni, Flamel morì nel 1419,ad 89 anni di età;qualcun altro si spinge a 106 anni.Altri ancora,sulla scia della leggenda, affermano che non è mai morto,acquisendo il rango di Adepto Immortale.Nel corso dei secoli,lui e la moglie furono visti diverse volte! C'è anche chi sostiene che egli non sia altri che Fulcanelli. Il fatto che nelle loro tombe,come si racconta, non siano stati ritrovati i corpi, ha fatto aumentare la suggestione.
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MessaggioTitolo: Re: NICOLAS FLAMEL   Mer Ago 13, 2008 5:55 pm

La morte di Flamel e la sua tomba

Per accedere al suo Testamento,in francese, clicca qui. Esso era inizialmente scritto in un codice crittografico formato di 96 lettere,decifrato nel 1758.Contiene indicazioni ermetiche per gli iniziati alla Scienza di Hermes.

Flamel trascorse gli ultimi giorni della sua vita scrivendo libri di alchimia,interessandosi non di meno ai suoi affari e predisponendo la sua inumazione,che doveva avvenire in fondo alla navata di Saint Jacques la Boucherie,come infatti fu La chiesa venne in seguito abbattuta,durante la Rivuoluzione,restando solamente un recinto e fu usata come deposito di munizioni ; tutte le opere d'arte scomparvero,così la tomba di Flamel non fu salvata(era stata già depredata a suo tempo dai soliti avventori, credendo vi fossero contenuti mirabili segreti o tesori). Resta però la lapide (coperchio del sarcofago),trovata più tardi da un antiquario:veniva usata come tavola di taglio per un rappresentante di verdura! Pare sia'conservata al Museo de Cluny di Parigi.
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MessaggioTitolo: Re: NICOLAS FLAMEL   Mer Ago 13, 2008 5:57 pm

La scritta dice:"Feu Nicolas Flamel jadis écrivain a laissé à œuvre de cette église certaines rentes et maisons dont il avait fait acquisition et achetées à son vivant pour faire certains service divin et distributions d'argent chacun an par aumônes touchant les Quinze Vingt, l'Hôtel Dieu et autres églises et hospitaux de Paris. Soient priés ici les trépassés.

"Fuoco(luminoso) Nicolas Flamel precedentemente scrivano ha lasciato ad opera di questa chiesa alcune entrate e case di cui aveva fatto acquisizione e comperate al suo diletto per fare certo servizio divino e distribuzioni di denaro ciascun anno per elemosine che toccano i quindici venti(?), l'hotel Dieu ed altre chiese ed ospedali di Parigi." Siano pregati qui i defunti".

Poi vi sono due righe sotto l'uomo disteso(che ha un cartiglio uscente dalla bocca) che dicono a grandi linee che terra siamo e in essa ritorniamo. Queste parole fanno capire come Flamel non avesse intenzione di eludere la morte,considerata come transizione naturale. Flamel -entrato nel mito- fu 'visto' varie volte durante le epoche.Un fatto quantomeno 'inspiegabile' è che nel XVII secolo un archeologo(Paul Lucas) mandato dal re Luigi quattordicesimo in Oriente per effettuare delle ricerche per conto della Francia,testimoniò in un libro, Voyage dans la Turquie, pubblicato nel 1719,di aver avuto notizie di Flamel da un filosofo, appartenente ad un gruppo di Sette Saggi, che periodicamente,ogni 20 anni, si trovavano in un luogo del mondo.In quell'anno si riunivano nella località di Broussa, dove si trovava l'archeologo in missione. Il saggio gli raccontò che loro possedevano la Pietra Filosofale e di conseguenza l'Elisir di Lunga Vita, e che anche Flamel ,in Occidente,la possedeva ed era uno dei Saggi. Paul Lucas restò di sasso,apprendendo come quell'uomo potesse conoscere non solo Flamel ma la maniera in cui avesse ricevuto il Libro di Abramo, prima di allora ignorata.Il saggio rivelò che Flamel e Perenelle erano vivi e si trovavano in India.
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MessaggioTitolo: Re: NICOLAS FLAMEL   Mer Ago 13, 2008 5:58 pm

Il Libro di Abramo

Chi era Abramo,il protagonista del libro che aprì le porte a Flamel del Grande Segreto della Natura? Forse un personaggio realmente esistito, Abramo l'ebreo (1362-1460).Ma se assecondiamo questa ipotesi,i 'conti'non tornano: come può essere finito nelle mani di Flamel (nel 1357) prima che questo Abramo nascesse?

