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 ATLANTIDE E LEMURIA

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Arianna



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MessaggioTitolo: ATLANTIDE E LEMURIA   Lun Giu 09, 2008 5:41 pm

Come da nostri accordi comincio col nuovo thread su Atlantide e Lemuria.
Se ricordi iniziammo a parlarne su SA,ma poi un soggetto fece di tutto per denigrare il contenuto del thread accusandoci di favoleggiare.
Beh:favoleggiamo dunque!
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Arianna



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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Lun Giu 09, 2008 6:15 pm

Atlantide, il leggendario continente scomparso nel profondo degli abissi marini di, non si sa, quale mare!
Da quello che è consentito sapere, la civiltà di questo Popolo, era arrivata ad un passo dall'aver creato un Paradiso sulla Terra.
Tuttavia, a quanto pare, questo splendore non era destinato a durare nel tempo e fu travolto da un cataclisma, senza precedenti, che ha cancellato quel Popolo e la loro storia.

Ma è poi veramente esistita Atlantide? o é frutto solo di fervida immaginazione?


Comunque sia, fra tutti i popoli della terra, esistono tradizioni concordanti che manifestano il perdurante ricordo del misterioso continente, forse sommerso.
Per secoli i ricercatori, hanno scandagliato il globo alla ricerca di questo favoloso Continente.

Una vecchia teoria individuava Atlantide ad occidente di Gibilterra e considerava le isole Canarie e l'arcipelago delleAzzorre, appendici dell'antico continente atlantideo. Nel Mar mediterraneo, sull'isola vulcanica di Santorini, sono stati rinvenuti i resti si una civiltà molto remota, del tutto simile a quella di Atlantide.
Nell'Atlantico, nei pressi del famosissimo Tiangolo delle Bernude, è stato ritrovato, nelle profondità marine, un incredibile gigantesco muro (Bimini), lungo oltre 600 metri e costruito con tecniche assolutamente avveniristiche.

Altre teorie ricercano le tracce del mitico Continente tra i segreti delle Piramidi dell'antico Egitto o del Messico.

Il più grande, ed antico, fautore dell'esistenza di Atlantide, fu senz'altro Platone
(Atene 428-27 348-47 a.C.) che la descrisse in due dei suoi famosi dialoghi, il "Timeo" e il "Crizia" a causa dei quali si sono originate la maggior parte delle odierne ipotesi.



Esistono leggende di ogni genere su Atlantide, molte delle quali sostengono che quel Popolo fosse così avanti nella scienza e nella tecnologia, da possedere Sottomarini nucleari, raggi Laser e Aeroplani... Difficile da credere... anche perchè, l'unica fonte scritta sulla esistenza del Continente sommerso, è quella di Platone, che compose l'opera verso la fine della sua vita, intorno al IV secolo.
Ma se è vero che esistettero, chi erano, da dove venivano, che lingua parlavano... Platone descrive con estrema dovizia di particolari, un isola continentale, dalle straordinarie bellezze naturali ed abbondanti risorse.
Ci tramanda che, questo Popolo, dava, inizialmente, più importanza alla virtù che alla ricchezza, ma che, successivamente, si lasciò trasportare dalla bramosia e dalla cupidigia, decidendo di conquistare le civiltà vicine, diventando così un Popolo molto aggressivo e pericoloso.
Solo Atene riuscì a fermare l'espansione forsennata degli Atlantidi. Poi, nel trascorrere di un giorno ed una notte, una intera civiltà sprofondò nel mare a causa di violenti terremoti...
Ma, in realtà, l'intento di Platone, potrebbe essere andato al di là della semplice narrazione di fatti accaduti, potrebbe aver inventato tutto per impartire un insegnamento morale alle future generazioni : la vita dissoluta e senza principi morali porta all' autodistruzione oppure, potrebbe aver preso spunto dal racconto per impartire l'insegnamento.
Tra l'altro la narrazione di Platone, non è farina del suo sacco, ma proviene da un racconto di Solone, che circa 100 anni prima, durante un viaggio ufficiale in Egitto, aveva appreso la storia di Atlantide da sacerdoti Egizi di Sais.
Gli antichi Egizi erano meticolosi storiografi ed avevano stilato precisi resoconti, su tutti i fatti avvenuti, fino a quel momento, nel mediterraneo. Invece, i Greci, contemporanei di Solone, non conoscevano affatto gli eventi del loro passato poichè, ogni possibile testimonianza, era stata distrutta da Terremoti, inondazioni o guerre. Così, essi, si assunsero l'onere di rivelare a Solone la storia di Atlantide. I Sacerdoti erano a conoscenza di tutte le informazioni che riguardavano questa civiltà, dove si trovava ed in che periodo era esistita...
Ma i Sacerdoti, parlavano una lingua diversa da quella di Solone, tanto che, si generarono molti equivoci su fatti di primaria importanza. Solone dovette fare non pochi sforzi per trovare i nomi Greci corrispondenti a quelli Egiziani ( lo stesso Platone conferma il fatto nei suoi scritti ), quindi, è probabilmente a causa di queste incomprensioni che tuttora, non è possibile una corretta collocazione fisico temporale del Continente perduto. Secondo gli Egizi, comunque, si sarebbe dovuto trovare al di la delle Colonne d'Ercole (l'attuale Gibilterra), colonne che segnavano l'accesso all'Oceano Atlantico che, a quei tempi, era un luogo misterioso e sconosciuto, dal quale molte navi non avevano più fatto ritorno.
Tuttavia, anche l'isola di Santorini, che nell'antichità era conosciuta con il nome di Thera, è fautrice di numerose ipotesi che la accreditano come la possibile Atlantide.
Ha molte cose che la avvicinano alla leggenda del Continente sommerso, prima fra tutte, il ritrovamente dei resti di una città del tutto simile ai racconti di Platone e poi il fatto di aver subito lo stesso cataclisma attribuito ad Atlantide poichè, nel 1698 a.C, una eruzione vulcanica di inaudita potenza, distrusse la maggior parte dell'isola e, quello che rimase, sprofondò pian piano negli abissi marini.

Negli anni '30, un archeologo Greco, fece una scoperta sorprendente che avvalorerebbe ancora di più questa tesi.
Studiando le rovine di Creta ( 100 Km da Santorini ), vide che erano ricoperte di ceneri vulcaniche e notò, che le mura degli edifici che erano lungo la costa, erano state spostate fisicamente di circa 60 metri. Come poteva essere stato possibile un simile spostamento? Solo con un enorme Tzunami proveniente da Santorini al momento del cataclisma. Le tracce geologiche sembrano avvalorare questa affascinante ipotesi.
L'archeologo decise quindi di continuare le sue ricerche a Santorini (Thera), ma solo nel 1960, un ritrovamento fortuito gli diede ragione. Un contadino sprofondò, con il suo asino, in quella che doveva essere una delle più grandi scoperte, una intera città, Acrotiri, conservata perfettamente dalle ceneri vulcaniche, come in un perfetto imballaggio. Acrotiri presentava esattamente tutte le caratteristiche della Atlantide descritta da Platone. Una sola particolarità inquietante, non furono ritrovati resti umani in tutta la città... riuscirono dunque a mettersi in salvo?
Platone scrive:
"Dal mare, verso il mezzo dell'intera isola, c'era una pianura; la più bella e la più fertile di tutte le pianure, e rispetto al centro sorgeva una montagna non molto alta (...)"