La biblioteca di Flamel e i suoi incartamenti preziosi passarono al nipote Perrier,a cui era affezionato e che era interessato agli studi alchemici. Di lui però non si seppe più nulla anche se si può ipotizzare che l'eredità spirituale e il Sapere siano passati di generazione in generazione,sotto un proverbiale silenzio ermetico fino a che un discendente di Flamel, di nome Dubois, volle infrangere le 'regole'e si presentò dinanzi al re Luigi XIII mostrando la propria abilità nel trasformare delle palle di piombo in oro.Il Cardinale Richelieu,come un'aquila assetata,sperò di potergli cavare il segreto ma Dubois non lo conosceva,essendo incapace di decifrare il famoso libro di Abramo. Per cui Richelieu -vedendo che da lui non si poteva ricavare niente-lo fece anche imprigionare a Vincennes e,muovendo accuse forse fasulle o pretestuose,lo fece giustiziare,confiscando in tal modo i suoi beni.Anche la casa di Flamel venne confiscata e la soldataglia mandata da Richelieu la esplorò da cima a fondo.Non venne risparmiata nemmeno la tomba dell'alchimista,che durante una notte venne aperta e il sarcofago rotto. Fu a seguito di quest’incidente che si diffuse la voce che il sarcofago era stato trovato vuoto e che non aveva mai contenuto il corpo di Flamel.

Si ipotizza che Richelieu abbia trovato il manoscritto,che si fosse fatto costruire un laboratorio alla Chateau di Rueil, e che vi andasse per studiarlo,ma senza risultati,perchè la Sacra Scienza non si svela agli avidi o a chi la affronta senza scrupolo.
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MessaggioTitolo: Re: NICOLAS FLAMEL   Mer Ago 13, 2008 6:03 pm

Morto Richelieu, nuovamente il libro 'scomparve'. Comunque esso era stato già riprodotto in varie parti. Infatti il libro deve essere stato copiato, perché l’autore del Trésor des Recherches et Antiquités, Gauloises fece un viaggio a Milano, per vederne la copia, che apparteneva al Signore di Cabrieres. In ogni caso, oggi di esso non si ha la copia 'originale', in attesa di finire nelle mani di qualche altro 'Flamel'! Il Testo che più potrebbe avvicinarsi ad esso è il manoscritto Figures Hieroglyphiques d’Abrahm Juif, conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi il quale, pur discostandosi dalla descrizione dell’originale fatta da Flamel, contiene molte immagini
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MessaggioTitolo: Re: NICOLAS FLAMEL   Mer Ago 13, 2008 6:05 pm

Qualcuno sostiene che l'intera vicenda del libro sia solo una metafora del percorso iniziatico sperimentato da Flamel.

A proposito dell'intepretazione allegorica del 'libro di Adamo' ritrovato da Flamel e del suo racconto intero,si veda lo studio di Eugene Canseliet, contenuto ne 'Il libro delle Figure geroglifiche' edito dalle Mediterranee, da pagina 19 a pag.50. Canseliet riferisce del fatto che Fulcanelli ebbe a dare un'esauriente spiegazione di tale narrazione, ravvisando nel libro chiuso il simbolo della materia prima 'di cui si valgono gli alchimisti e che essi portano via al momento del distacco', Fulcanelli non esita a identificare con il 'soggetto dei saggi' il libro miniato, acquistato da Flamel per 'la somma di due fiorini'.
In tale ottica,anche la figura di Pernelle diviene una sorta di Allegoria.A questo riguardo, Canseliet, sempre nello studio storico del libro di Flamel, dice: "Pernelle! Nome singolare,per il quale adottiamo l'ortografia del breviario, molto vicina a quella degli alchimisti di Fleurs e del testo delle Figure, poichè essa rende il qualificativo dell'antico francese, con quel senso di eternità, di perpetuità, così confacente alla materia. Certo, non arriveremo al punto di pretendere che Flamel abbia personificato, in una compagna fittizia, il soggetto femminile dei suoi lavori segreti, per quanto non si possa escludere dal novero delle possibilità che egli abbia dato alla sua sposa un prenome rievocante il sovrano privilegio del caos primordiale e universale. A questo proposito, richiamiamo l'attenzione degli amanti della Scienza sul fatto che Pernelle, della quale l'abate Villain non riuscì a trovare in alcun sito il nome di famiglia, si maritò 'tre volte' proprio come la femmina minerale, nella Grande Opera fisica"(Canseliet,op.cit.pag,40).
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MessaggioTitolo: Re: NICOLAS FLAMEL   Mer Ago 13, 2008 6:06 pm

Continua...
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MessaggioTitolo: Re: NICOLAS FLAMEL   Gio Ago 14, 2008 12:16 am

Il libro delle figure geroglifiche di Nicolas Flamel :



Il libro viene attribuito a Nicolas Flamel,anche se, come vedremo, alcuni studi lo postdatano di duecento anni. In esso, vengono spiegate, attraverso iconografie simboliche, le operazioni alchemiche.
L’immagine riprodotta nel libro di Flamel mostra un Re coronato il quale, con una spada sguainata in mano, da ordine ai suoi soldati di uccidere dei bambini il cui sangue finisce in una tinozza nella quale si bagnano il Sole e la Luna. Sul retro si vedono un uomo e una donna raccolti in preghiera. L’immagine del Mercurio fissato è invece data da un serpente crocefisso".

Fulcanelli insegna che «l’allegoria del massacro degli innocenti, cara a Nicolas Flamel, sintetizza ed esprime la condensazione dello Spirito Universale, il quale forma, non appena si è materializzato, il famoso bagno degli astri, nel quale si devono bagnare il Sole e la Luna per cambiare natura e ringiovanire».

L'allegoria della 'strage degli innocenti' è presente in molti miti antichi.

Bassorilievo offerto da Flamel per la chiesa degli Innocenti

In anni recenti, Claude Gagnon nel suo " “Flamel sous investigation” (Editions le Loup de Gouthiers, Quebec, 1994) ha creduto di scoprire che ,in realtà il libro, ritenuto del XIV secolo,sia da postdatare al XVII. Il Libro delle figure geroglifiche, redatto da Arnauld de Cabalerie fu infatti scritto da Beroalde de Verville nel 1612(i nomi sono degli anagrammi imperfetti l'un l'altro).

Questo fatto è ulteriormente sostenuto da una nota curiosa di un bibliotecario di S.Genevieve, del XVIII secolo, riguardante un tratto perso chiamato “ Aventures d'Ali el Mosclan
surnommé dans ses conquetes Slomnal Calife”, Parigi 1582. Tradotto dall'Arabo da Rabi el ullae de Deon, questo nome altri non è,secondo Gagnon, che un anagramma ancora di Beroalde de Verville, mentre Slomnal Calife è un anagramma di Nicolas Flamel. Generalmente ciò è adesso accettato,non si sa quanto completamente,che “le figure Geroglifiche” sia un prodotto del secolo XVII, un lavoro di allegoria alchemica piuttosto che un resoconto storico del secolo 14° di Nicolas Flamel. Il fatto che Beroalde de Verville abbia scritto non sotto il proprio nome anche lavori attaccati alla tradizione di Flamel/Perenelle,suggerisce che egli possa avere avuto più conoscenza dell'Alchimia di quanto si pensasse...