Il continente di Atlantide occupava un territorio rettangolare di 540 x 360 chilometri, circondato su tre lati da montagne che lo proteggevano dai venti freddi, e aperto a sud sul mare.
La pianura era irrigata artificialmente da un complesso sistema di canali perpendicolari tra loro, che la dividevano in seicento quadrati di terra chiamati klerossu, in cui si trovavano floridi insediamenti agricoli.
La città principale, Atlantide, sorgeva sulla costa meridionale ed era circondata da cerchia di mura la cui circonferenza misurava settantun chilometri; la città vera e propria, protetta da altre cerchie d'acqua e di terra, aveva un diametro di circa cinque chilometri e mezzo. Per fare un paragone si potrebbe dire che misurasse quasi otto volte la Sicilia, pertanto, se non proprio un continente, era pur sempre un'isola di grandezza non trascurabile. Crizia ci descrive la fertilità delle sue terre popolate, pensate un pò, da elefanti che, evidentemente, incontravano un habitat confacente.
Dopo la descrizione della fondazione di Atlantide ad opera di Poseidone, Crizia, si addentra nei particolari sulla ricchezza e lo splendore di un impero ritenuto vasto come l'Egitto: "Possedevano ricchezze così ingenti come mai prima d'ora ve ne furono in alcuna dominazione di Re e, come è improbabile, che potranno esservene in futuro, e disponevano di tutto ciò di cui potevano aver bisogno, sia nelle città, sia nelle campagne. Grazie alla loro potenza, molte cose venivano procurate da paesi stranieri, ma l'isola produceva essa stessa quasi tutto ciò che è necessario alla vita, in primo luogo tutti i metalli solidi e fusibili. E quel metallo, del quale non conosciamo oggi altro che il nome, l'oricalco, vi si trova in abbondanza, essendo estratto in molti punti dell'isola e dopo l'oro, era il metallo più prezioso.L'isola forniva alle arti tutto il materiale onde abbisognavano; nutriva un gran numero di animali domestici e di bestie selvagge, e tra questi numerosissimi elefanti; dava pastura agli animali degli stagni, dei laghi e dei fiumi,, a quelli delle montagne e dei piani" La descrizione del clima dell'Atlantide e della varietà di alimenti di cui i suoi abitatori potevano disporre fa certo pensare ad una sorta di paradiso terrestre: "Produceva e manteneva tutti i profumi che la terra produce oggi in diverse contrade, e cioè radici, erbe, piante, succhi scorrenti dai fiori o dai frutti. Vi si trovava altresì il frutto della vite; e quello che ci serve di solido nutrimento, il grano….Questi sono i divini e mirabili tesori che in quantità indicibile produceva quell'isola, fiorente allora sotto il sole". Il possente impero di Atlantide, che si estendeva sulle isole vicine, era diviso in dieci stati confederati, ognuno dei quali retto da un re; lo stato sovrano, quello che comprendeva la città di Atlantide, era suddiviso a sua volta in sessantamila distretti; ogni cinque o sei anni si svolgeva una sorta di pubblica assemblea, con la partecipazione del popolo, che giudicava l'operato delle varie amministrazioni.
Fondarono colonie nella terraferma di fronte (?), in Egitto, in Libia e in Etruria, ma non riuscirono a sconfiggere l'impero di Atene. "Quando l'elemento divino, mescolato con la natura mortale, si estinse in loro, il carattere umano prevalse, allora degenerarono, e mentre a quelli che erano in grado di vedere apparvero turpi, agli occhi di quelli che sono inetti a scorgere qual genere di vita conferisca davvero la felicità, apparvero bellissimi, gonfi come erano di avidità e potenza.
E Zeus, il dio degli dei, intuito che questa stirpe degenerava miserabilmente, volle impartir loro un castigo affinché diventassero più saggi. Convocò gli dei tutti, e, convocatili, disse..." Il Crizia conclude quì il suo "dialogo" ma chiarisce poi successivamente, gli effetti delle considerazioni di Zeus: "Più tardi, avvenuti dei terremoti e dei cataclismi straordinari, tutta la stirpe guerriera (cioè gli Ateniesi) sprofondò sotto terra, e similmente l'isola di Atlantide s'inabissò in mare e scomparve".

Di quanto ha raccontato, afferma Crizia, l'Egitto è l'unico paese che possiede molta documentazione scritta, perché, contrariamente alle terre vicine, non fu coinvolto dalla catastrofe e, a questo proposito, si scusa con i lettori per aver imposto nomi greci ai sovrani di Atlantide. ,
Nei loro annali, infatti, gli Egiziani avevano tradotti i nomi nella propria lingua, secondo il costume dell'epoca; successivamente Solone li aveva a sua volta reinterpretati in greco, e così glieli aveva riferiti. "Quando dunque udrete dei nomi simili a quelli nostri, non meravigliatevene, giacché ne conoscete il motivo"
Probabilmente il filosofo greco non immaginava che la sua narrazione avrebbe fatto scorrere tanto inchiostro: circa venticinquemila opere dedicate a una civiltà che, forse, non è neppure esistita.
A parte vari accenni a terre al di là delle colonne d'Ercole (per esempio la Cymmeria, citata da Omero nell'Odissea), e l'accenno al popolo degli Atalanti,"che non mangiano alcun essere animato e non sognano mai" Aristotele, discepolo di Platone, non diede molta importanza alla narrazione del suo Maestro, e questo ebbe un peso determinante nel Medio Evo cristiano.



tratto da:http://www.webtre.it/atlantide.html
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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Lun Giu 09, 2008 10:56 pm

Grazie,Arianna.Argomento molto interessante che ho sempre desiderato approfondire,perchè penso vi siano le chiavi di conoscenze ancestrali...
Do il mio modesto contributo con questa ricerca nel web:


Continenti Perduti
ATLANTIDE: IL MITO,LE IPOTESI,LA FINE
a cura di Alberto Rossignoli
Certamente Atlantide è tutt'oggi uno dei più grandi misteri della storia: dall'antichità sino ai nostri giorni, studiosi di ogni disciplina e di ogni orientamento si sono prodigati per scoprire non solo se esistesse effettivamente questo continente, ma anche per capire dove fosse e come fosse la civiltà che ivi risiedeva. Una delle testimonianze più antiche (nonché più conosciute) è quella del grande filosofo greco Platone. Egli scrisse a proposito di Atlantide nel "Timeo" e nel "Crizia" ; vediamo più nel dettaglio. Nel primo dialogo, per bocca di Socrate, riferisce che l'antico legislatore Solone (inserito,tra l'altro,tra i Sette Savi),durante un suo viaggio in Egitto, ebbe modo di ascoltare la storia di quel discusso continente per bocca di un sacerdote. Quest'ultimo raccontò che Atlantide era un tempo una civiltà prospera ("Ora, in cotesta Atlantide, venne su possanza di cotali re, grande e meravigliosa, che signoreggiavano in tutta l'isola, e in molte altre isole e parti del continente; e di qua dallo stretto, tenevano imperio sovra la Libia infino a Egitto, e sovra l'Europa infino a Tirrenia") e tentò di muovere guerra, senza successo, a Grecia ed Egitto. Successivamente,però, "facendosi terremoti grandi e diluvii, sopravvenendo un dì e una notte molto terribili…e l'Atlantide isola, somigliantemente inabissando entro il mare, sì sparve".
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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Lun Giu 09, 2008 10:57 pm

Nel secondo dialogo, il filosofo fornisce molte informazioni in più, in particolar modo circa la morfologia dell'isola: gli atlantidei, abili ingegneri e architetti, eressero la capitale sulla cima di un monte e la circondarono di cerchi concentrici alternati di canali d'acqua e strisce di terra unite tra loro da passaggi abbastanza ampi da consentire il transito di imbarcazioni ("Le cinte di mare che si trovavano intorno all'antica metropoli per prima cosa le resero praticabili per mezzo di ponti, formando una via all'esterno e verso il palazzo reale. Il palazzo reale lo realizzarono fin da principio in questa stessa residenza del dio e degli antenati, ricevendolo in eredità l'uno dall'altro, e aggiungendo ornamenti a ornamenti, cercavano sempre di superare, per quanto potevano, il predecessore, finché realizzarono una dimora straordinaria a vedersi per la grandiosità e la bellezza dei lavori. Realizzarono, partendo dal mare, un canale di collegamento largo tre plettri, (45) profondo cento piedi (46) e lungo cinquanta stadi fino alla cinta di mare più esterna: crearono così il passaggio dal mare fino a quella cinta, come in un porto, dopo aver formato un'imboccatura sufficiente per l'ingresso delle navi di maggiori dimensioni. Inoltre tagliarono le cinte di terra che dividevano tra loro le cinte di mare all'altezza dei ponti, tanto da poter passare, a bordo di una sola trireme, da una cinta all'altra, e coprirono i passaggi con tetti, in modo tale che la navigazione avvenisse al di sotto: e infatti le sponde delle cinte di terra si elevavano sufficientemente sul livello del mare").
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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Lun Giu 09, 2008 10:58 pm

In particolare, il diametro della capitale raggiungeva le 11 miglia, secondo le tecniche di misurazione antiche e un enorme canale (largo 90 m, profondo 30 m), aveva il compito di collegare tutto il complesso di canali al mare aperto.

Oltre la città vi era tutto un insieme di terra coltivabile, il granaio dell'isola.

Tuttavia, dopo un certo periodo, Atlantide dimenticò la saggezza e la virtù donategli dagli dei e così essi decisero di punirli:" . Quando però la parte di divino venne estinguendosi in loro, mescolata più volte con un forte elemento di mortalità e il carattere umano ebbe il sopravvento, allora, ormai incapaci di sostenere adeguatamente il carico del benessere di cui disponevano, si diedero a comportamenti sconvenienti, e a chi era capace di vedere apparivano laidi, perché avevano perduto i più belli tra i beni più preziosi, mentre agli occhi di coloro che non avevano la capacità di discernere la vera vita che porta alla felicità allora soprattutto apparivano bellissimi e beati, pieni di ingiusta bramosia e di potenza. Tuttavia il dio degli dèi, Zeus, che governa secondo le leggi, poiché poteva vedere simili cose, avendo compreso che questa stirpe giusta stava degenerando verso uno stato miserevole, volendo punirli, affinché, ricondotti alla ragione, divenissero più moderati, convocò tutti gli dèi nella loro più augusta dimora, la quale, al centro dell'intero universo, vede tutte le cose che partecipano del divenire, e dopo averli convocati disse...".
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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Lun Giu 09, 2008 10:59 pm

il racconto purtroppo si interrompe qui. Non ci è dato sapere ulteriori particolari circa la sorte del continente e dei suoi abitanti.