Inoltre,da studi comparativi effettuati tra le varie copie conservate nelle biblioteche,Kjell Lekeby ha trovato un testo latino del "Liber Figurarum Hieroglyphicarum Nicolai Flammelli", conservato nella biblioteca Massonica a Stoccolma, depositata là dal diciottesimo grado massonico, dall'insegnante privato reale e dall'autore di allegorie esoteriche Carl Gustaf Tessin, testo che presenterebbe delle parole di senso sconosciuto nelle altre riproduzioni originali consultate,per esempio quella reperita da Gagnon nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Lekeby ha tradotto la versione latina, che è quasi identica alla versione francese, nello svedese, ed ha pubblicato la sua versione latina in facsimile nella piccola tipografia(casa editrice): Forlag G. Wendelholm, S-640 51 Stjarnhov ,Svezia.Lekeby ritiene che questa copia svedese sia da datarsi al XVII secolo e nella sua mente pensa che sia forse l'originale da cui Beroalde de Verville ha tradotto.Mentre quella studiata da Gagnon in Vaticano dovrebbe risalire al XVIII sec..
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MessaggioTitolo: Re: NICOLAS FLAMEL   Gio Ago 14, 2008 12:20 am

FRANCIA- BIBLIOTECA DELL'ARSENALE (Parigi)

2265. Paris, Bibliothèque de l'Arsenal MS. 6577 (173 bis. S.A.F.)
32 folios. Paper. 238x195mm. 18th Century.
La clef de la grande science sur l'ouvrage philosophique inconnu jusques à présent.
[Illustrated with coloured figures. N. Flamel, D. Molinier, etc.]



2223. Paris, Bibliothèque de l'Arsenal MS. 2518 (172 S.A.F.)
88 folios. Paper. 253x180mm. 17th Century.

4. f19 Le grand apertorial de la philosophie chimique, attribué à Christophorus Parisiensis, extraict du livre à monsr de Mayerne par moy Isac Le Sueur, anno Domini 1632. [This work was published in Paris in 1628 under the title 'Le grand esclaircisement de la pierre philosophale', and attributed to Nicolas Flamel.]



2264. Paris, Bibliothèque de l'Arsenal MS. 3047 (153 S.A.F.)
11 + A folios. Paper. 365x225mm. 17th Century.
f Av 'les 7 figures enluminées de ce volume sont les fameuses figures que Nicolas Flamel trouva dans un livre dont l'auteur étoit Abraham juif.'
[Illustrated with seven painted figures. Following which are 4 engravings.]


ALTRE BIBLIOTECHE FRANCESI :

2271. Paris, Bibliothèque Mazarine MS. 3680 (2678).
Paper. 245x176mm. 17th Century.
1. Hermetis septem capitula aurea.
2. Geber.
3. Avicenna.
4. Morienus.
5. Calid secreta alchimiae.
6. Artephius.
7. Nicolas Flamel. Sommaire philosophique. [In verse.]

2272. Paris, Bibliothèque Mazarine MS. 3681 (2679).
87 + 92 folios. Paper. 246x172mm. 16th and 17th Centuries.
14. f1v-20 Le grant esclarissement de la pierre philosophal pour la transmutation de tous metaux. Premier Cap. A. [Nicolas Flamel, Le grand esclairissement... Paris, 1628.]

2333. Bourges MS. 335 (276)
538 folios. in 2 col. Parchment. 406x286 mm. Bound in Parchment. 15th Century.
Joannis Balbi Januensis Catholicon.
Incomplet du commencement: '...beat mihi. De nichilum dico... - ... in secula seculorum. Amen. Explicit liber Catholicon.'
Au fol. 1, de la main de Nicholas Flamel, on lit : 'C'est le grand Catholicum, escript de lettre de forme, lequel est à Jehan, filz de roy de France, duc de Berry, d'Auvergne, conte de Poitou, d'Estampes, de Bouloingne et d'Auvergne - N. Flamel.'
(Saint-Chapelle de Bourges.)