Dopo Platone, nessuno si interessò più alla storia di Atlantide almeno fino al XX secolo. L'americano Ignatius Donnelly, nel suo libro "Atlantis - The antidiluvian world" (1882) , si chiede se Platone scrivesse a proposito di un'autentica catastrofe, e lui è convinto di sì.

Del resto anche nei tempi moderni si è visto quanto può risultare devastante l'azione di terremoti, maremoti ed eruzioni vulcaniche. Lo studioso americano rilevò inoltre delle affinità tra le leggende "diluviane" di diverse culture del mondo (dall'Egitto al Messico) e segnalò i punti di incontro tra i manufatti rinvenuti sulle opposte sponde dell'Oceano Atlantico. Circa settant'anni dopo, l'americano Sprague de Camp, nel suo libro "il mito di Atlantide e i continenti scomparsi" confuterebbe alcune affermazioni che Donnelly avrebbe fatto durante le sue ricerca, ad esempio che la civiltà egizia fiorì all'improvviso. Cinque anni dopo la pubblicazione del libro di Donnelly, entrò in scena la medium russa Helena Petrovna Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica. Nel suo libro "La dottrina segreta" , un commento all'opera "Le stanze di Dzyan" , la medium sostiene che la razza umana come la conosciamo oggi non sarebbe stata la prima ad abitare la Terra. Infatti sarebbero esistite altre razze. La prima (che è in un certo senso la "razza-madre") consisteva in esseri invisibili fatti di nebbia infuocata. La seconda si stanziò nell'Asia del nord. La terza si stanziò nel continente perduto di Mu, nell'Oceano Indiano, ed era costituita da esseri scimmieschi di grandi dimensioni, tuttavia privi di raziocinio. La quarta era quella degli atlantidei,i quali raggiunsero un elevatissimo grado di sviluppo ma si erano successivamente autodistrutti a causa di guerre interne causate e condotte da potentissimi maghi. La quinta era caratterizzata da una estrema fisicità, ed è quella attuale. La sesta e la settima (le future razze) saranno assai più eteree di quella attuale. Secondo la veggente russa, tutta la conoscenza delle civiltà passate non è andata perduta, ma è conservata nell'Akasa (o Akasha), l'archivio generale etereo della conoscenza. Pertanto la civiltà atlantidea diede un impulso decisivo allo sviluppo della civiltà egizia e non solo. Alla Società Teosofica diede un notevole contributo l'opera del londinese W. Scott-Elliott, il quale si dichiarava in grado di attingere alla dimensione akasica e dunque di ricostruire la storia di Atlantide e Lemuria… Nel 1904, il filosofo Rudolf Steiner diede alle stampe "From the Akashic records" , nel quale parla di Atlantide e Lemuria e asserisce che dal principio l'uomo era una creatura completamente evanescente il quale, col tempo, aveva acquistato una sempre maggiore solidità, divenendo schiavo della materia e di passioni fuorvianti e corruttrici. Nel 1924, lo scozzese Lewis Spence, nel suo libro "Problem of Atlantis" , sostenne di essere in possesso di prove geologiche dell'esistenza, nel tardo Miocene, di un vasto continente nella regione atlantica, continente che si sarebbe in seguito disgregato in tanti arcipelaghi; non essendo l'uomo antico un bravo navigatore, secondo lo studioso scozzese, gli scampati della civiltà atlantidea avrebbero trovato rifugio nelle isole più vicine. Tuttavia sono numerose le obiezioni che gli si possono muovere, specie quando (anche lui) afferma che la cultura egizia, quella cretese e quella sudamericana esplosero dal nulla… Curiosa è la storia del colonnello Percy H. Fawcett, amico dello scrittore Conan Doyle. Un bel giorno lo scrittore Rider Haggard gli presentò una pietra in basalto che presentava alcune singolari incisioni; il colonnello la affidò ad un sensitivo, il quale asserì che il reperto proveniva da una civiltà perduta e che sarebbe presto finito nelle mani di un uomo che altro non sarebbe se non la reincarnazione di un antico sacerdote appartenente a quella civiltà… Inutile dire che, dopo questo responso, Fawcett divenne un fervente sostenitore di Atlantide. Nel 1905,un gruppo di studiosi tedeschi annunciò di essere sulle tracce di un'antica civiltà, Tartesso, sulla costa atlantica della Spagna, nei pressi della foce del fiume Guadalquivir, conquistata dai Cartaginesi intorno al 553 a.C. Ebbene, secondo loro, Tartesso sarebbe Atlantide. Un'archeologa, Elena Maria Whishaw, è convinta che il territorio dell'odierna Andalusia sia stato colonizzato anticamente dagli scampati alla catastrofe della civiltà atlantidea: lei infatti compì studi sulla fortezza di Niebla e portò alla luce, nel Rio Tinto, un importante reticolo idraulico di alta ingegneria. Negli anni Trenta si fece avanti la teoria proposta dall'ingegnere minerario viennese Hans Hoerbiger.
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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Lun Giu 09, 2008 11:00 pm

Secondo lui, 250 milioni di anni fa la Terra possedeva una Luna diversa, una cometa attirata dal nostro campo gravitazionale; quando il corpo celeste si avvicinò alla Terra, gli oceani avevano ricoperto quasi tutte le terre emerse e le poche che erano scampate si rivestirono di uno strato di ghiaccio. Conseguentemente gli uomini si trovarono a dover vivere sulla cima dei monti più alti,dove la gravità più leggera aveva fatto sì che gli esseri umani divenissero dei giganti: nella Bibbia, infatti, si afferma la presenza di giganti. Quando infine la Luna esplose, la Terra venne flagellata da alluvioni e diluvi di proporzioni apocalittiche, i quali causarono la rovina di Lemuria e Atlantide. Dopo la morte di Hoerbiger, avvenuta nel 1931, la sua opera e la sua teoria vennero riprese dal suo discepolo Hans Schindler Bellamy. Ad ogni modo, le esplorazioni spaziali degli anni Sessanta hanno fatto notare che era senz'altro errato immaginare pianeti e corpi celesti ricoperti di ghiaccio (Hoerbiger riteneva altresì che la Luna fosse ricoperta di ghiaccio). Verso la fine degli anni Sessanta, l'archeologo greco Angelos Galanopoulos, sulla scorta degli studi compiuti sulla distruzione dell'isola di Santorini dal professor Spyrydon Marinatos, sostenne che la stessa catastrofe coinvolse anche Atlantide. Tuttavia molte sono le obiezioni da muovere a Galanopoulos, obiezioni di ordine cronologico e geografico, nate proprio dalla lettura dei testi platonici. A titolo di esempio, si nota che, secondo Platone, Atlantide sarebbe oltre le Colonne d'Ercole, le quali non sarebbero nel Peloponneso,come lo studioso afferma… Nel 1975, presso l'Università dell'Indiana, si tenne un convegno su Atlantide nel quale un importante numero di studiosi si trovo d'accordo sul fatto che altro non fosse se non un'invenzione letteraria e che non si dovesse dare eccessivo credito alle precedenti ipotesi e ai racconti di veggenti. Anche la versione di Cayce fu rigettata. Cayce diede indubbiamente un contributo importante alla questione "Atlantide" , nel corso delle sue "letture psichiche" . In particolare, si rilevano notevoli punti di contatto con l'ipotesi di Steiner e inoltre il veggente americano asserisce che Atlantide sia andata incontro a più distruzioni; tuttavia una parte dell'archivio di Atlantide si troverebbe sotto la Sfinge. Cayce predisse poi la risalita di Atlantide tra il 1968 e il 1969…non risulta che la profezia si sia avverata. Comunque, per informazioni più dettagliate rimando all'articolo che ho in precedenza scritto circa la sua figura . All'inizio del 1968, grazie ad un pescatore, fu rinvenuta una strada sottomarina a nord delle Bimini, nelle Bahamas. Si gridò alla grande scoperta me è necessario rilevare che, dagli elementi in possesso agli studiosi, non si può asserire di essere in presenza di resti di qualche misteriosa civiltà scomparsa. Circa la distruzione di Atlantide, attualmente si è propensi a ritenere accettabile (nonché credibile) quella proposta dal geologo inglese Ralph Franklin Walworth, secondo il quale la fine di Atlantide sarebbe in qualche modo legata al periodico ripetersi di ere glaciali nel passato del nostro pianeta… Similmente, lo studioso slavo M. Milankovitch asserisce che, periodicamente, il pianeta andrebbe incontro a variazioni cicliche della condizione climatica. Ma cosa avrebbe provocato le ere glaciali? Secondo Walworth, le eruzioni vulcaniche,con le loro proiezioni di gas nell'atmosfera. La parte più contestata della teoria del geologo inglese è la sua convinzione che il nucleo della Terra non sia una massa fluida contenente ferro…
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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Lun Giu 09, 2008 11:01 pm

secondo l'esploratore Leo Frobenius, si troverebbe nell'Africa Nera, nella regione nigeriana del fiume Yoruba;
ricollegandosi agli studi greci compiuti in materia,secondo l'archeologo Nicholas Platon (siamo negli anni '60), i quattro palazzi cretesi scoperti confermerebbero l'esistenza di quattro re in pace fra loro, come i sovrani atlantidei; successivamente,a seguito di cataclismi, la civiltà minoico-micenea sparì all'improvviso,proprio come Atlantide.

Certamente,questa ridda di ipotesi non risolve la questione. Può sicuramente dare un ausilio orientativo su Atlantide ma resta comunque aperta la domanda di fondo circa la sua veridicità storica,la sua ubicazione, la sua civiltà e la sua fine.
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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Lun Giu 09, 2008 11:02 pm

AGGIORNAMENTI SU ATLANTIDE
Nel numero 33 del settimanale “Oggi” (15 agosto 2007) è riportato un interessante articolo che aggiunge un tassello alle varie teorie su Atlantide già riportate in un mio precedente articolo. Un settantottenne docente pisano, il prof. Marcello Cosci, il quale da tempo si occupa di aerofotointerpretazione ed elaborazione computerizzata di immagini satellitari per la ricerca e lo studio di siti archeologici sepolti, nel suo libro “Dai satelliti le prime immagini della mitica Atlantide” (Felici Editore) ipotizza, sulla base di rilievi, che la mitica Atlantide fosse sita nell’isola di Sherbro, al largo della Sierra Leone. Nello specifico, la sua ricerca prese il via nell’estate del 2004 quando, in vacanza al mare, acquistò l’edizione economica ( “Atlantide. L’ultima verità. Nelle Ande la soluzione al più grande mistero di tutti i tempi” )di una ricerca di Jim Allen, che lo appassionò in modo tale da decidere di approfondire le ricerca riguardo a quella tematica, prendendo come punto di partenza i “Dialoghi” platonici. A detta dello studioso, Platone parla scrive sempre di Atlantide come di un’”isola”( nello specifico, come luogo geografico, collina protetta da cerchi di terra e mare e come Impero), e questo potrebbe essere stato in qualche modo fuorviante per i ricercatori. Ad una più attenta lettura dei “Dialoghi” , è possibile evincere che Atlantide sarebbe stata ubicata in un punto dell’Oceano Atlantico e sarebbe stata una sorta di “isola-Impero” dalla quale un governo di dieci fratelli amministrava le altre isole dello stesso mare, parte della zona continentale e sulle colonie presenti in Europa e in Etruria. Detto Impero, pertanto, estendeva la sua influenza sino alle famigerate Colonne d’Ercole. Per una nutrita schiera di ricercatori, il mitico sito deve essere ricercato nei fondali marini; secondo il professor Cosci, sarebbe un errore. Analizzando la fonte platonica, il ricercatore pisano rilevò che il cataclisma che aveva distrutto Atlantide ( e cancellato tutte le forme di vita) aveva semplicemente ricoperto di fanghiglia e melma la collina, i cerchi di mare e il canale di collegamento tra la metropoli e il mare: pertanto, se i suoi calcoli sono corretti, l’isola doveva trovarsi ancora lì, dove il filosofo greco aveva indicato fosse sita. On singolare determinazione, il ricercatore pisano adottò, quale strumento di ricerca, le moderne tecnologie informatiche: nello specifico, si servì delle immagini registrate dai sensori satellitari in diverse fasi dell’anno, nella consapevolezza che le stagioni, il tasso di umidità e la presenza di nuvole possono influire tutt’altro che positivamente sulla rilevazione di manufatti sepolti. Analizzò tutte le immagini di tutte le isole dell’ Oceano Atlantico fino a quando si imbatté nell’isola di Sherbro, al largo della Sierra Leone: lo spettro dei colori metteva palesemente in evidenza delle tracce di umidità presenti nel sottosuolo, segno della presenza dei cerchi concentrici di terra e mare che circondavano la collina ove viveva la famiglia reale e, inoltre, sulla stessa collina sono visibili i resti delle antiche mura ed è altresì visibile il vasto canale che la collegava col mare e col notevole porto. L’ultima cosa da fare, ora, è scavare, anche se non sarà un’impresa facile: infatti detta isola e quasi totalmente priva di infrastrutture e il sito da analizzare è alquanto vasto. Ma il professor Cosci sembra possedere una notevole riserva di grinta e convinzione.

Fonti:

- Colin & Damon Wilson, "Il grande libro dei misteri irrisolti", Edizioni Mondolibri, Milano 2003 - Platone,"Crizia" (scaricato dal sito www.filosofico.net) - Platone,"Timeo", in "Dialoghi", Edizioni Einaudi,Torino 1970, nella versione di Francesco Acri, a cura di Carlo Carena.. -rivista "Focus"; Ivan Vispiez "Atlantide era qui?"
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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Lun Giu 09, 2008 11:03 pm

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Arianna



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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Mar Giu 10, 2008 12:41 am

Infatti caro TESEO l'argomento è mlto interessante e,leggendo il tuo articolo di OGGI direi non tanto "fiabesc2" come vorrebbero "alcuni"...
Narra una antica leggenda degli indigeni del Messico, trascritta nel Codice Aubin , che: "Gli Uexotzincas, i Xochimilacas,i Cuitlahuacas,i Matlatzincas, i Malincalas abbandonarono Aztlan e vagarono senza meta".
Aztlan era un'isola dell'Atlantico, e le antiche tribù avevano dovuto lasciarla perché stava sprofondando nell'oceano.
Dall'isola, i superstiti, avevano preso il nome e si facevano infatti chiamare Aztechi, ovvero "Abitanti di Aztlan".
In Messico, questa teoria non è relegata nei volumi fantastici ma viene insegnata a scuola un po' come da noi la storia di Romolo e Remo.
Presso il museo di Antropologia di Città del Messico sono esposti molti antichi disegni che descrivono la migrazione.
Sono oggi evidenti analogie tra la civiltà dell'antico Egitto e quelle dell'America Centrale: costruzioni piramidali, imbalsamazione, anno diviso in 365 giorni, leggende, affinità linguistiche.
Atlantide potrebbe essere stata una sorta di ponte naturale tra le due civiltà, esteso, probabilmente, tra le Azzorre e le Bahamas.

La prima opera veramente popolare sull'argomento fu: Atlantis, the Antediluvian World ("Atlantide, il mondo antidiluviano") dell'americano Ignatius Donnelly (1882).

Secondo Donnelly, Atlantide era il biblico Paradiso Terrestre, e colà si erano sviluppate le prime civiltà.
I suoi abitanti erano sparpagliati in America, Europa e Asia; i suoi re e le sue regine erano divenuti gli Dèi delle antiche religioni.
Poi, circa tredicimila anni fa, l'intero continente era stato sommerso da un cataclisma di origine vulcanica.

Verso la fine del secolo scorso, lo studioso inglese Philip L. Slater ipotizzò l'esistenza di un sub-continente sommerso (da lui battezzato "Lemuria") che avrebbe potuto unire l'Africa all'Asia in un'epoca remotissima.

Nel 1888 Helena Blavatsky, fondatrice di un gruppo esoterico chiamato "Società Teosofica", confermò entusiasticamente la teoria, che lei già conosceva per averla letta (insieme alla "vera" storia della fine di Atlantide) nelle misteriose "Stanze di Dzyan", un antico libro scritto in una lingua sconosciuta che racchiudeva la storia dimenticata dell'uomo.

Secondo la Blavatsky, ad Atlantide e a Lemuria abitava la terza di sei razze che avrebbero popolato la terra in tempi remoti; i suoi rappresentanti erano poco meno che Dèi, dotati di straordinarie conoscenze esoteriche poi tramandatesi solo entro una ristrettissima cerchia di iniziati.

La Teosofia popolarizzò così una nuova concezione di Atlantide: il continente divenne d'improvviso l'inizio del sapere e della civiltà (Gerardo D'Amato, 1924); addirittura la fonte primigenia della civilizzazione.
Alcuni "Grandi iniziati" sopravvissuti alla sua distruzione - tra cui il Mago Merlino dei miti di Re Artù - avrebbero trasmesso ai loro discendenti segrete conoscenze esoteriche; come gli alieni per i fautori dell'ipotesi extraterrestre, essi sarebbero i responsabili di molte delle costruzioni, oggetti e fenomeni inesplicabili".
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Arianna



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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Mar Giu 10, 2008 12:51 am

Nel 1935, il medium americano Edgar Cayce, affermò in stato di trance, che Atlantide era stata distrutta a causa del cattivo uso di oscure forze da parte di malvagi sacerdoti, e predisse che alcune parti del continente perduto sarebbero riemerse entro pochi anni a Bimini, al largo della costa della Florida.