2345. Caen MS. 154 (439.-In-4° 61).
195 pages. Paper. 250x200mm. Bound in calf. 18th Century.
'La Métallique transformation, contenant trois anciens traitez en rithme françois, à scavoir: La fontaine des amoureux de science, autheur de la Fontaine. Les remontrances de nature à l'alchymiste errant, avec la response dudit alchimiste, par J. de Mung, ensemble un traitté de son roman de la Rose, concernant ledit art. Le sommaire de Nicolas Flamel. Minières auraires

2360. Grenoble MS. 817 [Ancien fonds.]
185 pages. Paper. 188x143mm. Bound in parchment. 17th Century.
'Trois traites de la philosophie naturelle: Le secret livre du très-ancien philosophe Artephius traitant de l'art occulte et transmutation métallique, plus la figure hiéroglyphique de Nicholas Flamel... ensemble le vray livre du docte Synesius, abbé grec, le tou traduit par P. Arnauld, sier de la Chevallerie, Poictevin. Paris, chez G. Marette, 1612'. Copy of book published at Paris in 1612.

2366. Grenoble MS. 824 [Ex libris A. Blanc - nouv. acq.]
In two volumes 304 pages and 303 pages. Paper. 164x92 mm. 18th Century.
Tome I.
5. p155 'Le livre de Nicolas Flamel, contenant l'explicatipon des figures qu'il a fait mettre au cimetière des SS. Innocens, à Paris, à la suite duquel les figures du juif Abraham sont jointes. [Illustrated with 12 coloured figures].

2426. Rouen MS. 1002 (I.67)
219 pages. Paper. 178x138mm. Bound in Parchment. 18th Century.
(Ex libris G. Barré - Ancien no I.67.)
3. p189 'Extraict succinct de l'oeuvre physico-chimique de Nicolas Flamel, écrivain habitant de Paris en 1399.'
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MessaggioTitolo: Re: NICOLAS FLAMEL   Gio Ago 14, 2008 12:27 am

Paracelso, miracolo della ragione
Una nuova biografia di Paracelso, scritta da Pirmin Meier, smonta le leggende che, nel corso dei secoli, si sono annodate intorno al "medico nomade"