In effetti, proprio in questa località e proprio alla data prevista, nel 1969, l'archeologo subacqueo Manson Valentine rinvenne alcune costruzioni sommerse (le tracce di una larga strada e un tempio) la cui origine è tutt'ora in discussione.

Secondo l'ipotesi extraterrestre, Atlantide e Mu sarebbero invece state basi di alieni, distruttesi a causa di un cattivo uso dell'energia nucleare.


Quando potrebbe essere avvenuta la distruzione di Atlantide e cosa potrebbe averla determinata?

Sul quando, gli Atlantisti sono abbastanza concordi: intorno a 11.000 anni fa, più o meno nel periodo descritto da Platone.
Otto Muck, autore de "I Segreti di Atlantide", ha ricostruito con complessi calcoli basati sul calendario Maya addirittura il giorno esatto della catastrofe: il 5 giugno dell 8498 a.C..
Per quanto riguarda le cause, le ipotesi sono molteplici: dall'eruzione vulcanica, a una guerra nucleare, alla caduta di un asteroide o di una seconda luna che, in tempi remoti, avrebbe orbitato intorno al nostro pianeta.

Cosa potrebbe provocare un avvenimento del genere: la scomparsa di un continente modificherebbe innanzitutto le correnti oceaniche, mutando in modo radicale le situazioni climatiche , creando così nuove glaciazioni e nuove zone desertiche.
L'onda d'urto e la susseguente marea distruggerebbero gran parte delle città portuali e molte città dell'interno; l'immensa compressione causata da un eventuale impatto con un gigantesco asteroide, provocherebbe una radioattività pari a quella di alcune bombe H. La polvere sollevata oscurerebbe il sole per anni.
Qualora Atlantide fosse stata, come si racconta, la dominatrice di altre civiltà, la sua scomparsa avrebbe suscitato lotte e sconvolgimenti. Insomma, se Atlantide fosse stata distrutta in un giorno e una notte, come Platone asserisce, la Terra avrebbe conosciuto necessariamente un'era di barbarie, e una nuova civilizzazione non avrebbe potuto evolversi prima di cinque o seimila anni.

Un tempo più che sufficiente per cancellare e trasformare in leggenda ogni traccia di un remoto passato.
Naturalmente Platone conferma i cataclismi "un tempo vi furono grandi mortalità, causate da inondazioni e da altre generali calamità, dalle quale ben pochi uomini riuscirono a salvarsi".
I Toltechi del Messico e gli Incas del Perù affermavano di essere discendenti di Atlan o Aztlan una terra lontana "dove si elevava un'alta montagna ed un giardino abitato dagli dei".
Anche i Dakotas dell'America del nord raccontano che essi provengono da un'isola situata contro il sol levante, che fu poi sommersa e dalla quale scapparono all'epoca del cataclisma.
Una descrizione dell'immagine del cataclisma è contenuta nell'atzeco Codex Chimalpopoca: "In tal momento il cielo si congiunse con l'acqua, in un sol giorno tutto fu perduto, e il giorno consumo tutta l'umanità…..anche la montagna sparì sott'acqua".

Nel famoso libro sacro Maya (conservato nel British Museum) si legge: "Nell'anno 6 del Kan, il II muluc, nel mese di zac, si fecero dei terribili terremoti e continuarono senza interruzione sino al 13 chuen. La contrada delle colline di Argilla, il paese di Ma, fu sacrificato. Dopo essere stato scosso due volte, scomparve ad un tratto durante la notte. Il suolo era continuamente sollevato da forze vulcaniche, che lo facevano alzare ed abbassare in mille località. Infine cadette Ciò avvenne 8060 anni prima della composizione di questo libro".

E' importante notare come la data dell'abissamento di Atlantide, coincida esattamente con quella dei preti egiziani che la stabiliscono nell'anno 9564 a.C.

Infatti, aggiungendo a quest'epoca gli anni dell'era volgare, si arriva a 11490 anni circa, e aggiungendo agli anni 8060 del Maya i 3400 di antichità del Libro, si ottiene in totale 11460 anni.
Ad Haiti e nelle Antille vi è una tradizione che dice:

"Il mare si rovesciò attraverso i rotti argini, e tutta la pianura che si stendeva lontano, senza né fine né termine da alcun lato, fu coperta dalle acque soltanto le montagne, a causa della loro altezza, non furono coperte da questa inondazione, e le isole " Secondo le tradizioni gallesi, riguardanti l'Atlantide, tre razze avevano occupato il paese dei Galli e l'Armonica: la popolazione indigena, gli invasori atlanti e i Galli ariani.
Inoltre secondo tali tradizioni, ci furono tre grandi catastrofi che avevano sommerso a tre varie riprese un immenso continente, del quale il paese dei galli costituiva una estremità.
Inoltre i vecchi Galli raccontavano, mostrando l'Oceano Atlantico, che una volta le foreste si stendevano molto lungi nel mare e coprivano una immensa distesa.

Più preciso è un testo scritto dal filosofo greco Proclo (Costantinopoli 410 - Atene 485) nel quale afferma che: Gli storici che parlano delle isole del Mare Esteriore dicono che ai loro tempi vi erano sette isole consacrate a Proserpina, e tre altre ne esistevano, di una superficie immensa, delle quali la prima era consacrata a Plutone, la seconda ad Ammone, e la terza, della grandezza di mille stadi, a Poseidone.

Gli abitanti di quest'ultima isola hanno conservato dai loro antenati il ricordo di Atlantide, cioè una isola immensamente grande, che esercitò lungamente il dominio su tutte le isole dell'oceano atlantico.

E ancora il Critia " L'Atlantide era dunque toccata a Poseidone. Egli mise in una parte di quest'isola dei piccoli che aveva avuto da una mortale. . Ed era una pianura situata vicino al, mare e, verso il mezzo dell'isola, la più fertile di tutte le pianure…. I figli di Poseidone ed i loro discendenti regnarono nel paese per una lunga serie di generazioni, ed il loro impero si estendeva sopra un gran numero di altre isole, anche al di là dello stretto, come già si disse fino all'Egitto e alla Tirrenia..."
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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Mar Giu 10, 2008 1:26 am

Grazie per il tuo grande contributo,Anna.

Gli scienziati di Atlantide ancora si impegnavano in discussioni accademiche, quando i torrenti oceanici invasero i loro laboratori di ricerca, e la sommersione avvenne, al di là della credenza nella impraticabilità del fenomeno profetizzato.

1 - La modifica dell'asse terrestre, con il cambiamento panorama astronomico.

2 - La presenza di un corpo estraneo prossimo al Sistema Solare.
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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Mar Giu 10, 2008 1:33 am

La civiltà di Mu, oltre che dominare l’Asia, estese il suo dominio anche nell’America. Infatti non si contano le raffigurazioni, le leggende e le tradizioni degli antichi popoli mesoamericani che parlano di uomini bianchi dalle lunghe barbe e dalle ampie vesti, dotati inoltre di una avanzata tecnologia, i quali vennero in America dalla zona dell’Asia/Oceania (dove un tempo si trovava Mu) per insegnare ai nativi le arti e le scienze.
Anche steli Maya riportano una migrazione da una terra nel Pacifico al Sud America e quasi sicuramente ci si riferisce alla terra di Mu che era situata ad ovest del Sud America.
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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Mar Giu 10, 2008 1:35 am

Nel 1997 sono stati scoperti nelle acque dell’isola Yonaguni i resti di una antica civiltà scomparsa, quasi sicuramente l’antica civiltà di Mu. Sono i resti di una civiltà vissuta tra il 15 mila e il 10 mila a.C. e sono posti a 25 metri sotto il livello del mare al largo del Mar della Cina, nello stretto che collega il Giappone a Formosa. Si tratta di costruzioni di enormi dimensioni: quella principale è grande quanto la piramide di Cheope ed è simile alle grandiose piramidi a gradoni del medio oriente (Ziggurat). Nel complesso, le rovine si legano a quelle precolombiane e a quelle egiziane.
Ad Aguni (a nord di Yonaguni) c’è un muro gigantesco, mentre a Kerama c’è un edificio circolare, il tutto collegato da una strada.
I megaliti e le costruzioni di blocchi monolitici e giganteschi con la tecnica ad incastro sono diffuse in Sud-America, in Egitto, in Libano, in Israele, in Giappone, nel Centro-America, in Inghilterra, in Francia, ecc., come se fossero stati ereditati da una civiltà antidiluviana.
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Arianna



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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Mar Giu 10, 2008 1:45 am


Quando respiri l'aria del cielo nulla sulla terra ritornerà mai più come prima,né la terra su cui cammini, né l'acqua su cui ti rifletti (Ale)

Si sostiene che gli abitanti di Atlantide erano dei giganti e che l’atmosfera in cui vivevano era un’atmosfera acquosa, non a caso in lingua maya la sillaba ATL vuol dire acqua, forza dell’acqua. Da qui deriva il termine greco atlas, che significa instancabile, da cui la parola atleta. Atlas era il re della Mauritania e si credeva fosse il figlio di Giove. è rappresentato come una divinità che sostiene il globo e questa immagine esiste nell’America precolombiana. In quasi tutte le culture vi è la credenza che il mondo sia iniziato con un diluvio, che è quello che noi conosciamo come diluvio universale. Troviamo tracce del diluvio non solo nella Genesi ma anche nel Codice Boturini, nel Popol Vuh (raccolta di miti e leggende maya), ne Le stanze di Dzyan (libro trovato in Tibet; descrive tutte le ere dell’uomo nelle diverse umanità), nel Codice Dresda.



Come si è già detto gli Aztechi sostenevano di essere originari di Aztlan, una terra sconosciuta.
Di etimologia azteca, in lingua nahuatl Aztlan significa proprio "gente di Aztlán".

Secondo alcuni studiosi il termine Aztlán deriverebbe dalle parole nahuatl aztatl, che significa airone (o uccello dalle piume bianche) e tlan(tli), che significa "posto del": Aztlán vorrebbe quindi dire "posto degli aironi".

Secondo un'altra teoria, deriverebbe dal nome del dio Atlas e significherebbe "vicino all'acqua". In Messico esiste inoltre un’area chiamata Chichen Itza che significa salvati dalle acque.

Oggi esistono molte teorie sull’ubicazione di Atlantide: Mediterraneo, America, Canarie, Mare del Nord.
Come mai?
Perché Atlantide era tutto, solo nell’ultimo periodo era rimasto, di essa, un’isola, perciò leggiamo che Atlantide era un’isola.
Invero Atlantide era tutto un intero continente ma nell’ultimo periodo della sua esistenza era solo un’isola poiché aveva già subito molte devastazioni.

Negli anni ’80 del XIX secolo Augustus Le Plongeon, studioso francese, sostenne di essere in grado di decifrare i testi degli antichi maya in cui vi erano riferimenti al continente Mu (Mu o Lemuria è il continente che sarebbe esistito prima di Atlantide), inghiottito da violente eruzioni vulcaniche.
Pochi credettero a Le Plongeon anche se molti studiosi credono che Mu sia effettivamente esistita.
Uno di essi è William Niven secondo il quale i sacerdoti di Mu avevano inviato emissari nella Mesoamerica per insegnare e tramandare una conoscenza segreta e preparare un luogo di rifugio in caso di catastrofe.
Questo luogo è con molta probabilità quello che in molte popolazioni è noto come luogo sotterraneo: Agharti, identificato altresì come Shangri-la.
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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Mar Giu 10, 2008 1:55 am

Il testo Gli eredi di Atlantide scritto da Colin Wilson e Rand Flem Ath è molto illuminante dal punto di vista dei luoghi misteriosi collegati e collegabili ad Atlantide.
Gli autori di questo testo sostengono che siti sacri misteriosi come le piramidi egiziane, cinesi e sudamericane non sono stati costruiti dagli indigeni per motivi locali ma sono tutti collegati ad una civiltà antidiluviana, cioè Atlantide.
I luoghi misteriosi più noti sono l’Egitto, l’America e l’Isola di Pasqua. Esistono anche molte popolazioni antiche che avevano conoscenze straordinariamente precise per il tempo in cui sono vissute: i Maya, gli Incas, gli Egiziani, i Templari e gli Indù.

Ebbene, questi luoghi e queste popolazioni sono ricollegate al mito di Atlantide e alla sua popolazione molto evoluta.

Colin Wilson e Rand Flem Ath sono fautori della teoria di Charles Hapgood (1904-1982) secondo il quale Atlantide era collegata nell’attuale Antartide.


L’Antartide oggi è coperta dai ghiacci ma se accettiamo l’idea che la crosta terrestre è mobile dobbiamo pensare che prima della catastrofe con cui è nata la nostra civiltà, l’attuale Antartide si trovava più a nord e non era un ambiente freddo né ghiacciato.

Oggi è accettata la teoria che le masse polari non siano ancorate ad uno strato di materiale solido ma ad una mistura lubrificante come un dentifricio.

Hapgood fu un grande ricercatore e dedicò tutto se stesso allo studio di Atlantide e della conformazione terrestre.
Ebbe persino l’appoggio di Einstein ma ebbe comunque poco credito a suo tempo, anche da parte dei geologi. Einstein appoggiò Hapgood nella sua teoria sullo slittamento della crosta terrestre e lo incoraggiò nella stesura di Earth’s shifting crust. In quest’opera Hapgood sostiene che la crosta terrestre può scivolare sotto il peso delle calotte polari portando alla deriva interi continenti.
Nel 1952 Hapgood dimostrò con l’aiuto di Einstein che il globo un tempo era coperto dai ghiacci e questa teoria è oggi universalmente accettata: nell’era precambriana o archeozoica (800.000.000 di anni fa) tutto il globo era coperto dai ghiacci e l’era glaciale durò per altri 300.000.000 di anni.

Per chiarezza espositiva precisiamo che il globo ha conosciuto una serie di ere glaciali e la causa è tuttora ignota ma vi sono valide ipotesi. Colin Wilson e Rand Flem Ath hanno congetturato che se le ere glaciali si sono succedute ad intervalli regolari ciò può essere derivato dal fatto che il sistema solare possa attraversare una nuvola di polvere cosmica.
Altri studiosi avevano pensato a qualcosa di simile, cioè che le ere glaciali fossero causate da polveri vulcaniche presenti nell’atmosfera terrestre.

James Croll invece ha dato una spiegazione più accettata al fenomeno: egli sostiene che le ere glaciali dipendono dall’inclinazione dell’asse terrestre (il succedersi delle stagioni dipende dall’inclinazione dell’asse terrestre).
Come dicevi anche tu TESEO.
L’inclinazione dell’asse è oggi di 23,4° ma c’è stato un lievissimo spostamento recente a causa dello tsunami del 2004.

Il testo più rivoluzionario di Hapgood fu Maps of the ancient sea kings in cui l’autore tende a dimostrare che la civiltà è molto più antica di ciò che si crede. Non a caso oggi anche nei libri di storia si tende ad anticipare sempre di più l’inizio della civiltà poiché sempre più prove palesano che la civiltà è antichissima. Ad esempio negli anni ’60 del XX secolo si riteneva che Gerico (la prima città murata) risalisse al 6.500 a.C. invece oggi la si fa risalire ad almeno duemila anni prima.

Il fattore più rilevante è caratterizzato dai resti archeologici: se accettiamo l’idea che la crosta terrestre si muove si spiega perché in Siberia siano stati ritrovati resti di mammut con fiori tra le narici. Per essere presenti in Siberia fiori e mammut la Siberia non poteva essere ghiacciata. Einstein era convinto, dai dati geologici di Hapgood, che la crosta terrestre potesse fratturarsi e slittare ma dubitava che la calotta polare avesse fatto parte del fenomeno, come di contro sosteneva Hapgood. Dubitava altresì che la massa di ghiaccio potesse cagionare lo slittamento della crosta.

E' tuttora complesso capire come era formata la Terra prima del diluvio, forse nessuno potrà mai dirlo con certezza ma più passa il tempo più si comincia ad accettare l’idea che noi non siamo stati i primi ad abitarla.
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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Mar Giu 10, 2008 1:59 am

La conoscenza egiziana derivava sicuramente dalla conoscenza atlantidea. La grande piramide di Cheope (Khufu) fu costruita verso il 2.500 a.C. Il grammatico greco Agatarchide di Cnido scoprì tramite antiche tradizioni che analizzando attentamente i lati della piramide si evince che gli Egizi sapevano perfettamente che la Terra è sferica. Anche Rand Flem Ath sostiene che la grande piramide di Cheope sia frutto di una profonda conoscenza matematica e geografica perché i quattro lati della piramide sono esattamente allineati con i quattro punti cardinali. Come si spiega che nel 2.500 a.C., un’epoca considerata quasi primitiva, un popolo avesse già compreso una cosa del genere? Probabilmente fu grazie alle eclissi o perché essi avevano notato che le navi si allontanano all’orizzonte … ma sono solo ipotesi.

l sito della grande piramide di Cheope è a 30° nord dall’equatore e dal polo, cioè a un terzo della distanza tra l’equatore e il polo. Ciò vuol dire che gli Egizi non solo sapevano che la terra fosse sferica ma conoscevano anche la lunghezza dell’equatore e la sua distanza dai poli. La grande piramide rappresenta la metà della Terra, dall’equatore al polo nord. Nel 2.500 a.C. questo popolo possedeva una cognizione mondiale della geografia.