" Da morto lo reclamano tutti, da vivo non lo vuole nessuno". Con queste parole ha inizio il saggio Paracelso. Medico e profeta dello storico svizzero Pirmin Meier (Salerno, Roma, 2000, pp. 410).
Paracelso può essere considerato una sorta di crocevia dal quale transitano una grande quantità di problematiche mediche che dal medioevo condurranno ai tempi nostri. Tutti lo vogliono e tutti lo tirano dalla loro parte, ora per riconoscerlo come l'iniziatore della chimica medica moderna, ora per farne l'antesignano delle medicine alternative e olistiche. Subirono l'influenza delle sue potenti suggestioni uomini come William Shakespeare, il mistico Jakob Böhme e in tempi più recenti Rudolf Steiner ed Ezra Pound. Goethe attribuì a Faust la creazione dell'homunculus, la debole creatura artificiale che lo stesso Paracelso si era vantato d'aver plasmato.
In Italia si sono occupati di lui studiosi della serietà di Furio Jesi, Maurizio Barracano e Alberto Cesare Ambesi, che lo hanno soprattutto restituito al suo contesto storico. Con ciò hanno cercato di sottrarlo agli effetti dei pettegolezzi (che hanno fatto di lui persino un eunuco) e alle ambiguità delle leggende che nei secoli si sono annodate sul suo nome. E hanno cercato anche di sfatare l'accusa di ciarlataneria causata dai suoi interessi per la magia e l'alchimia. Proprio come fa ora Meier che però si cimenta con un vasto ritratto, in un libro ricco di annotazioni, solo appesantite qua e là dai (probabilmente inevitabili) dettagli.
Tanto per non smentire la tradizione, si potrebbe fare di questo medico nomade, spesso perseguitato, anche il campione delle fatali contraddizioni nella costruzione dell'Europa. Meier dice che fu "un europeo esemplare", già! ma, sia pure per privilegiare l'uomo vivo sull'uomo paludato, fu il primo in assoluto a tenere lezioni universitarie in tedesco, abbandonando il latino. Questa lingua, imposta dall'energia di Carlo Magno, fu utilizzata per garantire una formazione unitaria agli studiosi e ai funzionari dell'impero, che erano sì religiosi ma anche laici, e che provenivano dalle diverse università europee. Il latino carolingio all'epoca di Paracelso aveva una "spendibilità" ben maggiore dell'inglese attuale.
Ma andiamo per ordine: l'uomo di cui stiamo parlando è Theophrast Bompast von Hohenheim, un medico, alchimista e scienziato del XVI secolo, nato nel cantone di Schwyz intorno al 1490. Le biografie che trattano la sua vita sono centinaia e centinaia e, anche per effetto dello straripare del mito cui si accennava, discordano su molti particolari, distorcendo e ingigantendo probabili schegge di verità storica. Un esempio: il padre di Paracelso sembra fosse figlio naturale del commendatore (Kommenthur) dell'ordine dei Giovanniti. Non certo il Gran Maestro dell'Ordine Teutonico (quello dei cavalieri che affondano nel lago nell'Alexander Nevsky, tanto per intenderci), come riportava persino la gloriosa Enciclopedia Britannica del 1911, titolo quello di Gran Maestro che avrebbe fatto di lui un uomo dal potere enorme. Ad ogni modo, il padre di Theophrast ebbe grandi difficoltà a pagarsi da vivere come medico. La madre era soprintendente dell'ospedale di Einsiedeln e morì quando il figlio era in tenera età.
Con piena coscienza del suo valore, Theophrast firmava Philippus Aureolus Paracelsus. Quest'ultimo appellativo presumibilmente faceva riferimento ad Aulo Cornelio Celso, vissuto nel I secolo dopo Cristo, che non solo era considerato uno dei padri della medicina antica con Ippocrate, ma, a differenza di Ippocrate, fu un enciclopedico versato in ogni ramo dello scibile. Proprio come sarebbe stato Hohenheim. "Aureolus" poi è un riferimento all'oro esoterico dell'alchimia, quindi "all'essere e al vero raggiungibili per via iniziatica", come notava Furio Jesi. Paracelso sembra si proponesse di incarnare il medico ideale perché esperto in ogni sapere in quanto iniziato al segreto ultimo dell'uomo e della natura.
In questo è un medico rinascimentale, un Umanista.
Propugnò una cultura cosmopolita, viaggiò a lungo per l'Europa, forse si addottorò all'università di Ferrara, sicuramente si stabilì tra il 1514 e il 1515 in Tirolo dove lavorò accanto al minerologo Sigismund Fugger, suo maestro in alchimia (la chimica del tempo) che era sovrintendente delle locali miniere, e che gli permise di studiare le malattie dei minatori. Sarà come alchimista, cioè come chimico, che Paracelso eserciterà la sua maggior influenza sulla medicina.
Nel 1526 fu a Basilea dove riuscì a salvare la gamba di un libraio noto in tutta Europa, Johnann Froben, che era stato considerato inguaribile dalla medicina ufficiale. Lo curò con terapie naturali e conservative che erano alla base di quella che chiamò "medicina spagirica". Un punto centrale di questa medicina era la separazione tra cause "prime" e cause "seconde" della malattia. In termini moderni potremmo dire che non era interessato ai sintomi ma all'individuo, nella sua complessa interazione con il mondo esterno, nel quadro del segreto cosmico.
La guarigione della gamba di Froben, considerata eccezionale, gli procurò la nomina a docente universitario alla facoltà di Medicina, benché non avesse ancora compiuti gli studi. Paracelso accettò e potè così chiarire la sua posizione: si dice che bruciasse in piazza i libri di grandi maestri della medicina del passato come Galeno e il persiano Avicenna. Ovviamente fu presto allontanato. Anche questo episodio appartiene quasi sicuramente alla leggenda, eppure dietro questo rogo c'è qualcosa di storicamente notevole.
Alla medicina il medioevo aveva lasciato due eredità, una positiva, le università, l'altra negativa, il dogmatismo. Il medico medioevale accetta dogmaticamente la medicina di Galeno, ma ignora il metodo che la informa: il passaggio attraverso l'esperienza. La lotta contro il dogmatismo vide impegnati per primi gli Umanisti. La riconquistata conoscenza della lingua greca, la lettura e la critica filologica dei testi originali, influenzarono decisamente anche la medicina. Non solo si riuscì a liberare la tradizione dalle deformazioni arabe e dalle trascrizioni erronee, restituendola alla sua genuinità, ma si iniziò a curare pregevoli edizioni critiche dei classici. Le prime reazioni al dogmatismo erano comunque sfociate in manifestazioni di aperto rifiuto dei grandi sistemi classici. Paracelso fu il massimo rappresentante di questa rivoluzione culturale. E' al metodo tradito che vuole tornare; scriveva che il medico deve derivare "le cose dalla natura, non dall'autorità ma dall'esperienza propria". Ragione e sperimentazione. Dal punto di vista della scienza moderna, Paracelso, tra l'altro, scoprì l'etere solforico, isolò l'idrogeno e per primo negò che l'aria fosse un "corpo semplice". Fu anche tra i primi a occuparsi del ballo di San Vito ed ebbe intuizioni psichiatriche geniali per i suoi tempi, come quando analizzò la tendenza malata a gettarsi nel delirio di onnipotenza attraverso l'abuso della fede religiosa, oppure quando stigmatizzò la radicatissima convinzione che le malattie fossero punizioni di Dio o dei santi.
Per comprendere maggiormente la modernità degli Umanisti basterà ricordare come cercassero di interpretare i miracoli facendo ricorso alla ragione. Questo lavoro si tradusse in una più penetrante capacità di osservazione del ruolo di fattori fino ad allora quasi sconosciuti. Riconobbero la suggestione (allora chiamata "immaginazione"), un fattore psicologico che agisce nella genesi così come nella cura di molte malattie. Paracelso fu tra gli studiosi del fenomeno, assieme ad altri Umanisti illustri come Cornelio Agrippa von Nettesheim, Cardano e Pico della Mirandola.
Non abbiamo ancora citato tra i cultori di Paracelso un altro svizzero famoso, Carl Gustav Jung, che gli dedicò tre interventi nell'arco degli anni che va dal 1929 al 1942 (Opere, vol.13 "Studi sull'alchimia", Bollati Boringhieri, 1988). Di Hohenheim Jung crea un avvincente ritratto a forti tinte, anche se probabilmente non proprio esatto. Scopriamo così che Paracelso era un uomo eccentrico, dalla prodigiosa attività letteraria, dal corpo tozzo e dall'aspetto malaticcio, alto un metro e cinquanta, che spesso girava munito di una spada imponente dalla quale non si separava quasi mai, anche perché in una apertura dell'elsa celava le sue pillole di laudano. Dalla descrizione di Jung emerge comunque lo scienziato tipico d'un periodo che segna il passaggio da un paradigma all'altro. Il suo atteggiamento "di ribelle ostinazione e durezza sta in contraddizione - e non potrebbe essere altrimenti - da un lato con la sua fedele devozione alla Chiesa, e dall'altro con la sua delicatezza e immedesimazione nei confronti del malato, e in particolare modo del malato privo di mezzi". Jung si interessa a lui quando studia l'alchimia che vede non unicamente come "la madre della chimica", ma anche "come una anticipazione dell'odierna psicologia dell'inconscio". Jung interpreta l'alchimia in chiave simbolica: l'alchimista soleva scegliere attentamente gli elementi sulla base di uno schema organizzato in termini di opposti. Questo perché l'attrazione tra gli opposti (il maschile e il femminile ne erano forse la coppia fondamentale) avrebbe portato alla loro unione e in ultima istanza alla produzione di una nuova sostanza. Jung trova nell'alchimia grandi somiglianze con la propria costruzione teorica, per cui sottolinea usando il corsivo: "Paracelso ci appare dunque come un pioniere non solo nel campo della medicina chimica, ma anche in quello della psicologia empirica e della terapia psicologica."
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