Robert Bauval, ingegnere belga ed autore di The Orion mystery, rimase colpito dalla singolare posizione delle tre piramidi: non si spiegava per quale ragione la piramide di Micherino fosse più piccola e perché non fosse allineata alle altre due. In fondo anche Micherino era un importante faraone …! Una notte Bauval vide le tre stelle della cintura di Orione e realizzò che le tre piramidi riflettono in terra la disposizione delle tre stelle della cintura di Orione. Bauval era a conoscenza del fatto che gli Egizi consideravano la loro terra un riflesso del cielo. Queste piramidi però non erano proprio un riflesso esatto poiché le costellazioni si spostano a causa della precessione degli equinozi. Per Bauval l’ultima volta che le piramidi di Giza rispecchiarono la cintura di Orione fu nel 10.500 a.C., una data che per quel popolo doveva essere molto importante perché rappresentava l’inizio della loro storia. Bauval sostiene che anche la Sfinge è orientata secondo la costellazione di Orione del 10.500 a.C. Orione è una importante costellazione dal punto di vista religioso e spirituale perché si sostiene che sia la patria degli dei.


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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Mar Giu 10, 2008 2:01 am

In Messico, a Teotihuacàn esiste un viale chiamato La via dei morti. Essa si trova a trenta km N-E da Città del Messico e non procede esattamente da nord a sud ma è inclinata a 15,5° rispetto a nord, forse per allinearla con il tramonto delle Pleiadi, costellazione - detta anche “delle sette sorelle” - importante nella mitologia mesoamericana.

David Kelley era uno studioso che si occupò a fondo della popolazione maya e notò che vi erano profonde analogie tra il calendario azteco, maya e indù. Queste analogie presupponevano contatti transpacifici tra queste popolazioni. Kelley sosteneva che il calendario maya avesse avuto origine a Taxila, città commerciale indù. I Taxiliani erano molto avanzati scientificamente e sapevano che la terra era una sfera. I Maya non solo conoscevano la precessione degli equinozi (e non avevano telescopi) ma anche Urano e Nettuno, migliaia di anni prima che gli scienziati occidentali li scoprissero. John Lash ritiene di aver trovato un’antichissima prova di precessione degli equinozi in uno zodiaco inciso sul soffitto del tempio di Hator a Dendera: ciò significa che anche gli Egizi conoscevano la precessione degli equinozi anche se attualmente la si fa risalire verso il 134 a.C. attribuendo questa scoperta all’astronomo greco Ipparco.

Anche i Sumeri erano grandi astronomi. Essi sapevano quanto tempo impiega ciascun pianeta a percorrere la sua orbita, dividevano il giorno in ventiquattro ore, ciascuna di sessanta minuti ed ogni minuto in sessanta secondi.

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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Mar Giu 10, 2008 2:06 am

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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Mar Giu 10, 2008 2:10 am

Il Messico è una zona colma di misteri, infatti la civiltà maya ha molte analogie con quella egizia.
Anche i Maya erano molto evoluti … anche troppo per il periodo in cui vivevano.
Essi avevano straordinarie conoscenze astronomiche.
Anche loro, come gli egizi, costruivano piramidi ed erano un popolo molto misterioso. Tante sono le analogie che si suppone che queste due aree (Africa e Americhe) fossero unite (e dal punto di vista geologico questa ipotesi è quasi completamente avallata) o che derivino da una popolazione comune che abbia dato loro determinate conoscenze.

In Messico, ad esempio, sono state ritrovate sia teste olmeche che figure litee di guerrieri con tratti somatici africani. Alcuni sostengono che le teste olmeche non siano africane ma cinesi.
Oltre alle teste olmeche, nell’area del Messico è stato ritrovato un bassorilievo che raffigura una coppia di elefanti: si tratta della stele B del tempio maya di Copàn (Honduras) del VII secolo d.C. Come facevano i maya a ritrarre degli elefanti se essi erano scomparsi da più di tredicimila anni?
A questo punto dobbiamo ricordare che Platone nel Crizia accenna alla presenza di elefanti nel continente Atlantide.

Tra i vari ritrovamenti misteriosi non possiamo non menzionare le sfere di granito, ritrovate nella giungla della Costa Rica occidentale.
Si tratta di sfere di varie dimensioni, precise, lisce. La più grande pesa venti tonnellate ed ha un diametro di due metri e mezzo.
Non si sa di preciso quale obiettivo avessero queste sfere. L’archeologo statunitense Samuel K. Lothrop notò che esse erano disposte in gruppi di tre come a formare dei triangoli irregolari.
Alcune sfere sono state trovate anche su montagne ed è inspiegabile come siano state portate lì.
Sfere identiche ma più piccole sono state rinvenute nell’Isola di Pasqua.

A volte le sfere erano collocate in modo da formare delle linee e il professore Ivar Zapp collegò queste linee alle ley lines.
Le ley lines, dette anche linee legge o sentieri del drago sono come le vene delle terra, sono cioè dei canali in cui scorre un’energia molto forte.
In queste aree della terra sono collocati siti sacri come Stonehenge, Avebury, Glastonbury e vi si verificano fenomeni come i cerchi nel grano.
Poiché gli abitanti della Costa Rica erano dei navigatori si è congetturato che queste sfere servissero come strumento per la navigazione o che raffigurassero le stelle.

Sia i Maya che gli Egizi avevano un calendario precisissimo, il più preciso era quello dei Maya, che si ferma al 2012. Questo calendario era così preciso perché derivava dalla popolazione atlantidea.


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Arianna



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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Mar Giu 10, 2008 2:20 am

ANTICHE MAPPE, TEMPLARI ED ESPLORATORI

Rand Flem Ath effettuò studi su mappe molto antiche dalle quali si evince che gli Atlantidei avrebbero tracciato una cartografia mondiale ed avrebbero avuto altresì sofisticati metodi di rilevamento.

A proposito di mappe dobbiamo ricordare la mappa più famosa legata ad Atlantide: la mappa di Piri Reis, disegnata nel 1513 e trovata in un archivio del Palazzo imperiale di Costantinopoli. La carta mostra il profilo orientale delle Americhe, quello occidentale di una parte di Europa e Africa e inoltre la costa nord del continente antartico.

Hapgood restò impressionato dall’accuratezza di questa mappa perché Ferdinando Magellano partì nel 1519 (cioè sei anni dopo la stesura della mappa) per il suo viaggio verso le Indie passando per l’America e scoprendo la parte più meridionale del continente americano.
La cosa più sorprendente della mappa è la raffigurazione dell’Antartide, scoperta nel 1818. L’Antartide raffigurata nella mappa però non è come la conosciamo noi oggi ma come era prima di essere ricoperta dai ghiacci.

Piri Reis, ammiraglio turco ed ex pirata, amico di Cristoforo Colombo, asserì di aver compilato quella mappa grazie ad antichi documenti del IV secolo a.C. che si trovavano nella biblioteca di Costantinopoli.
Con larga probabilità questi documenti a cui faceva riferimento Piri Reis erano a loro volta delle copie di mappe risalenti ad epoche atlantidee.
Secondo alcuni, Cristoforo colombo viaggiò con questa mappa ma non è certo.
La mappa di Piri Reis si trova oggi in Turchia.

Colombo viaggiò con le idee ben chiare e viaggiò con l’impulso templare, infatti sulle sue caravelle c’era il simbolo della croce dei templari.

L’ostilità verso i templari nacque verso il 1300 perché loro custodivano un segreto, un tesoro.
Questo tesoro era costituito da antiche pergamene (mappe) nascoste sotto il tempio di Salomone.
I templari utilizzarono queste mappe per posizionare le loro basi più importanti in siti che riflettevano la geografia del Polo dello Yukan.
I templari avevano molte conoscenze, sapevano anche che la nostra religione cattolica è frutto di uno “storpiamento”.

I rituali della massoneria traboccano di allusioni al fatto che le proprie origini sono nell’antico Egitto, non a caso la grande piramide è stata sempre il simbolo principale della massoneria.
Nell’Antico testamento vi sono molte analogie tra ebrei ed egiziani.

Gli studiosi Lomas e Knight hanno avanzato l’assunto secondo il quale un evento storico abbia coinvolto ebrei ed egiziani molto tempo prima che Salomone costruisse il tempio.

Tra i vari ritrovamenti nell’area mediorientale abbiamo anche i famosi rotoli del Mar Morto, che sono scritture sacre non riconosciute dalla Bibbia ufficiale.
Sono stati ritrovati a Qumram (Damasco) e si ritiene siano stati scritti dalla setta degli esseni.


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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Mar Giu 10, 2008 2:27 am

Gli Esseni secondo Giuseppe Flavio
Guerra giudaica Libro II cap. 8 ver. 2 e seg.

Questi Esseni rigettano i piaceri come un male, ma esaltano la continenza, ed il dominio delle nostre passioni, come virtù. Trascurano matrimonio, ma scelgono i figli d'altri, quando appaiono docili, per istruirli, e farli divenire loro figli, e li formano secondo i loro costumi. Non negano assolutamente la necessità del matrimonio, e la continiuà del genere umano che attraverso di esso viene assicurato; ma si tengono lontani dal comportamento lascivo di donne, ed sono convinti che nessuna di esse resta fedele ad un solo uomo.

3. Questi uomini disprezzano la ricchezza, a così incrementano la nostra ammirazione verso di essi. Nessuno di loro possiede più degli altri perchè secondo la loro legge coloro che si uniscono ad essi devono lasciare ciò che hanno e quello che hanno metterlo in comune con gli altri, in questo modo tra di essi non c'è povertà o eccessi di ricchezze ma i possedimenti di ciascuno sono uniti con quelli degli altri divenendo così patrimonio di tutti i loro fratelli. Essi ritengono che l'unzione con olio sia da evitare e se qualcuno viene unto senza la loro approvazione esso viene lavato via dal corpo poichè essi ritengono che la pulizia sia fondamentale come manifestano anche nelle loro bianche vesti. Nominano appositi amministratori per prendersi cura degli affari comuni poichè nessuno di loro cura affari in forma separata e personale ma tutto é fatto per il bene di tutti.

4. Non provengono da una specifica città, ma si trovano in diverse città; e se qualcuno della loro setta viene da altri posti, essi lo trattano come se venisse dalla loro città. Per questo motivo non portano nulla con loro quando viaggiano in regioni remote, sebbene portino con se un'arma per difendersi dai malviventi. In linea con quanto detto c'è, in ogni città dove vivono, una apposita persona che si prende cura degli stranieri, e provvedere ai loro indumenti ed alle loro necessità. Nelle usanze e nella cura del corpo sono come bambini che hanno timore del loro maestro. Non è concesso loro di cambiar vesti o scarpe finche non sono logore o consunte dal tempo. Nessuno di essi compra o vende qualcosa agli altri; ma ciascuno di essi da quello che possiede e riceve ciò di cui ha bisogno; E benchè nessuno abbia una ricompensa per ciò fa gli é concesso prendere ciò che vogliono
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Arianna



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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Mar Giu 10, 2008 2:36 am



L’ISOLA DI PASQUA

L’isola di Pasqua è così chiamata perché fu scoperta nell’Oceano Pacifico orientale il giorno di Pasqua del 1722 dall'olandese Roggeveen. è detta anche l’isola dagli occhi nel cielo per via delle misteriose statue gigantesche che hanno, appunto, gli occhi puntati verso il cielo. In nessun altro luogo così piccolo esistono statue così grandi.

Si tratta di statue alte dai quattro ai sei metri, alcune sono alte addirittura venti metri e sono attaccate al suolo. Sapere chi ha costruito queste statue è impossibile. è un mistero.
Gli abitanti che vivevano in quest’isola non possedevano utensili di metallo ma sapevano scrivere (è stata ritrovata una tavoletta scritta ma nessuno la sa decifrare) e praticavano il culto dei morti nelle caverne.

Oggi molti misteri vengono spiegati attribuendone causa agli alieni.

Per Graham Hancock e Rand & Rose Flem Ath, di contro, molti misteri antichi non dipendono dagli alieni ma sono i resti di antiche popolazioni evolute.



Il colore bianco della pelle e la barba degli abitanti originari è ancora più sconcertante, perché implica origini etniche geograficamente piuttosto distanti.
Come hanno fatto a raggiungere via mare un luogo così lontano e ad acquisire l'abilità necessaria per fabbricare queste statue di pietra dura e di tale grandezza?

Alcuni studiosi, fra cui Thor Heyerdahl, ritengono che gli isolani siano il risultato di una mescolanza di civiltà nordiche, peruviane e polinesiane che, in qualche modo, avvalendosi di zattere, sopravvissero al lungo viaggio e approdarono sull'isola.
A questo punto, non riuscendo più a riparare le imbarcazioni a causa della mancanza di alberi sul luogo, vi si stabilirono.

In una prima fase le conoscenze di cui erano portatori dai luoghi d'origine, consentirono la costruzione dei MOAI, poi, debilitati dall'isolamento e dalla carenza di risorse sull'isola, regredirono, dimenticando anche il senso originario di quelle opere.

Secondo un'altra teoria, l'isola fu disboscata successivamente proprio per la costruzione dei MOAI e per il sostentamento della popolazione, con una sorta di eco-disastro che portò alla desertificazione e alla decadenza culturale degli abitanti.

Secondo una terza ipotesi, l'isola di Pasqua è un residuo emerso di Atlantide o di Mu o ancora di Lemuria (analoghi continenti che secondo le leggende antiche, si sono inabissati in tempi remoti) e i MOAI sono la rappresentazione dei suoi originari abitanti o della classe al potere.

Secondo una variante di questa teoria, i MOAI rappresentano esseri di un altro mondo (extraterrestri) che portarono la civiltà al continente perduto prima del diluvio universale.
Una civiltà ed un progresso tecnologico dei quali i pochi superstiti in tutto il mondo, fra cui gli isolani di Pasqua, hanno perduto quasi completamente la memoria, conservandone testimonianze sporadiche in manufatti ed edifici antichi di gran lunga più evoluti del livello di conoscenze attualmente in loro possesso. è indubbio che i MOAI ricordino molto l'arte Inca, sia nella struttura che nella lavorazione; è indubbio che gli isolani abbiano la pelle bianca e caratteristiche somatiche sia degli europei che dei polinesiani, sebbene siano sperduti nell'oceano Pacifico. è certo che per la costruzione e la posa in opera di queste grandi statue sia stata necessaria una forte motivazione religiosa ed una struttura sociale organizzata in grado di porre al lavoro molte persone. è altrettanto certo che occorreva possedere una buona perizia tecnica per tagliare la pietra nella cava, scolpirla secondo un preciso progetto, trasportarla nel luogo di posa, quindi issarla e orientarla nella posizione voluta.

Qualcosa deve necessariamente essere accaduto nel passato della storia dell'isola ed in seguito a tale evento, gli isolani debbono aver perduto la loro memoria storico - culturale.

Questa originaria cultura dell'isola di Pasqua prevedeva anche la conoscenza della scrittura, anch'essa perduta e dimenticata, visto che gli indigeni non sono più in grado di decifrare le antiche iscrizioni rongo - rongo sulle tavolette sacre.

Forse però, i sacerdoti locali sono ancora in grado di decifrarle, ma preferiscono custodirne il segreto, visto il divieto assoluto per gli stranieri di ingresso ad alcune grotte sacre ove sono impresse delle iscrizioni.
Proprio su questa scrittura risiede il più affascinante dei misteri di Rapa Nui.
I suoi geroglifici sono praticamente identici a quelli dell'antica città di Mohenjo-daro, nella lontanissima India.
Come si può vedere nell'illustrazione in basso, la somiglianza è tale da escludere una semplice coincidenza e l'India si trova letteralmente dall'altra parte del mondo rispetto all'isola di Pasqua.

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Arianna



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MessaggioTitolo: Re: ATLANTIDE E LEMURIA   Mar Giu 10, 2008 2:39 am

Gli isolani, nei loro rituali, danno una grande rilevanza al culto dell'uomo uccello.
Un culto che si ripropone insistentemente in numerosi antichi miti delle popolazioni celtiche, nordafricane, arabiche e mediorientali.
Le rare sculture in legno raffigurano i corpi degli antenati esposti per la scarnificazione rituale, una cerimonia funebre strettamente connessa al culto dell'uccello (l'avvoltoio in particolare) ricorrente nelle antiche civiltà mediorientali e nordafricane.

Incisioni sulla roccia raffigurano l'uomo - uccello che sorregge un uovo, a ricordo di quando gli uomini facevano a gara per raccogliere il primo uovo deposto su un isolotto prospiciente le spiagge di Rapa Nui; lo stesso uomo uccello che ritroviamo in Nord-Africa, nel medio oriente e nella cultura celtica.

Semplici coincidenze cerimoniali o residui sparsi di un'antichissima cultura comune in tutto il mondo?

Ormai sempre più studiosi sono inclini ad ipotizzare che nell'evoluzione dell'uomo ci sia stato un momento di apice scientifico e tecnologico, circa 10.000 anni prima di Cristo, a cui, in seguito ad una catastrofe mondiale, è sopraggiunto un imbarbarimento repentino dei pochi superstiti che hanno dovuto ricominciare tutto da capo. I sopravvissuti, nel corso dei secoli e dei millenni, hanno lentamente trasposto nel mito i ricordi del loro passato.
Questa teoria spiegherebbe un certo patrimonio culturale e mitologico comune in tutto il mondo antico.
Per citare un esempio, il mito mondiale di un continente sprofondato nel mare da cui giunsero gli antenati, connesso con quello, anch'esso mondiale, di un diluvio universale dal quale si salvarono pochi eletti.

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